SLOVENIA" "

Dopo l’ingiustizia e i danni” “

Tornano alla Chiesa le proprietà confiscate dal regime comunista” “

La Conferenza episcopale slovena (Ces) si è riunita in assemblea generale il 28 e 29 novembre 2005, a Ljubljana. Alla presenza del Nunzio apostolico in Slovenia, mons. Abril y Castelló Santos, i lavori si sono aperti con alcune comunicazioni dei delegati che hanno partecipato ai vari incontri internazionali, in particolare l’XI Sinodo dei Vescovi sull’Eucaristia a Roma e l’assemblea plenaria della Comece a Bruxelles. Tra gli adempimenti i presuli hanno approvato gli Statuti di tre organismi nazionali – il Comitato per la pastorale sanitaria, il Centro missionario, la Fraternità cristiana degli ammalati e degli invalidi – e confermato la nomina di France Dolinar come presidente del Consiglio per gli archivi ecclesiastici della Ces. BIBBIA AL CENTRO. I Vescovi hanno deciso di proclamare il 2007 “Anno della Bibbia”, in concomitanza con l’organizzazione del Congresso biblico internazionale, che si svolgerà a Ljubljana nel luglio del 2007. Inoltre, hanno discusso del ruolo della Chiesa cattolica all’interno dell’Associazione biblica slovena e affrontato alcune questioni connesse al problema della denazionalizzazione del patrimonio ecclesiastico. All’assemblea dei vescovi, oltre ai delegati delle Conferenze episcopali di Italia, Austria, Croazia e Ungheria, hanno partecipato anche il presidente della Comece, mons. Josef Homeyer, con il segretario della stessa Commissione, mons. Noel Treanor, che hanno presenziato, nella cattedrale di san Nicola, alla concelebrazione eucaristica, presieduta dal presidente della Ces, mons. Franc Kramberger. Nel suo intervento all’assemblea mons. Homeyer si è soffermato sulle principali sfide che l’Unione europea pone alla Chiesa, considerando anzitutto che circa il 60 % della popolazione dell’Ue si dichiara di fede cattolica e molti, in caso di bisogno, si rivolgono alla Chiesa cattolica. “Tutti i Pontefici – ha detto – hanno appoggiato finora l’unificazione nell’Ue. Il compianto Giovanni Paolo II, nell’Esortazione Apostolica “Ecclesia in Europa”, aveva invitato i cattolici a pensare, pregare e agire in senso europeo”. Alle parole del presidente della Comece si sono aggiunte quelle dei delegati delle Conferenze episcopali limitrofe sui più importanti avvenimenti che hanno segnato la vita ecclesiale nei loro rispettivi Paesi nell’ultimo anno. Tra questi il delegato italiano, austriaco, ungherese e croato che hanno illustrato alcuni aspetti concreti di queste sfide affrontate nelle proprie Chiese locali. IL PATRIMONIO ECCLESIASTICO SLOVENO. Su questo punto i vescovi hanno espresso, in un comunicato, firmato dal presidente, mons. Franc Kramberger, tutta la loro preoccupazione “di fronte alle opposizioni, che si sono manifestate in Slovenia in ambito politico e nell’informazione, in merito alla legge sulla libertà religiosa, preparata dal Governo, sebbene la maggior parte delle Chiese e dei movimenti religiosi l’abbia valutata positivamente”. La Ces si dice convinta che “l’approvazione della legge possa fornire le basi legali necessarie alla normalizzazione della posizione della Chiesa cattolica slovena alla luce dell’Accordo tra la Repubblica di Slovenia e la Santa Sede sulle questioni giuridiche, in base al quale Stato e Chiesa sono indipendenti e autonomi quanto a organizzazione, ma collaborano nella ricerca del bene comune e del progresso della persona”. A riguardo la Ces si dice “disponibile a collaborare e a dare il suo contributo dovunque sia possibile”. Circa la questione del patrimonio ecclesiastico – che con la denazionalizzazione è stato restituito o sarà restituito alle rispettive persone giuridiche della Chiesa cattolica, che in Slovenia sono più di mille – i vescovi precisano che “nell’opinione pubblica si sono diffusi dati non corretti sull’entità di tale patrimonio” e ricordano che “l’ingiustizia e i danni subiti dalla Chiesa durante il comunismo attraverso varie forme di repressione, tra cui anche la nazionalizzazione della maggior parte del patrimonio ecclesiastico, non saranno mai totalmente sanati”. Per dare maggiore vigore alla sua posizione la Ces “autorizza il ministero della Giustizia sloveno a fornire i dati sulla denazionalizzazione del patrimonio ecclesiastico a coloro i quali ne sono a ragione interessati”. Contemporaneamente chiedono ai mass media “un’informazione corretta e integrale, per informare l’opinione pubblica anche sullo stato in cui si trova il patrimonio riconsegnato alla Chiesa, nonché sugli obblighi e i carichi che le persone giuridiche si addossano all’atto della sua restituzione”.