RAZZISMO" "

Esclusi e discriminati” “

Secondo l’Osservatorio europeo i Rom sono i più colpiti ” “

“I Rom appaiono come il gruppo più vulnerabile ed esposto al razzismo nell’Unione europea. Essi subiscono discriminazioni nei settori del lavoro, della casa e dell’educazione e sono regolarmente vittime di atti di violenza”. Il Rapporto 2005 dell’European Monitoring Centre on Racism and Xenophobia (Osservatorio europeo sul razzismo e la xenofobia), agenzia specializzata dell’Ue con sede a Vienna, presentato mercoledì 23 novembre, stila un lungo elenco di problemi relativi all’accoglienza degli stranieri e delle categorie meno tutelate nei Paesi aderenti all’Europa comunitaria, proponendo quindi una serie di “buone pratiche” per l’integrazione. Rom e immigrati le vittime. L’Osservatorio, che ha iniziato a operare nel 1998, “ha per missione principale quella di fornire alla Comunità e agli Stati membri informazioni e dati oggettivi” sui fenomeni di razzismo, xenofobia e antisemitismo, allo scopo di “definire azioni di lotta contro tali fenomeni”. L’Eumc raccoglie dati in collaborazione con le autorità nazionali, “studia l’evoluzione dei fenomeni” e ha “il compito di mettere a punto strategie contro il razzismo” e a favore dell’integrazione degli immigrati e delle minoranze etniche e religiose. “Altri gruppi, oltre ai Rom – si legge nel Rapporto che si riferisce allo scorso anno, quindi all’Ue in fase di allargamento da 15 a 25 aderenti – sono sottoposti a discriminazioni”; fra questi “i lavoratori originari dell’Africa, del Medio Oriente, dell’Asia e dell’America Latina”. I gruppi musulmani “si scontrano con situazioni particolarmente difficili in molti Stati membri. Allo stesso modo i nuovi immigrati dalla Russia o dall’Ucraina possono essere oggetto di discriminazioni”. La ricerca dell’Eumc prende in esame esperienze problematiche nel mercato del lavoro, della disponibilità di alloggi, nel settore dell’istruzione. “Il Rapporto mostra chiaramente che abbiamo ancora molto da fare”, spiega Anastasia Crickley, presidente del consiglio di amministrazione dell’Eumc. “Alcuni Stati lavorano attivamente per combattere la discriminazione e l’esclusione ma ce ne sono altri molto lenti nell’applicare le normative chiave”, promosse dall’Ue contro il razzismo”. Non tutti gli Stati collaborano. “I migranti e i gruppo minoritari sono sovrarappresentati tra le categorie lavorative più modeste. La segregazione nel settore-casa è particolarmente evidente in alcuni paesi. Allo stesso modo, il tasso di successo scolastico e il livello di istruzione mostrato dai migranti e dalle minoranze sono nettamente inferiori a quelli della popolazione maggioritaria”. Il Rapporto dell’Osservatorio di Vienna interpreta i dati raccolti e i casi evidenziatisi, per spiegare come nell’Europa dei 25 l’esclusione prenda vari volti: quello della discriminazione sul posto di lavoro, quello di un maggior grado di insuccesso scolastico, fino a giungere a “deliberati atti di maltrattamenti e di violenza” (basti ricordare gli incendi dolosi a edifici abitati soprattutto da immigrati, verificatisi negli ultimi mesi in Francia e in Germania). “I nuovi provvedimenti legislativi varati dall’Ue hanno mostrato qualche ricaduta positiva – spiega Beate Winkler, direttrice dell’Eumc -. D’altro canto abbiamo rilevato come la maggior parte degli Stati Ue manchi dei dati indispensabili per verificare l’incidenza delle politiche sociali ed economiche sulle minoranze etniche”. Problemi per lavoro, casa e istruzione. “Gli esempi concreti di discriminazione nell’Ue – insistono gli studiosi dell’Osservatorio – vanno dalla disponibilità di alloggi mediocri” per le famiglie immigrate alla “segregazione di bambini stranieri in ‘istituti di educazione specializzati’, fino all’attitudine delle agenzie per l’impiego che, obbedendo alle consegne di una parte degli imprenditori, non propongono taluni posti di lavoro agli immigrati”. Il documento presenta anche cifre precise riferite agli episodi a sfondo xenofobo, ponendo in testa alla graduatoria la Gran Bretagna che, nel periodo 2003/2004, ha registrato oltre 52mila casi di questo genere, seguita, a distanza, da Germania e Francia. Nell’Europa dell’Est, dove la popolazione è più omogenea, i casi diminuiscono, fatti salvi quelli rivolti contro la “popolazione zingara”. Alcune “buone pratiche”. L’Eumc avanza alcuni consigli agli Stati membri: “Applicare pienamente la legislazione anti-discriminatoria dell’Ue”; “assicurare che le strategie nazionali per l’occupazione comportino l’obiettivo di migliorare la situazione dei migranti”; eliminare le “cattive abitudini” in atto, fra cui “l’esclusione di certe categorie dall’assegnazione di alloggi popolari”; “fare in modo che l’accesso all’istruzione sia garantito a tutti”; “sviluppare la legislazione e le iniziative in materia di diritto penale sugli episodi razzisti, così da creare una base adeguata per le politiche di protezione delle vittime e di dissuasione degli autori”.