“Anche se l’ordinazione episcopale delle donne nella Chiesa di Inghilterra creerebbe indubbiamente un ulteriore ostacolo al futuro di piena comunione con la Chiesa romana cattolica e potrebbe indebolire maggiormente il grado di comunione esistente, i vescovi cattolici di Inghilterra e Galles rimangono fermi nell’impegno a mantenere il più possibile l’unità con la Chiesa d’Inghilterra”. È una delle premesse con cui si apre il documento scritto dal Dipartimento per il dialogo e l’unità della Conferenza episcopale inglese in risposta al rapporto “Rochester” su cui da tempo (dal 2004) la Chiesa di Inghilterra sta lavorando con la prospettiva di rimuovere gli ostacoli esistenti che anche all’interno della Comunione anglicana, impediscono alle donne di accedere all’episcopato. Il tema è stato al centro dei lavori negli ultimi due Sinodi della Chiesa inglese con la prospettiva di arrivare ad una decisione nei primi mesi del 2006. Nel gruppo di lavoro che ha stilato il rapporto “Rochester” hanno fatto parte anche due “rappresentanti ecumenici”: uno per la chiesa cattolica, il reverendo Anthony Barratt; uno per la Chiesa metodista, il reverendo Richard Clutterbuck. Nella prefazione, il Rapporto invitava i partner ecumenici ad inviare le loro riflessioni sul documento. Il Dipartimento per il dialogo e l’unità della Conferenza episcopale inglese ha accolto l’invito e presentato le sue osservazioni nel mese di ottobre. Si tratta sia nei toni che nei contenuti di una lettera aperta più che di un documento “teologico”. I vescovi inglesi infatti non si soffermano sulla dottrina cattolica. “Alcune delle nostre riflessioni spiegano – fanno semplicemente da eco alle note di cautela già contenute nel testo del rapporto”. Secondo il dipartimento cattolico, aprire la strada alla ordinazione episcopale femminile sarebbe infatti un rischio troppo grande per la Chiesa di Inghilterra”, viste le difficoltà o che non si è infatti ancora assopita “la forte opposizione per la decisione di ordinare preti le donne”.