GERMANIA" "

Cinque criteri” “

Migrazioni al centro dell’attenzione dell’episcopato tedesco” “

“La migrazione per motivi economici tra interessi nazionali e giustizia universale” è il titolo di uno studio del comitato di esperti “Economia mondiale ed etica sociale” della Conferenza episcopale tedesca, presentato nei giorni scorsi a Bonn. “Il lavoro nella promozione dell’integrazione, nonché nel campo dei rifugiati e del diritto di asilo costituisce il nucleo del lavoro pastorale e sociale della Chiesa”, ha dichiarato mons. JOSEF VOß , presidente della Commissione per i migranti della Conferenza episcopale e vescovo di Münster, che ha presentato il lavoro insieme a mons. BERNHARD HAßLBERGER , vescovo ausiliario di Monaco e Freising e con GERHARD KRUIP , presidente del comitato. Lo studio è l’undicesimo lavoro pubblicato dal comitato e, così come le precedenti pubblicazioni, intende essere un orientamento per affrontare problemi attuali in materia di politica per lo sviluppo. LE DUE FACCE DELLA MEDAGLIA. L’attuale situazione dei flussi migratori (12 milioni di emigranti all’anno) vede da un lato una richiesta crescente di lavoratori ultraqualificati dai cosiddetti Paesi in via di sviluppo con il fenomeno del “brain drain” (fuga di cervelli). Dall’altro, i lavoratori meno qualificati tentano di immigrare aggirando controlli sempre più severi. Una situazione, ha affermato mons. Voß, che “può originare problemi di giustizia”. “La limitazione della migrazione è giustificabile da un punto di vista morale solo qualora gli Stati ricchi decidano finalmente di combatterne in modo credibile le cause che spingono le persone a lasciare la loro patria”. Lo studio elabora cinque criteri da applicare per affrontare il problema: lotta alla povertà nei Paesi di origine; limitazione e compensazione del “brain drain”; limitazione e controllo della migrazione: nessuna liberalità assoluta ma anche nessun divieto assoluto; criteri eticamente fondati per la selezione dei migranti, in particolare la prevenzione dell’arbitrio e di forme di discriminazione in base al sesso, all’appartenenza etnica o nazionale oppure alla religione; rispetto dei diritti umani dei migranti, in particolare dei “clandestini”. UN TEMA IMPORTANTE. “In Germania, circa il 10% dei cattolici è di madre lingua diversa dal tedesco”, ricorda mons. Voß. Sulla questione della regolazione dei flussi migratori, aggiunge, “come Chiesa insistiamo in ogni caso sul fatto che nei controlli alle frontiere vengano rispettati gli standard umanitari, in particolare la Convenzione di Ginevra per i rifugiati. È sconcertante che nella crisi recente di Ceuta e Melilla (frontiera tra Spagna e Marocco, ndr.) si sia sparato sui rifugiati… Le persone che per qualsiasi motivo cercano di arrivare in Europa non possono essere trattate come criminali. Quanto sia importante un’integrazione riuscita, lo dimostrano gli eventi che scuotono attualmente la Francia. In questo contesto è profondamente inquietante il fatto che anche in Germania una parte considerevole di giovani immigrati abbandoni la scuola senza finirla e che abbia scarse opportunità nel mercato della formazione e del lavoro. È essenziale offrire a queste persone prospettive per il futuro per evitare che anche da noi vengano ad originarsi situazioni analoghe” a quelle francesi. “È giusto controllare l’emigrazione?”, si è chiesto mons. Haßlberger nel suo intervento durante la conferenza stampa. “La migrazione per motivi economici è un fenomeno globale, la cui portata e le cui conseguenze vengono considerate solo raramente dall’opinione pubblica. Ci troviamo attualmente in una situazione eccezionale dal punto di vista mediatico: la quantità di notizie sui clandestini che viaggiano con i barconi nel Mediterraneo, sugli eventi drammatici alle frontiere delle enclave spagnole in Marocco e infine sui disordini nelle periferie francesi ci mostra quanto sia esplosiva la situazione politica e sociale che può essere legata ai flussi migratori. IL COMPITO DELLA CHIESA. “Per via della loro immagine dell’uomo, del loro messaggio e della pluralità al loro interno, le Chiese cristiane sono particolarmente adatte, ma anche obbligate ad impegnarsi per un mondo in cui sia possibile una migrazione dignitosa, possibilmente senza sconfitti”, si legge nel documento. Per la Chiesa sono dunque fondamentali principi quali il diritto all’emigrazione (cfr. Pacem in Terris) e il concetto della destinazione universale dei beni della terra ( Centesimus Annus e Compendio della dottrina sociale della Chiesa). Pur riconoscendo il lavoro che la Chiesa cattolica deve ancora compiere per tradurre in pratica questi principi, “insieme con le Chiese evangeliche, che su queste materie si pronunciano in modo fondamentalmente analogo, su diversi livelli essa svolge un lavoro prezioso in considerazione dei problemi della migrazione e dell’integrazione”. Allo stesso tempo si ribadisce lo sforzo delle Chiese “nel lavoro pastorale concreto a livello di parrocchie e di pastorale per gli immigrati”, per “promuoverne l’integrazione favorendo contemporaneamente la disponibilità dei fedeli del Paese ospitante a convivere con gli immigrati e a rispettare la diversità. Le Chiese si considerano infatti luoghi di integrazione”.