“Papa Benedetto XVI ha condannato la decapitazione di tre studentesse in Indonesia e ha pregato che l’attacco non produca ulteriore spargimento di sangue tra i Musulmani ed i Cristiani del Paese”: lo scrive in prima pagina The Catholic Herald (04/11) nel servizio di apertura dal titolo “ La furia del Papa per la decapitazione delle cristiane indonesiane“. “ Quanto è accaduto a queste ragazze è incredibilmente triste” commenta il portavoce dell’Aiuto alla Chiesa che Soffre (Aid to Church in Need), John Pontifex: “ è difficile immaginare qualcosa di così gonfio di odio e privo di umanità. Vogliamo sperare che entrambi, musulmani e cristiani, abbiano la maturità di impedire che la tensione cresca“. Nell’editoriale “ Bramosia di potere” sullo stesso argomento, così si commentano i tristi fatti: “ Quando i cristiani dell’ovest (Indonesia, ndr) sono direttamente colpiti dall’uccisione di tre studentesse, noi non dobbiamo concludere che i loro assassini stiano uccidendo per conto della popolazione musulmana o della fede islamica. Dobbiamo guardare ad essi come in realtà sono: non solo guerrieri, ma criminali depravati e disperati che non si fermeranno davanti a nulla pur di conseguire le loro ambizioni politiche“. Le rivolte nelle periferie francesi sono tema scottante anche in Germania. Sulla Frankfurter Rundschau (09/11) si legge: “ La gioventù ribelle nelle trascurate città dormitorio lotta… contro le promesse fatte da anni e mai mantenute dai governi di destra e di sinistra di questa repubblica, contro un presidente in carica da dieci anni e più che mai distante da loro, contro una classe politica nel Paese, che insieme con la maggioranza della popolazione preferisce distogliere lo sguardo anziché impegnarsi con costanza dei gravi problemi di questi quartieri. Certo: Dominique de Villepin, se vuole ripristinare l’ordine pubblico, non ha altre basi giuridiche oltre a questa legge sullo stato di emergenza. Ma egli deve anche per via del contesto storico fare attenzione a far sì che non venga porto solo il manganello della polizia, ma anche la mano pronta ad aiutare“. Die Welt (07/11) commenta: “ Così come i britannici e gli olandesi, i francesi si sono illusi di avere un modello se non perfetto, almeno accettabile di convivenza civile. Ma oggi, nei sobborghi abbandonati a se stessi, in cui le strutture statali battono la ritirata, lasciando per lo più aree non assoggettate al diritto, si vede una generazione bruciata per le strade, intrappolata e stigmatizzata. Alti tassi di disoccupazione e la sensazione di un rifiuto basato sul razzismo sono il seme dell’odio dei giovani che non trovano più freni nelle famiglie distrutte. Lo Stato e i politici, indipendentemente dal partito di appartenenza, hanno abbandonato a se stessi i giovani immigrati delle Cités. A loro non basta essere solo francesi. Vogliono approfittare della libertà, uguaglianza e fratellanza” derivanti dalla cittadinanza francese, “il che si rivela troppo spesso un’illusione. […] Tuttavia, il governo non può assolutamente… capitolare… La Francia ha bisogno di programmi sociali e di occupazione per coloro che con incommensurabile arroganza, il ministro degli interni definisce ‘feccia’. Il Paese brucia, e Chirac non ha più la forza di spegnerlo. Dov’è un nuovo de Gaulle?“. E il settimanale Der Spiegel (0 7/11) annota: “ L’integrazione à la française, che faceva degli immigrati di ogni origine cittadini con pieni diritti fin dai tempi della Rivoluzione francese, è fallita. Le crepe sociali nella società francese corrono oggi lungo linee etniche e religiose che marcano contemporaneamente fossati culturali. Ufficialmente, la Francia ha sempre condannato il multiculturalismo e ora si trova ad affrontare le conseguenze di ciò. In questo contesto diventa illusoria una colonna sacra del concetto di repubblica: la rigida divisione tra Stato e religione. È vero che non è la Jiad a muovere la guerra civile: ma l’Islam costituisce una componente inscindibile di questo concetto. […] Integrazione? Il 60 per cento del milione dei musulmani olandesi si considera innanzitutto marocchino o turco, è orgoglioso delle proprie norme e valori, cerca sicurezza nella propria comunità. In tal modo nascono mondi paralleli. I figli degli immigranti parlano degli “olandesi” come di nemici. I loro fratelli frequentano scuole di Corano, per strada si vedono sempre più musulmane con il copricapo“. “ Così lontani” è il titolo dell’editoriale di La Croix (08/11) che si occupa del Kashmir, dimenticato dal mondo, almeno da quello dei media, dopo le terribili notizie di oltre 70 mila morti per il terremoto. “ Lo tsunami del sud-est asiatica sembra aver aspirato tutta la compassione del mondo“, annota Dominique Quinio, aggiungendo: “ L’Onu, le organizzazioni non governative hanno pure tirato il campanello d’allarme, ma la generosità internazionale non risponde più. Da quando è apparso che molto denaro era stato raccolto, se ne potrebbe usare finalmente in questa regione“.———————————————————————————————————– Sir Europa (Italiano) N.ro assoluto : 1429 N.ro relativo : 78 Data pubblicazione : 11/11/2005