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Sull’esito delle elezioni dei palestinesi numerosi sono i commenti della stampa europea. Sulla tedesca Frankfurter Allgemeine Zeitung (11/1), Wolfgang Lerch scrive: “ Ora tocca ai diretti interessati prendere iniziative intelligenti per far rivivere i progetti già esistenti o per svilupparne di nuovi. Il capo dei ministri israeliano ha già fatto capire di voler incontrare prima possibile Abbas, che già conosce da accordi precedenti. Lo stesso vale per Abbas. Gli americani dovranno presto stanziare aiuti generosi. Arafat, cui li avevano negati, è morto; e Israele, dopo la caduta dell’acerrimo nemico Saddam Hussein, costata a Washington perdite consistenti e guai considerevoli, deve ringraziarli“. Gemma Pörzgen della Frankfurter Rundschau annota: “ Per gli Usa e gli europei, il Medio oriente rappresenterà una vera e propria sfida, perché i tentativi di mediazione potranno portare al successo solo con un’accorta sinergia di tutti i protagonisti. Ma… non vi sono grandi ragioni per essere ottimisti, perché anche qualora il governo Bush tornasse a considerare il Medio Oriente, la loro posizione sarebbe di parte – a favore di Israele. Finora, gli europei sono rimasti nel ruolo secondario dei finanziatori e nei prossimi mesi dovranno darsi da fare per svolgere il ruolo più significativo nella regione da loro tanto desiderato“. Jacques Schuster de Die Welt commenta: “ Abbas può basarsi su una solida vittoria elettorale. Gode di fiducia presso americani, europei e israeliani. Ha la determinazione e la sincerità che Arafat non ha mai avuto. Questo basterà per l’inizio. Se tutto andrà bene, alla fine si potrà avere una quotidianità migliore per i palestinesi, magari il colloqui con Ariel Sharon e un aiuto segreto da parte degli israeliani. Ma per sperare nella pace è ancora troppo presto“. Echi delle elezioni palestinesi anche sulla stampa spagnola. Sulla vittoria di Mahmud Abbas in Palestina si sofferma ABC (10/1) che scrive: “ La Palestina sceglie Mahmud Abbas come successore di Arafat ma guarda con la coda dell’occhio Sharon”. Per il quotidiano “il candidato di al Fatah promette fine alla sofferenza del suo popolo e ottiene l’appoggio del 66% degli elettori”. “Abbas si felicita dello spirito democratica e dedica la sua vittoria ad Arafat”, scrive Juan Cierco da Ramallah e Gerusalemme. “ Sul futuro non si sa mai“. Ma l’elezione del nuovo presidente dell’Autorità palestinese, Mahmoud Abbas è una “ sconfessione del terrorismo“. Con queste parole il direttore del quotidiano cattolico francese “ La Croix” (11/1) saluta Abbas sulla prima pagina del suo giornale. L’elezione del nuovo presidente dell’Anp – scrive il direttore Bruno Frappat – “ segna una delle rare pagine democratiche di un popolo che da troppo tempo è privo di Stato e per il quale la democrazia è una idea nuova. Tutto ciò dà all’eletto una responsabilità enorme: fare in modo che lo stato di grazia – nazionale ed internazionale –di cui beneficia oggi, gli permetta di concretizzare la sua tesi principale: e cioè cercare una via politica, piuttosto che le bombe. La durata di questo stato di grazia non dipende evidentemente solo da lui“. Si metteranno sicuramente e da subito all’opera gli “ultras” estremisti, presenti sia in Palestina che in Israele per frenare questa ondata nuova di democrazia. Per questo, a parere del direttore de La Croix – “ occorre che le grandi potenze, gli uomini saggi” facciano valere tutto il loro peso per aiutare Abbas. Per giorni ha fatto discutere sui quotidiani italiani la pubblicazione di un documento storico dell’immediato dopoguerra fino ad oggi conservato negli archivi vaticani in cui si parlava di alcuni casi di bambini ebrei che erano stati salvati dall’Olocausto dalle istituzioni ecclesiastiche cattoliche ma poi forzatamente battezzati e quindi mai restituiti alle comunità di origine. Sulla questione sono intervenuti teologi e storici. Così il quotidiano “ Avvenire” commenta in un corsivo senza firma (12/1) l’intera vicenda: “ Documenti rivelati a spizzichi e bocconi, in modo da dimostrare tutto e pure il suo contrario. Opinioni personali trasformate in dati di fatto e dati di fatto degradati al rango di opinabili pareri. … È una tecnica giornalistica al pari di altre, può piacere ma anche no… Se poi la materia è delicata – come lo è il dramma dei bambini ebrei durante la Shoah – si finisce per far nascere un’infinità di equivoci, magari anche pesanti, e anziché far progredire la conoscenza si ridestano i fantasmi dell’incomunicabilità e dell’aggressione“. ———————————————————————————————————– Sir Europa (Italiano) N.ro assoluto : 1354 N.ro relativo : 3 Data pubblicazione : 14/01/2005