COMECE" "
I vescovi europei riconfermano il loro impegno per un’Europa unita ” “
“La Chiesa segue con grande partecipazione questa difficile fase dell’integrazione europea”; registra “molta incertezza e scetticismo sul futuro dell’Unione”, ma riscontra anche “forti segnali di speranza, che spesso giungono dai Paesi di nuova adesione”; offre il “suo contributo per un ampio dialogo, sui temi più delicati come la ratifica della Costituzione”, mentre accoglie con favore le decisioni di aprire i negoziati per la futura adesione della Croazia e della Turchia. Mons. Josef Homeyer , presidente della Comece (Commissione degli episcopati della Comunità europea), presenta i risultati dell’assemblea plenaria di autunno, svoltasi a Bruxelles dal 16 al 18 novembre. Assieme ai vicepresidenti, mons. Adrianus Van Luyn e Hippolyte Simon , riflette sui lavori di una tre-giorni dedicata fra l’altro all’attualità del messaggio del concilio Vaticano II, conclusosi quarant’anni or sono con la pubblicazione della Gaudium et Spes. Dalla parte dell’Europa unita. L’incontro dei vescovi ha avuto il contributo di alcuni esperti, fra cui Rolf Annerberg, capo di gabinetto del commissario Margot Walström, che ha presentato la nuova strategia comunicativa dell’Esecutivo, denominata Piano D (democrazia, dialogo e dibattito), volta a rilanciare il processo unitario dopo lo stop subito dal “no” francese e olandese alla Costituzione e la “pausa di riflessione” decisa dal Consiglio europeo del giugno scorso. “Se l’Ue vuole comunicare seriamente aggiunge Homeyer a livello locale con i cittadini, non deve sottostimare la capacità della Chiesa di agire come interlocutore”. Annerberg ha accolto “l’invito della Comece a cercare insieme i mezzi per dare concretezza a tale strategia comunicativa”, così da “avvicinare i cittadini alle istituzioni europee”. Ue, una strategia per la famiglia. Nel corso della plenaria i vescovi hanno affrontato diversi argomenti, fra i quali la preparazione della prossima assemblea ecumenica che si svolgerà in Romania nel 2007, approvando due dichiarazioni: la prima dedicata alla promozione di una “strategia europea per la famiglia”, l’altra sui finanziamenti comunitari alla ricerca in rapporto ai problemi etici che quest’ultima pone. Sulla dichiarazione dedicata alle politiche familiari all’interno dell’Ue, mons. Homeyer spiega: “I vescovi raccomandano che, rispettando il principio di sussidiarietà, i politici, a tutti i livelli di responsabilità, facciano gli sforzi possibili per contrastare la mancanza di attenzione sistematica della società verso la famiglia. Essi fanno appello all’Unione affinché sviluppi una strategia della famiglia che comprenda misure volte a riconciliare la vita attiva e la vita familiare”. Il documento dei vescovi riafferma quindi che “il sacramento del matrimonio è la base sulla quale si costruisce la società”. La scienza rispetti la vita. Nel testo dedicato alla ricerca, la Comece sottolinea “gli sforzi intrapresi dall’Ue per promuovere un quadro efficace e competitivo per la ricerca” e “riconosce l’importanza esistenziale della ricerca per la società”. D’altro canto i vescovi “sono particolarmente preoccupati dal finanziamento alla ricerca che utilizza e distrugge embrioni umani e cellule embrionali staminali”. Il documento afferma che la scienza “deve in tutti i casi proteggere la vita e la dignità umana”. Essi domandano ai 25 “di non finanziare i progetti che implichino l’utilizzo di embrioni umani e di cellule embrionali staminali”. Lo sguardo rivolto ai Balcani. La Comece ha espresso “parere favorevole” e “auspicio” affinché, “soddisfatti i criteri di adesione, anche i Paesi balcanici possano entrare a far parte dell’Unione”. A questo riguardo mons. Homeyer precisa di “guardare con favore la prossima adesione della Croazia”. Medesima attenzione è rivolta al percorso intrapreso da Ankara: “È positiva l’apertura dei negoziati; ciò potrebbe aiutare la Turchia a fare dei passi avanti per quanto riguarda alcune importanti riforme. Al contempo occorre vigilare perché questo Paese rispetti i diritti umani e le libertà fondamentali”. Il vescovo tedesco puntualizza: “Negli Stati balcanici si nutrono grandi speranze guardando all’Unione. Per loro l’Europa significa libertà, sicurezza, possibilità per migliorare la qualità della vita e per far crescere la democrazia. Queste attese e le riforme che si stanno intraprendendo sono da incoraggiare e sostenere”. Per una cittadinanza attiva. Con l’intervento di Philippe Herzog, presidente di Confrontations Europe, è approdato in assemblea il tema della “promozione di una cittadinanza attiva nell’Unione”. Mons. Simon chiarisce che “l’Europa non è solo istituzioni, leggi e politiche comunitarie. Essa è frutto anche dalla volontà dei popoli e del protagonismo dei cittadini”, contributo irrinunciabile soprattutto in questa “fase di stallo”, se si intende riprendere la strada della costruzione della “casa comune”.