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Per un pensare europeo” “” “

Con comprensibile entusiasmo il 1° maggio scorso è stato salutato l’ampliamento dell’Unione europea a 25 Stati. Dopo le forse eccessive speranze in una veloce integrazione cominciano ora ad emergere anche diverse difficoltà. Nell’attuale clima politico e sociale non si percepisce l’attesa di novità che possano, almeno nel prossimo futuro, segnare la vita dei nuovi cittadini europei. Le regole fissate dalle Istituzioni europee e che dovrebbero vincolare anche i cittadini dei nuovi Stati-membri, evocano alcune perplessità. Oggi si nota assai forte la non identificazione dei cittadini dei Paesi centro-europei con le decisioni del Parlamento europeo. Anche se rappresentati dai propri deputati, le decisioni sono percepite come un vincolo, posto dall’alto. E così verso le decisioni di Bruxelles si coagulano le forze localistiche (euroscettiche). Molto importanti diventano allora due ambiti all’interno dei quali vanno risolti alcuni nodi: la presa di coscienza di una matura, equilibrata identità nazionale, lontana da ogni forma di nazionalismo, basata sulla conoscenza e stima delle proprie radici culturali, storiche e religiose. Se rimarrà il vuoto attuale, si correrà il rischio di alimentare malsani estremismi e inutili tensioni. Non meno importante è il campo sociale. La globalizzazione della disuguaglianza tra i ricchi e poveri si sente molto di più proprio nei Paesi appena entrati nell’Ue. Con uno stipendio medio mensile che oscilla tra i 200 e i 400 euro, pagare tasse, multe ed entrate comuni ad altri Paesi europei crea una disuguaglianza. Una delle conseguenze di questa disuguaglianza è la fuga dal centro-est delle persone dotate di maggiore professionalità verso i Paesi della Vecchia Europa. Una fuga che a lungo potrebbe creare un ulteriore squilibrio. Meno sentito, nell’ambiente centroeuropeo, il problema dell’immigrazione e nello specifico dell’islam. Il clima sereno e il dialogo disturbano piuttosto le mafie, nuove strutture per i vecchi membri delle polizie segrete, ben esercitati nell’arricchimento disonesto. Bisogna infine sottolineare, che i cittadini centroeuropei si attendono un grande sforzo di “ampliamentio culturale” da parte degli europei dell’Ovest per i quali la conoscenza delle lingue, della letteratura, dell’arte e della storia dei Paesi centroeuropei é ancora piuttosto scarsa e non viene percepita come europea. Vale la pena ricordare, come esempio positivo e da imitare, che anche durante il più duro comunismo nei Paesi centroeuropei si imparavano le lingue di altri Paesi: in tutte le scuole con il russo, era obbligatorio anche l’inglese, il tedesco, il francese. In questo sovrapporsi di ombre e di luci emerge in ogni campo – religioso, culturale, economico ed politico – il bisogno di una maturazione del pensiero europeo. Può venire in aiuto l’accoglienza che nelle Chiese locali sta ricevendo l’Anno dell’Eucaristia con la sua proposta, rivolta non solo ai cattolici, ad ancorare la propria vita a valori forti e cercare nel silenzio e nella preghiera quella maturazione di cui ha bisogno l’Europa per crescere.