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Anglicani: dibattito sull’episcopato femminile ” “

Prima un appello a non dimenticare la causa ecumenica. Poi un invito alla cautela. Sono stati lanciati dalla regina Elisabetta e dall’arcivescovo di Canterbury, Rowan Williams, ai membri dell’VIII Sinodo generale della Chiesa d’Inghilterra che si è aperto a Westminster il 15 novembre e che tra gli argomenti di discussione messi in agenda figura anche la delicata questione sull’apertura o meno dell’episcopato alle donne. Un dibattito che sta andando avanti nella Chiesa d’Inghilterra da almeno un anno e che dovrebbe concludersi per l’inizio del 2006. “Una delle priorità per il periodo futuro – ha detto la Regina in apertura dei lavori sinodali – sarà sicuramente quella di approfondire ulteriormente le relazioni tra tutte le Chiese cristiane di questo Paese”. “Nel momento in cui la famiglia cristiana sta giustamente aumentando gli sforzi per promuovere un dialogo ed una comprensione maggiore con le persone di altre fedi, è importante che il fine della piena e visibile unità tra le Chiese debba continuare a stare a cuore delle questioni del Sinodo”. Dopo la cerimonia inaugurativa è seguita la celebrazione dell’Eucaristia nella abbazia di Westminster dove per la prima volta ha predicato una donna metodista, Frances Young. Molte sono le questioni affrontate dal Sinodo: i lavori sono iniziati con un dibattito sulla sfida del terrorismo alla luce degli attentati del 7 luglio e delle risposte date dal Governo britannico, con particolare riferimento al “Terrorism Bill” che sarà presentato al Parlamento in novembre. Sull’episcopato delle donne, è intervenuto l’arcivescovo di Canterbury che ha anche parlato nel suo intervento di un altro problema che sta profondamente incidendo sulla unità della Comunione anglicana, quello relativo all’ordinazione episcopale negli Stati Uniti di un vescovo dichiaratamente gay. “Ognuno di noi – ha detto Williams – conosce le minacce di divisioni che esistono all’interno della Comunione. Siamo dolorosamente a conoscenza delle discussioni in merito alla sessualità e delle tensioni e complicazioni che si registrano attorno alla questione dell’ordinazione delle donne come vescovo”. Il dibattito in merito alla sessualità è reso ancora più complicato per “la reciproca ignoranza” che divide i Paesi del Sud e del Nord del mondo. Per questo – ha proposto l’arcivescovo – è importante promuovere una più profonda comunione tra i membri delle diverse province. “Se ogni membro di questo Sinodo si prende l’impegno di mettersi in contatto con qualcuno di un’altra provincia che non è probabilmente dello stesso punto di vista, potremmo almeno evitare di cadere in visioni caricaturali da entrambi le parti”. La stessa cosa dovrebbe avvenire anche a riguardo dell’episcopato femminile. “Quando nella mia diocesi in Galles discutevamo sulla donne prete dieci anni fa – ricorda Williams – abbiamo predisposto incontri di preghiera tra persone di opinioni opposte”. “Sono i membri del Sinodo – ha chiesto Williams – pronti a sottoscrivere un simile impegno e di raccomandarlo a tutta la Chiesa?”. Riguardo poi alla questione dell’episcopato femminile, l’arcivescovo ha detto: “credo che sia veramente utile cercare una struttura che permetta ciò che io ho chiamato il pluralismo interattivo”, una situazione cioè “in cui la differenza sia pubblicamente riconosciuta e abbia spazio”, senza “esclusione da un serio grado di lavoro condiviso, risorse condivise e responsabilità comuni”.