GIUSTIZIA" "
Un dibattito tra magistrati, avvocati, docenti e operatori sociali di Europa” “
“La fraternità può diventare nuova linfa per rivitalizzare le relazioni e umanizzare la giustizia”: è il commento degli aderenti a “Comunione e Diritto”, organo del Movimento dei Focolari, che ha promosso a Castelgandolfo (Roma), nei giorni 18-20 novembre, il 1° Convegno internazionale “Relazionalità nel diritto: quale spazio per la fraternità?”. Ai lavori hanno preso parte 700 persone tra giuristi, magistrati, avvocati, studiosi, docenti e studenti, in rappresentanza di 35 Paesi di quattro Continenti. Qui di seguito alcune delle tesi affrontate dai relatori.FRATERNITÀ E DIRITTO, RADICI ANTICHE Il binomio fraternità-diritto ha radici antiche, se ne trovano tracce nel diritto romano, sviluppi nell’era medievale con l’istituto dell’ “affratellamento”, per giungere al famosissimo trinomio “libertà, uguaglianza, fraternità” della rivoluzione francese: lo ha detto in apertura dei lavori di Castelgandolfo FAUSTO GORIA dell’università di Torino (Italia). Per CHIARA LUBICH, fondatrice del Movimento dei Focolari, “la fraternità universale è iscritta, per così dire, nel Dna di ogni uomo, ne costituisce la vocazione ultima e corrisponde al disegno di Dio di realizzazione piena dell’uomo e dell’umanità”. ESTHER SALAMANCA, (Spagna) docente di diritto internazionale, ha affrontato il tema dell’ “Umanità e soggettività internazionale”, rilevando che “ci troviamo di fronte ad un nuovo paradigma del diritto internazionale, orientato dai valori di solidarietà e di universalità, e progressivamente influenzato nel suo essere da un processo d’istituzionalizzazione della comunità internazionale”.DELITTO, PENA, PERDONO “Il principio di fraternità dal punto di vista di un giudice può essere vissuto sotto due profili: entra fortemente nell’interpretazione della norme e sul versante dei comportamenti concreti”: lo ha detto CIRO RIVIEZZO, presidente dell’Associazione nazionale magistrati italiana, aggiungendo che “ci troviamo ogni giorno ad avere a che fare con la realtà palpitante dell’uomo. Davanti a noi non ci sono fascicoli, carte, ma realtà personali, familiari drammatiche”. Il magistrato del Portogallo, PEDRO VAZ PATTO, nella sua riflessione su “L’esecuzione della pena nell’orizzonte della fraternità”, nota a questo riguardo che “la pena che segue al reato dovrebbe poter trovare significato in quanto operi ‘come ripristino della relazione interrotta’”. La pena stessa quindi “è volta a ristabilire l’equilibrio perduto a causa dell’ingiustizia”, ma “in un processo personale di riconquista di una esperienza positiva di libertà”. Per Vaz Patto, quindi, “la pena, senza diventare un premio, deve poter essere capita come un invito alla riconciliazione”. Quindi è esclusa “la visione custodialistica della carcerazione”. “Coloro che subiscono la condanna, se trattati ‘da uomini’, sono diventati ‘uomini nuovi'”, ha sottolineato il magistrato. Da ciò la possibilità ed esigenza del perdono che “stabilisce in modo radicale una nuova relazione tra gli uomini”. SPUNTI E CASI DI “FRATERNITÀ” NEL DIRITTO Vittime di abusi, condannati che hanno scontato le pene e non sono riaccolti nella società, casistica di violazioni del diritto privato (ad es. nelle imprese e tra lavoratori e datori di lavoro): al convegno di Castelgandolfo sono stati presentati vari esempi di applicazione del principio di “fraternità”. KARL ROTTENSCHLAGER, fondatore della “Comunità Emmaus” a San Polten, (Austria), ha illustrato la nascita della stessa nel 1982, con “l’unico capitale a disposizione il suo stipendio, la comunione di beni del gruppo di amici e una grande fede”. Oggi da Emmaus sono passate 2300 persone, di cui 400 ex-carcerati che insieme avevano scontato 1700 anni di carcere. Tuttavia la polizia non è dovuta mai intervenire in questi 15 anni per risolvere conflitti interni”. E i 4400 amici e sostenitori hanno donato in totale 2,9 milioni di euro alla comunità”. Il motto di Rottenschlger è “odia il male ma ama chi fa il male”. E MARY O’MALLEY, dall’Irlanda, ha narrato il suo lavoro di avvocato, operatrice dei “Flac (Centri gratuiti di consulenza legale)”: “Attraverso il mio lavoro mi sono accorta che le persone veramente non conoscono i loro diritti. La gente aveva bisogno del nostro aiuto e di informazione”. GERHARD RESCH, già in carcere dai 15 ai 42 anni, poi ospite di “Casa Emmaus”, ha testimoniato: “Mi hanno accolto senza riserve tra di loro e mi hanno aiutato … io so che l’amore di Dio è sempre più grande della nostra colpa”. Resch ha trovato “fraternità”, “amore”, “perdono” e incoraggiamento. Oggi è felicemente sposato e ha una figlia. Per SALVADOR MORILLAS (Spagna), anche nel diritto d’impresa vale il principio di fraternità: “Possono esistere interessi legittimi in gioco, divergenti tra loro. Occorre saper vagliare e armonizzare, per rendere effettiva la cosiddetta ‘responsabilità sociale dell’imprenditore”.