“Chi prende liberamente la decisione di vivere il celibato al servizio della Chiesa non può onestamente condurre uno stile di vita in contrasto con questa decisione o assumere atteggiamenti incompatibili con la Chiesa. Se in un uomo le tendenze omosessuali rendono impossibile l’astinenza sessuale, l’ammissione al sacerdozio è impossibile. L’obiettivo principale deve consistere nel tener conto sia del compito della Chiesa, sia del singolo. Aspiriamo profondamente ad ottenere che ciascun seminarista e ciascun sacerdote benefici di un accompagnamento umano e spirituale che li aiuti a vivere nella libertà la forma di vita scelta, con convinzione e in modo convincente”. Così nel comunicato diffuso il 23 novembre, la Conferenza episcopale svizzera ha preso posizione sulle istruzioni circa i criteri di ammissione ai seminari di persone con tendenze omosessuali, presentato ufficialmente il 29 novembre, in Vaticano. “Ringraziamo tutti i sacerdoti che vivono la loro vocazione con grande fedeltà. Siamo consapevoli – si legge nella nota – che nel nostro collegio sacerdotale e nei nostri seminari ci sono confratelli che vivono un orientamento di persone eterosessuali e confratelli che vivono un orientamento di persone omosessuali. Ciascuno deve essere accettato e rispettato come persona e come confratello”. Comunque, precisano i vescovi “indipendentemente dal nostro orientamento sessuale abbiamo deciso di vivere nella castità”.