DOPO I DUE "NO"" "
"Da nessuna parte se non saprà parlare ai giovani"” “
“Il sogno dei fondatori dell’Europa comunitaria è oggi una realtà. Ma, dopo i falliti referenda in Francia e Olanda, l’Unione dei 25 ha dinanzi a sé un cammino in salita. Dobbiamo ripensare l’Europa, affinché la crescita divenga qualitativa, oltre che quantitativa”. JOSEP BORRELL , presidente del Parlamento europeo, butta sul tavolo alcuni quesiti: “Chi sono gli europei oggi e quali sono i confini dell’Europa? Quali gli obiettivi dell’integrazione e il ruolo dell’Ue nel mondo? La diversità è compatibile con l’unità, e viceversa?”. Domande che hanno innestato nei giorni scorsi al Parlamento di Bruxelles una discussione cui hanno partecipato una ventina di personalità politiche di primo piano nell’Ue a 25 ed ex responsabili di istituzioni nazionali e comunitarie.“TUTTI SI ESPRIMANO SULLA COSTITUZIONE”. Il seminario, intitolato “Europa, quo vadis?”, era promosso dal Parlamento dell’Unione in collaborazione con la Fondazione del Premio Carlo Magno. JACQUES DELORS, presidente della Commissione fra gli anni ’80 e ’90, ha affermato che “l’Europa è una realtà e una potenza sullo scenario mondiale. Eppure deve sciogliere parecchi nodi: ha infatti necessità di un’economia integrata dopo l’avvento della moneta unica; deve mostrare una sola voce in politica estera; occorre appianare le eccessive differenze in campo sociale”. Secondo Delors, “l’Europa ha bisogno di darsi obiettivi perseguibili, alla sua portata”, “scommettendo sulla solidarietà e incoraggiando la diversità culturale. E, se occorre, si dovrà procedere con velocità differenziate”. “Prendo atto – ha aggiunto il politico francese – che il mio paese e l’Olanda hanno detto no al Trattato costituzionale. Ma non è giusto, per questo, interrompere il processo di ratifica: tutti si devono esprimere. Poi si potrà decidere come proseguire la via costituzionale”. UNA “LEGITTIMAZIONE SOCIALE” PER L’UE. “Una pausa di riflessione era necessaria per una Unione europea in panne. Ma questo periodo mi sembra assomigli più a una siesta spagnola che a un costruttivo momento di confronto”: GUY VERHOFSTADT, premier belga, ha dal canto suo insistito sulla “necessità di rilanciare il cammino dell’Europa”. In particolare Verhofstadt chiede di “sviluppare una strategia comune in campo economico e sociale”, di “rafforzare lo spazio di sicurezza e libertà” e di procedere verso “un coordinamento della politica estera”. L’ex premier norvegese Gro Harlem Brundtland ha preso la parola per spiegare: “Tutti abbiamo bisogno di un’Europa unita, una vera unione di popoli. Anche chi, come me, osserva l’integrazione dall’esterno, riconosce l’importanza di questo processo”. Secondo la politica norvegese, “la legittimazione dell’Ue deve essere sociale, oltre che istituzionale. L’Ue è quindi chiamata a rispondere alle esigenze dei cittadini nell’ambito dell’occupazione, delle pensioni, della stabilità dei prezzi, dell’ambiente, della sicurezza… Tutto ciò si può fare se l’Ue si basa su valori condivisi e se resta aperta al mondo”. Per Jürgen Linden, presidente della Fondazione che dal 1950 assegna il Premio Carlo Magno, “l’Europa non andrà da nessuna parte se non saprà parlare ai giovani, se non cercherà di coinvolgerli in questa opportunità che riguarda il loro futuro”.L’Est chiede maggiore solidarietà. “Non direi che l’Europa è in crisi. Penso piuttosto che sia in una profonda fase di trasformazione. Certo emerge la necessità di rilanciare il percorso di integrazione”: Gyula Horn, già presidente del consiglio dei ministri ungherese, chiede “maggior spirito di solidarietà verso i paesi di nuova adesione”. Le sue osservazioni hanno di mira le trattative sul bilancio. “A Est si guarda con grandi speranze verso Bruxelles, ma occorre ottenere dei risultati concreti, per battere la povertà, per accorciare le distanze tra gli Stati. In questo modo anche l’idea di Europa sarà rafforzata”. Emilio Colombo, già premier italiano ed ex presidente dell’Europarlamento, aggiunge una nota di carattere storico: “Data la mia età, potrei raccontare mezzo secolo di crisi dell’Europa, a partire dal fallimento della Comunità europea di difesa nei primi anni ’50. Ma sono anche testimone di come l’Europa abbia sempre ritrovato in sé le risorse per superare gli stop. Bisogna far crescere nuove idee, coinvolgere i cittadini, insistere per la ratifica e l’entrata in vigore della Costituzione”.Tre nemici da affrontare. Leo Tindemans, convinto federalista, negli anni ’70 alla guida del governo belga, ha indicato tre “grandi nemici” dell’unità europea: “Il nazionalismo, il populismo, il protezionismo economico”. In questa situazione, “la Commissione deve farsi carico di rilanciare l’Unione, mettendo a frutto il suo potere di iniziativa”, affinché i 25 rispondano alle sfide della globalizzazione economica e del terrorismo, per “dare certezze ai cittadini”. Jean-Luc Dehaene, già vice presidente della Convenzione, riafferma invece “la necessità di una Costituzione che dia basi solide a questa Unione indebolita” dagli interessi nazionali.