costituzione europea" "

L’opera del secolo? ” “

Un testo lungo e complicato ma anche un altro passo verso l’integrazione ” “” “

“Non è un capolavoro”, eppure è “un risultato da valorizzare” mediante le ratifiche nazionali, per consentirne l’entrata in vigore. Bernhard Vogel presiede dal 2001 la Fondazione Konrad Adenauer, dopo averla guidata già nel periodo 1989-1995. Nato 72 anni fa a Gottingen, ha alle spalle studi di scienze politiche, economia, storia, sociologia e diverse lauree honoris causa . Aderente all’Unione dei cristiani democratici (Cdu), ha ricoperto importanti incarichi a livello parlamentare e nei governi regionali in Germania (Reno-Palatinato, Turingia); è stato presidente del Comitato centrale dei cattolici tedeschi. Fra le sue più recenti pubblicazioni, “L’euro. Una moneta comune per un futuro comune” (2002) e “Religione e politica” (2003). Ha accettato di commentare, con Gianni Borsa, inviato SIR per le questioni europee, il testo del Trattato costituzionale, firmato a Roma il 29 ottobre scorso. L’Unione europea ha finalmente una Costituzione. Quali sono i punti forti e quali i limiti della Carta? “Non si tratta di una Costituzione nel senso classico del termine; parliamo piuttosto di Trattato costituzionale. L’autonomia dei 25 Stati membri non viene meno. L’elemento più importante è il fatto che l’inviolabilità della dignità dell’uomo vi è espressamente menzionata. Inoltre altri passaggi del testo forniscono la prova che si basa sulla tradizione greco-romana e giudaico-cristiana su cui sono stati costruiti gli Stati europei. Ugualmente importante è il fatto che le istituzioni europee non sono dotate di competenze universali e, nel caso esse eccedano le loro competenze, gli Stati aderenti conservano il diritto di agire ricorrendo alla giustizia europea”. Il Trattato può aiutare il processo di integrazione, avviato mezzo secolo fa, che ha portato alla nascita prima della Cee e ora dell’Ue? “Sì, assolutamente. Esso rivela un’importanza straordinaria per quanto riguarda il futuro del cammino di integrazione. Ciò detto, il risultato ottenuto non può essere considerato come ‘l’opera del secolo’. Il testo è troppo complicato e molto, troppo lungo; ma, ad ogni modo, bisogna apprezzare il fatto che, al di là di tutto, si sia giunti comunque a un Trattato, il che costituisce un progresso enorme. E’ la ragione per cui siamo chiamati ad approvarlo, malgrado l’esistenza di qualche limite e restrizione”. Nel nuovo Trattato non c’è alcun riferimento alle radici cristiane dell’Europa. Un tema lungamente discusso e caro a Giovanni Paolo II… “Che il Trattato non contenga alcun riferimento a Dio mi sembra una grave mancanza. A mio parere, almeno la formula fissata nella Costituzione polacca avrebbe dovuto avere un consenso generale. Rivendicare che l’Europa professa la sua fede in Dio resterà un nostro obiettivo e non dovremo diminuire i nostri sforzi per raggiungerlo”. Konrad Adenauer è uno dei “padri” dell’Europa unita. Qual è la sua eredità per i Venticinque? “Adenauer è uno dei padri fondatori della comunità europea con Alcide De Gasperi e Robert Schuman. Si deve a loro se l’Europa di oggi valorizza l’unità nella diversità, mantenendo l’impronta della filosofia greca e del diritto romano, e se si caratterizza sia per il riferimento al Dio cristiano e giudaico, sia per l’eredità dei ‘lumi’. Aggiungiamo a ciò le esperienze vissute assieme nel corso di due millenni, comprese le esperienze di fede segnate, rafforzate, da comuni sofferenze”. Scheda La Konrad Adenauer Stiftung porta il nome del politico tedesco, nato a Colonia nel 1876 e scomparso a Rhondhorf nel 1967. Attivista del partito cattolico del Zentrum (Centro), nel 1917 è eletto borgomastro di Colonia. Dopo l’avvento del nazismo è costretto a ritirarsi dalla vita politica e, nel periodo 1933-44, conosce le prigioni del regime hitleriano. Nel ’45 torna sulla scena politica, partecipando alla fondazione della Cdu, il partito dei democratici cristiani della Germania occidentale; ne diviene ben presto leader assoluto. Nel 1949 è il primo Cancelliere della neonata Repubblica federale tedesca, carica che mantiene fino al 1963. Guida la ricostruzione economica, operando per il consolidamento interno della democrazia e per il reinserimento della Germania nel novero della comunità internazionale. Fra il ’51 e il ’55 è anche ministro degli Esteri. Europeista convinto, porta il suo Paese ad aderire alla Ceca e alla Cee. Sosterrà la necessità di un avvicinamento degli Stati europei occidentali, in chiave anti-sovietica ma anche nella convinzione di una comune radice storica e culturale.