UNIONE EUROPEA" "
Budget comunitario: occorre adeguarlo al processo di unificazione” “
“Abbiamo raggiunto un compromesso soddisfacente. L’Unione riprende il cammino, ma è certo che le Prospettive finanziarie 2007-2013, approvate a Bruxelles, mostrano che il budget comunitario deve essere al più presto e ampiamente rivisto”: Tony Blair commenta i risultati del Consiglio europeo del 15 e 16 dicembre, che lo ha visto protagonista di una maratona fatta di mediazioni, “minacce”, passi indietro e poi in avanti. “Ognuno diceva di volere l’accordo, poi tutti tornavano ad avanzare nuove pretese”, dice il premier inglese, presidente di turno dell’Ue fino al 31 dicembre, a proposito dei “colleghi” capi di Stato e di governo, con i quali alla fine ha sottoscritto il bilancio pluriennale dell’Unione a 27. Europa più grande, minori risorse. Il tetto di spesa per i prossimi sette anni è fissato a 862 miliardi di euro, circa 13 miliardi in più della proposta avanzata da Londra alla vigilia del “conclave”. La cifra corrisponde all’1,045% del Prodotto interno lordo dei Paesi aderenti; il Regno Unito avrebbe preferito fermarsi all’1,03%. Alla mediazione si è giunto grazie a un intervento risoluto del neo cancelliere tedesco Angela Merkel. “A Strasburgo abbiamo appena votato il bilancio per il 2006, valido per 25 Paesi ha subito commentato Josep Borrell, presidente dell’Europarlamento, istituzione che condivide il potere di bilancio con il Consiglio -; ebbene, esso raggiunge l’1,09% del Pil europeo. Come è possibile approvare le Prospettive finanziarie che saranno valide per 27 nazioni, restringendo i fondi? Non si può allargare l’Ue riducendo le risorse”. I fondi prendono cinque direzioni. I finanziamenti sono ripartiti nel documento contabile in cinque direzioni: Strategia di Lisbona (ricerca, sviluppo tecnologico, reti transeuropee, istruzione…) e politiche di coesione, per ridurre le distanze fra vecchi e nuovi Stati membri; tutela e gestione delle risorse naturali, comprese agricoltura e pesca; area di giustizia, libertà e sicurezza, ossia protezione e diritti dei cittadini, lotta al terrorismo, controllo dell’immigrazione; azione esterna (fra cui progetti di preadesione, cooperazione allo sviluppo, aiuti umanitari); infine le spese amministrative. Resta in vigore lo “sconto” britannico sul bilancio, contestato da molti paesi e in particolare dalla Francia, anche se Blair ha accettato una diminuzione di 10,5 miliardi di euro sull’intero periodo. La politica agricola per ora resta la maggior beneficiata dalle casse comunitarie; verrà messa in discussione grazie alla “clausola di riesame” a partire dal 2009 assieme a tutte le altre poste contabili. Dal vertice escono soddisfatti i paesi di recente adesione, che ottengono, assieme a Grecia, Belgio, Irlanda, Spagna, Portogallo, abbondanti fondi per rilanciare le proprie economie e i sistemi sociali nazionali. Il documento passa all’esame del Parlamento. Dopo aver dunque definito le Prospettive finanziarie, diventa “possibile e necessario”, per Blair, “lavorare sulla riforma del bilancio, per guardare poi agli obiettivi che l’Europa si deve dare su globalizzazione, terrorismo, immigrazione, ambiente e ulteriori allargamenti”. Secondo il presidente della Commissione, José Manuel Durao Barroso, “l’Europa ha evitato la paralisi. Con questo bilancio, che non ci soddisfa pienamente, l’Unione può funzionare e, grazie alla clausola di riesame, potremo studiare dei miglioramenti”. Nel corso dell’incontro tra la presidenza del Consiglio, quella della Commissione e i capigruppo al Parlamento europeo svoltasi il 20 dicembre, i rappresentanti dei partiti hanno più volte contestato il risultato “al ribasso” raggiunto dai capi di Stato e di governo. Il leader dei Popolari, Hans-Gert Poettering, è stato il più esplicito, avvertendo che “non ci sono ancora Prospettive finanziarie, ma solo un testo del Consiglio”. Il 24 gennaio si incontreranno per una prima verifica comune i rappresentanti dell’Assemblea Ue con la Commissione e la presidenza di turno austriaca (che succederà a quella inglese). Dopo un ulteriore negoziato e un accordo interistituzionale, il documento contabile potrebbe giungere alla plenaria del Parlamento nel mese di marzo. La Macedonia “paese candidato”. Ma il Consiglio non si è occupato solo di temi finanziari. Nelle “Conclusioni della presidenza” si stabilisce infatti di rimandare al semestre di presidenza austriaca (1° gennaio-30 giugno 2006) sia il tema dell’Europa sociale, sia la ripresa del dibattito attorno alle ratifiche della Costituzione. Il testo stabilisce “la necessità di un approccio equilibrato, globale e coerente, che riguarda le politiche di lotta all’immigrazione clandestina, e, in cooperazione con i Paesi terzi, sfrutti i vantaggi della migrazione regolare”. Seguono diversi capitoli, dedicati alla lotta al terrorismo, allo sviluppo sostenibile, ai cambiamenti climatici, alle relazioni esterne. I leader dei 25, assieme a quelli di Bulgaria e Romania, che entreranno nell’Ue dal 2007, assegnano infine lo status di “paese candidato” all’ex Repubblica jugoslava di Macedonia, che inizia così il suo avvicinamento all’Unione.