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Un’economia della conoscenza” “

“Si consolida la crescita economica nell’Unione e torna la fiducia dei consumatori”. La Commissione Ue ha presentato, giovedì 17 novembre, i dati previsionali per il triennio 2005/2007; ne emerge un rafforzamento dell’economia reale, cui fanno però riscontro incertezze nei bilanci pubblici. Il commissario agli affari economici e monetari, Joaquìn Almunia, ha spiegato che la crescita europea sarà legata a uno scenario globale positivo. Il Prodotto interno lordo dell’Unione a 25 si attesterà all’1,5% nel 2005; per il 2006 sarà, invece, del 2,1% e nel 2007 raggiungerà il 2,4%. Almunia ha, quindi, riferito delle aspettative che si riscontrano nel mercato del lavoro, dove “il tasso di disoccupazione è destinato a calare sensibilmente; si prevede che nell’Ue verranno creati sei milioni di nuovi posti, di cui 4,5 milioni nell’area euro”. Allo stesso tempo si “dovrebbe rafforzare la fiducia dei consumatori”, trascinando “la graduale ripresa dei consumi privati”. Interessanti alcune osservazioni sui Paesi di recente adesione, che mostrano un’economia effervescente, accompagnata da tassi di disoccupazione elevati (18% in Polonia e Slovacchia). Gli Stati candidati (Romania, Bulgaria, Croazia e Turchia) segnalano performances di rilievo, con un Pil compreso tra il 3,6 e il 6%. Nel presentare i dati, Almunia ha tuttavia posto l’accento sui pericoli derivanti dal continuo aumento del prezzo del petrolio e dalla possibile ripresa dell’inflazione. Per quanto riguarda i bilanci statali, cinque Paesi di Eurolandia avranno, nel triennio a venire, un rapporto deficit-Pil superiore al livello consentito dal Patto di stabilità (3%): si tratta di Germania, Francia, Italia, Portogallo e Grecia. I Paesi più “virtuosi” in tal senso sono Finlandia, Spagna, Irlanda. In questa prospettiva (investimenti e consumi in aumento; occupazione in ripresa), e sempre che la Commissione non pecchi di ottimismo, occorre che ciascuno faccia la sua parte. Agli Stati nazionali, all’Ue, alla Banca centrale europea, secondo i rispettivi ruoli, sono richiesti interventi che sostengano il trend positivo. Anzitutto è necessario stimolare la crescita moltiplicando gli investimenti su due fronti: quello delle infrastrutture e quello della ricerca. L’Europa oggi più che mai deve scommettere su una “economia della conoscenza”, per reggere l’onda d’urto di Usa, Cina, India… In secondo luogo, è fondamentale, in una fase espansiva, il ruolo di programmazione e di controllo: inflazione e spesa pubblica degli Stati andranno ammaestrate a dovere. Infine, dalla collaborazione dei governi con l’Ue, c’è da attendersi un controllo “a valle”, sul versante della redistribuzione della ricchezza prodotta in chiave solidaristica, agendo secondo efficaci sistemi di welfare state e dando corpo ai principi della Strategia di Lisbona, a suo tempo pensata per creare, in un sistema concorrenziale, più posti di lavoro, maggior coesione sociale e perseguire una severa tutela ambientale.