POLONIA" "
La Chiesa a otto mesi dalla morte di Giovanni Paolo II. Dal 23 dicembre il nuovo presidente della Repubblica ” “
Dal 10 novembre scorso l’esecutivo polacco è guidato da un uomo del centro-destra: Kazimierz Marcinkiewicz, che rappresenta una coalizione sostenuta dal Pis (Giustizia e diritto), Lpr (Lega delle Famiglie Polacche), Psl (Partito dei Contadini) e Samoobrona (Autodifesa). Il 23 dicembre Lech Kaczynski, fratello gemello del leader del Pis Jaroslaw, subentra come nuovo presidente dello Stato polacco ad Aleksander Kwasniewski, esponente dell’Alleanza di sinistra (erede dei comunisti), che ha guidato il paese per 10 anni. Oltre alle novità sul piano politico, la Polonia nell’anno 2005 ha sperimentato la fine dell'”era-Wojtyla”, con la morte di Giovanni Paolo II e le ripercussioni sia sul piano internazionale, sia sotto il profilo religioso. Il Sir ha posto alcune domande al Segretario generale della Conferenza episcopale polacca, il vescovo Piotr Libera . A distanza di otto mesi dalla morte di Giovanni Paolo II, con quale spirito la Chiesa di Polonia guarda alla sua figura e come si proietta nel futuro? “La Chiesa in Polonia vive ancora nello spirito di gratitudine per la grazia grande del pontificato di Giovanni Paolo II. Lo spirito spinge i polacchi a pregare il Signore per la sua beatificazione. Allo stesso tempo ci sembra di sentire ancora di più la sua presenza spirituale: così dicono molti fedeli che ne avvertono la presenza nella loro vita quotidiana. D’altra parte la Chiesa di Polonia, con cuore e spirito di filiale apertura, ha accolto il nuovo Papa. Un segno speciale è nel fatto che, dopo il Papa polacco, viene adesso il Papa tedesco. Nella nostra prospettiva storica, questo è molto significativo, anche perché in questi mesi abbiamo celebrato i 40 anni di scambio delle lettere di reciproca accoglienza tra l’episcopato tedesco e quello polacco. Voglio aggiungere che il popolo polacco con grande gioia aspetta la prima visita apostolica di Benedetto XVI che avverrà probabilmente nel maggio 2006”. Papa Benedetto XVI ha esortato i Vescovi polacchi a impegnarsi per l’educazione dei giovani, il sostegno alla famiglia, la pastorale della cultura… “In tutti questi campi della pastorale abbiamo avuto nel passato una lunga e positiva tradizione e anche una significativa esperienza. Però la situazione in Polonia, come in altri Paesi, sta adesso cambiando e dobbiamo cercare nuove strade, nuovi metodi. I discorsi del Papa da una parte confermano la strada finora fatta; dall’altra, ci danno nuovi impulsi e ci incoraggiano per avere fantasia nella pastorale. L’odierna situazione socio-culturale della nostra nazione si va caratterizzando per una certa tendenza liberale e consumistica. C’è però anche una forte sete di Dio e delle vita spirituale: le nostre parrocchie, le comunità ecclesiali, la pastorale universitaria sono ancora abbastanza forti e aperti alla grazia dello Spirito Santo”. Anche in Polonia si inizia a percepire quella “apostasia silenziosa” di cui parla Benedetto XVI, come pericolo strisciante di abbandono della fede? “La situazione nel Paese è molto diversificata. Nelle grandi città, come Varsavia, Breslavia, Posnan, e in alcuni ambienti di questi grandi centri, si potrebbe forse parlare di sintomi simili al fenomeno di apostasia indicato dal Papa. Dico forse perché è ancora troppo presto per una interpretazione precisa di certe tendenze e cambiamenti che si stanno verificando. Bisogna dire però che, oltre ai grandi centri, abbiamo ancora milioni di connazionali che sono molto legati alla Chiesa e alla fede. Quest’ultima, la fede antica e profonda, rimane per molti un punto fisso della vita”. Come valuta la nuova situazione politica del Paese? “Con le elezioni presidenziali e parlamentari si è avuto un cambio radicale: dopo l’opzione comunista di sinistra adesso abbiamo l’opzione di destra. Dato che siamo ancora agli inizi è difficile formulare una valutazione. Si può comunque dire che c’è una grande speranza nel popolo polacco. L’auspicio è che questi cambiamenti portino un miglioramento nella vita e nell’etica politica”. Cosa si attende oggi la Polonia dall’Unione europea? “Il nostro Paese attende dall’Ue soprattutto solidarietà, cioè uno spirito di collaborazione tra partner per poter sviluppare la nostra industria e la nostra agricoltura specie nelle zone più povere del Paese. Speriamo anche di partecipare allo scambio culturale e spirituale: la Polonia, per la sua storia e tradizione, può essere un ponte tra la cultura occidentale e quella orientale”.