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Un segno anche all’Europa” “

La recente Festa di Sant’Andrea, il 30 novembre, solennemente celebrata in Turchia dal Patriarcato ecumenico, alla presenza, come tradizione, di una delegazione della Santa Sede, ha riproposto l’importanza del dialogo ecumenico quale imprescindibile strumento di riavvicinamento tra le Chiese cristiane. Quest’anno la festa si è arricchita di uno di quei “passi concreti” molte volte invocati da Benedetto XVI che è stata la decisione di riattivare, dopo una pausa di cinque anni, la “Commissione mista internazionale per il Dialogo teologico tra la Chiesa cattolica e la Chiesa ortodossa nel suo insieme”. Entro questo mese di dicembre sarà fissato un incontro che dovrebbe dare il via ai lavori. È un segno forte lanciato anche all’Europa alle prese con un’integrazione difficile. Se le Chiese cristiane mostreranno concretamente di camminare verso l’unità anche il percorso di integrazione sarà più facile e meno irto di pericoli. La profetica visione di Giovanni Paolo II di un’Europa che respira a due polmoni trova una chiara attualizzazione in questo rinnovato dialogo tra cattolici ed ortodossi. Chiese cristiane più unite saranno anche più credibili e forti nella promozione di quei valori evangelici oggi messi a dura prova da legislazioni contro la famiglia e la persona che sono state emanate in diversi Paesi europei come Spagna, Belgio, Olanda, Inghilterra, tanto per citarne alcuni. Minare alle fondamenta l’istituto familiare significa prepararci un futuro privo di speranza. Nessuna religione, islam incluso, può accettare tali scelte. La Turchia è un laboratorio di dialogo non solo con i musulmani ma anche con gli ebrei. E dal dialogo c’è solo da guadagnare. Conoscersi, scambiare idee e pareri, condividere, sono garanzie per un futuro di pace e di tolleranza. Nella “Nostra Aetate”, di cui ricordiamo i 40 anni dalla promulgazione, leggiamo l’invito a dimenticare il passato per ripensare il presente ed il futuro riscoprendo le nostre ricchezze e valori comuni e a lavorare per il bene e la pace del mondo. Oggi in Europa ci sono milioni di fedeli islamici, le stime arrivano a 15 milioni. Molti di loro professano il vero Islam, quello che sconfessa il terrorismo. Nel Corano è scritto che chi uccide una persona è come se avesse ucciso tutta l’umanità. Da un confronto serio tra le religioni può scaturire un profondo sostegno alla costruzione di un’Europa e di un mondo di pace. La Turchia può offrire un grande contributo. Ad Istanbul, durante l’impero ottomano, sotto il governo del Sultano vivevano fedeli di tutte le religioni monoteiste. E in una grande piazza, vicino ad un ricovero per anziani e bambini abbandonati, aveva fatto costruire una chiesa, una moschea ed una sinagoga perché tutti potessero pregare secondo la loro fede.