IRLANDA" "

Una sfida comune” “

Lettera pastorale dei vescovi irlandesi e Wto” “

L’eliminazione dei sussidi all’export agricolo di cui godono, in particolare, Usa, Giappone e Unione europea; la riduzione delle misure di sostegno che distorcono il commercio; l’avvio di politiche che assicurino sovvenzioni alle aree ambientali protette, aiuti alla piccola produzione su scala familiare e riduzione della povertà. Sono, in sintesi, le richieste avanzate dalla Commissione irlandese per la giustizia e gli affari sociali (Icjsa) della Conferenza episcopale d’Irlanda in vista dell’apertura, il 13 dicembre a Hong Kong (fino al 18), del sesto vertice del Wto (Organizzazione mondiale per il commercio). L’Icjsa, guidata dal vescovo Raymond Field, svolge il compito di coadiuvare i presuli irlandesi nella promozione del magistero sociale della Chiesa e fornisce loro pareri su temi sociali di rilevanza nazionale e internazionale. UN COMMERCIO EQUO. “In quanto unica organizzazione mondiale a stabilire le regole del commercio tra le nazioni, l’occasione di questa conferenza – si legge nella nota della Commissione – rappresenta per noi una straordinaria opportunità per riflettere sulla dimensione etica del commercio internazionale e per aggiungere la nostra voce a quella di quanti confidano che il Wto definisca norme volte ad assicurare la sicurezza alimentare, la certezza del sostentamento e promuova obiettivi di sviluppo rurale”. “Stabilire regole commerciali eque, coerenti con gli obiettivi di sviluppo, è essenziale per la riduzione della povertà e per uno sviluppo sostenibile” poiché, come già affermato nella recente Lettera pastorale dei vescovi irlandesi per lo sviluppo internazionale “Verso il bene comune mondiale”, “l’impegno per il bene comune sfida anche le strutture del commercio internazionale”. Richiamando i negoziati di Doha e la relativa “Agenda per lo sviluppo” (2001), l’Icjsa esprime l’auspicio che “l’imminente conferenza ministeriale di Hong Kong sappia dare l’impulso ad un commercio che promuova i diritti umani, assicuri sviluppo sostenibile ed elimini la povertà”. IL BENE COMUNE. “La persona umana è l’unico vero obiettivo di ogni relazione economica e sociale – prosegue la nota -; di conseguenza la progressiva apertura dei mercati al commercio internazionale è benvenuta, ma solo se contribuisce al bene comune mondiale. In particolare – sottolinea il documento – ogni tipo di sviluppo deve essere preceduto da una seria analisi del suo impatto sui poveri dei Paesi in via di sviluppo (Pvs)”. Per la Commissione, in vista del vertice del Wto occorre insistere sull’importanza che “i Pvs abbiano il diritto di determinare quale livello di liberalizzazione sia compatibile con i propri legittimi obiettivi di sviluppo. Inoltre il Wto dovrebbe considerare la possibilità di un ‘Aid for Trade fund’ (Fondo di aiuti per il commercio) per fornire gli aiuti finanziari e l’assistenza tecnica necessari ad alleviare i costi dell’aggiustamento alla liberalizzazione dei commerci per questi Paesi previsto dai negoziati di Doha, ma anche per promuoverne il sistema di infrastrutture”. Oggi, rileva la Commissione, “un miliardo e 200 milioni di persone nel mondo vive con meno di un dollaro al giorno, e la sopravvivenza di 900 milioni di queste persone dipende dall’agricoltura. Esse saranno le prime a subire le conseguenze delle decisioni assunte a Hong Kong”; se queste andranno nella direzione “di un’agricoltura sostenibile, nel mondo in via di sviluppo si registrerà una significativa riduzione della povertà”. “Merita osservare – si legge ancora nella nota – che un incremento dell’1% della produttività agricola ridurrebbe la proporzione di persone che vivono con meno di un dollaro al giorno dello 0,6%-1,2%”. LE MISURE CONCRETE. “L’Irlanda, quale membro del gruppo dei Paesi più sviluppati – prosegue il documento -, consapevole dell’importanza dell’agricoltura per la sua economia, avverte la responsabilità che venga perseguita una riforma della politica agricola incentrata sulle persone piuttosto che sugli affari, idonea a fornire mezzi di sussistenza e a promuovere lo sviluppo sostenibile”. Di qui la richiesta di “eliminazione dei sussidi all’export agricolo di cui godono, in particolare, Usa, Giappone e Unione europea; di riduzione delle misure di sostegno che distorcono il commercio; di avvio di politiche che assicurino sovvenzioni alle aree ambientali protette, aiuti alla piccola produzione su scala familiare e riduzione della povertà”. Un accenno, infine, agli aiuti alimentari, “benvenuti nelle situazioni d’emergenza, al di fuori delle quali rischiano però di essere considerati una sorta di dumping (concorrenza sleale attraverso un prodotto immesso sul mercato a un prezzo talmente basso per cui i produttori locali difficilmente possono competere con esso, ndr) che mina la competitività dei piccoli produttori e minaccia la sicurezza alimentare”. Alla luce di questa realtà, conclude la Commissione, “ogni aiuto di questo tipo dovrebbe essere sottoposto ad un’attenta valutazione per escludere impatti negativi a lungo termine sullo sviluppo delle popolazioni indigene”.