La Grande coalizione è fatta: sul suo futuro si interrogano i giornali tedeschi. Sulla Frankfurter Rundschau (16/11), Wolfgang Storz commenta così la decisione del governo Merkel di rimandare le decisioni più importanti alla prima metà del 2006 : “È illuminante il fatto che i rappresentanti dell’economia considerino ciò una debolezza. Per la politica invece, questo può rappresentare un punto di forza. […] I tempi dell’economia – che tra l’altro le sono spesso nocivi – non possono e non devono assolutamente essere quelli della politica. Il processo politico democratico ha bisogno di tempo. Deve bilanciare interessi; deve considerare le conseguenze di decisioni per i diversi protagonisti. Sono aspetti che rivestono poca importanza o non ne rivestono affatto quando si tratta di decisioni di un imprenditore. Da questo punto di vista, l’accordo di aggiornare i temi strutturali e attenersi intenzionalmente a questa procrastinazione può essere considerato un segno di ragionevolezza e di forza. Può essere un segnale del fatto che la politica non si fa più trascinare ma che ritrova i propri tempi originari, adeguati ad una democrazia, riconquistando un pezzo di sovranità”. La Frankfurter Allgemeine Zeitung (17/11) si occupa invece dell’aspetto relativo alla politica estera: “L’annuncio di preservare la continuità nella politica estera fa parte dei rituali accessori ad un cambio di governo. Deve tranquillizzare e dare una sensazione di prevedibilità e di affidabilità”. Tuttavia, si osserva, “Ovviamente il rapporto con l’America deve essere riportato alla sua forma corretta”. Inoltre, “La sfiducia di membri Ue piccoli e nuovi nei confronti dell’alleanza franco-tedesca… costituisce uno dei passivi del governo Schröder/Fischer… che necessita una correzione”. Anche per quanto riguarda il rapporto con la Russia, “La signora Merkel non forgerà più un asse Parigi-Berlino-Mosca, perché quest’asse nuoce all’immagine, smentisce la propria retorica sull’Europa e nuoce ai propri interessi”. E il settimanale Der Spiegel (14/11) annota: “Con l’aumento delle tasse e provvedimenti di contenimento delle spese, la coalizione rosso-nera irrita l’elettorato. […] L’accordo di 191 pagine non è altro che un amaro programma di emergenza per il risanamento del bilancio pubblico. Sono le istruzioni per il più consistente aumento delle tasse degli ultimi anni. Dimostra – e ciò è la cosa migliore che si possa dire sul programma – quanto sia seria la situazione della comunità”. Le polemiche sulla riforma educativa e i contrasti tra Governo e Chiesa sulle questioni finanziarie occupano da giorni le pagine dei quotidiani spagnoli, soprattutto dopo la grande manifestazione del 12 novembre, che ha visto riunite a Madrid centinaia di migliaia di persone per protestare contro la proposta di Legge sull’educazione (Loe). Nell’editoriale intitolato “Il peggior momento per Zapatero” La Razòn del 14/11 sostiene che “il governo deve ammettere di aver perso il polso della società” e che “urge una virata se intende sostenersi nei limiti di accettazione minima. L’eco in Europa della protesta di sabato a Madrid e l’agenda politica” fanno sì che il governo viva “il peggior momento della sua legislatura”. Secondo La Vanguardia, invece, Zapatero “ha reagito agevolmente alla massiccia manifestazione” annunciando che riceverà gli organizzatori della protesta. Il quotidiano catalano assicura che nell’ultimo quarto di secolo ci sono stati pochi gesti di questo tipo, perché “in diverse occasioni milioni di cittadini sono scesi in piazza per diversi motivi ma le loro proteste non sono state ascoltate”. L’ Abc del 15/11 ricorda che, da parte del governo, “rimane chiaro che non esiste l’intenzione di ritirare” il progetto di legge sull’educazione e che “l’opzione più intelligente sarebbe di lasciare da parte il testo attuale ed aprire una negoziazione tra i partiti e i rappresentanti del settore educativo” e “prendere atto del clamore sociale”. Nell’editoriale del quotidiano El Periodico (15/11) intitolato “I soldi della Chiesa” si afferma che “la Spagna dà alla Chiesa e alla scuola cattolica più di 3.000 milioni di euro l’anno. È un privilegio senza paragoni in Europa. Perché una parte – 35 milioni di euro – va a fondo perduto per i costi di funzionamento della propria Chiesa, che gode di esenzioni fiscali non indifferenti. Però l’episcopato spagnolo è incapace di autofinanziarsi…”. “Tre crisi ed un’idea” è il titolo dell’editoriale che il quotidiano cattolico “La Croix” (16/11) dedica alla violenza nelle banlieu e al discorso alla nazione del presidente Chirac. Le tre crisi sono quella di “senso, di riferimenti e di identità”. “Per fronteggiarle scrive Dominique Gerbaud Chirac propone un servizio civile volontario che nei suoi intenti servirà all’accompagnamento e alla formazione. Una buona idea, ma con un difetto. Il suo carattere facoltativo”. A parere dell’editorialista, infatti, “un vero servizio obbligatorio, in seno ad una associazione sportiva, umanitaria, caritativa e culturale sarebbe una scuola di cittadinanza ed un mezzo per dare senso, riferimenti ed identità ai giovani”.