RASSEGNA DELLE IDEE" "

I tre rischi da evitare ” “

"Formare l’uomo europeo" un libro per un progetto educativo” “

In meno di cinquant’anni l’Unione europea è diventata il secondo attore globale dopo gli Stati Uniti d’America. In un tale contesto riflettere sulle sfide riguardanti l’educazione delle nuove generazioni è particolarmente rilevante al fine di formare cittadini pienamente responsabili nella società di oggi e di domani. Tale è l’obiettivo che si pone il libro “Formare l’uomo europeo” scritto da ANGELO VINCENZO ZANI ed edito da Città Nuova. Il volume presenta le problematiche educative che nel corso degli anni sono entrate gradualmente nell’agenda delle istituzioni europee, e mette a fuoco l’impegno profuso in questo campo dai pedagogisti di ispirazione cristiana e dal Magistero della Chiesa dal Concilio Vaticano II ad oggi. Già docente presso l’istituto “Paolo VI” di Brescia e l’Istituto di Scienze religiose dell’Università cattolica del Sacro Cuore, Zani è stato per diversi anni Direttore dell’Ufficio nazionale per l’educazione, la scuola e l’università della Cei e dal 2002 è sottosegretario della Congregazione per L’Educazione cattolica della Santa sede. IL RISCHIO DI UN’EDUCAZIONE SCHIACCIATA DALL’ECONOMIA. In un contesto dove “il motore del complesso fenomeno della globalizzazione è il principio dell’integrazione economica” il primo rischio che corre l’educazione oggi è quello che anche essa venga, per così, dire “schiacciata” dentro l’economia. Questa la tesi di fondo sostenuta da Zani che invita a riflettere sul fatto che anche nel campo delle scelte educative tenda a riflettersi il criterio “dell’irrilevanza economica”, in base al quale oggi “un soggetto è economicamente irrilevante quando il suo modo di agire e il suo fare non concorrono al processo di produzione della ricchezza della società di cui è parte”. Zani parla in sostanza di un “nuovo funzionalismo” come una visione che, applicata anche al discorso della formazione, fa sì che l’apprendimento non venga considerato un valore in sé e per sé, ma come funzionale alle esigenze del sistema produttivo. “La passione per la funzionalità – spiega nel testo – induce a voler misurare l’efficacia e l’efficienza dei processi formativi, per cui tutto ciò che è fuori da una tale logica sembra non avere rilevanza”. Per questo motivo l’autore afferma che “nell’orizzonte culturale odierno è facile che all’interno dei percorsi formativi e didattici con i quali vengono formate le nuove generazioni, le discipline strumentali prevalgono su quelle di significato”. Ecco perché il terzo rischio, dopo quello del funzionalismo economico evidenziato dall’autore, è quello di una “rigerarchizzazione dei saperi”. “Lo schiacciamento dell’educazione dentro l’economia e il neofunzionaismo – scrive – possono portare l’effetto di organizzare i saperi secondo una gerarchia estrinseca al valore e al significato che la trasmissione del sapere ha in sé, e quindi, a rispondere a esigenze specifiche della società”. UNA FORMAZIONE INTEGRALE COME ANTIDOTO. Contro una tale logica Zani sostiene la tesi che “la questione educativa oggi non può appiattirsi solo sui problemi di natura economica: al contrario, deve saper cogliere le sfide che da essa provengono per poter meglio caratterizzare la formazione di uomini e donne che siano in grado di assumere responsabilmente la loro condizione di cittadini nell’era planetaria”. Per questo secondo la sua visione “la formazione se chiede indubbiamente un riconoscimento sociale e deve mostrare la sua utilità, rivendica anche un valore che va al di là dell’ambito settoriale specifico, per rispondere ai problemi più generali che hanno a che fare con il rapporto individuo- società”. In altre parole “l’esperienza formativa svolge oggi un compito estremamente importante in quanto consente di maturare il senso dei valori e di attribuire significati alle realtà conosciute e vissute” “Ecco allora il ribaltamento di prospettiva fondamentale” “mentre nella logica della funzionalità interessa che i saperi ritenuti utili vengano trasmessi, dal punto di vista dell’educazione – quello sostenuto dall’autore – interessano prevalentemente i processi di interiorizzazione, rielaborazione critica, ricostruzione personale di quei saperi”. Al sistema formativo oggi spetta dunque il compito di permettere uno sguardo ampio, attraverso “un approccio transdisciplinare che sappia poi gradualmente condurre ai saperi disciplinari”. Motivo per cui, di fronte al rischio della frammentazione dei saperi, “la formazione di carattere genarle di una persona deve poter procedere ed accompagnare sempre quella specialistica”. Infatti “un effettivo orientamento esistenziale ci può essere solo in presenza di una formazione generale e solo così può essere comunicato il senso dell’umanità e il sapere per la vita”.