COMECE" "

Messaggio per l’Europa” “

Solidarietà e responsabilità: i temi dell’assemblea plenaria (Bruxelles, 16-18 novembre)” “

Valutazione sul progetto di allargamento dell’Unione europea, a partire soprattutto dal grado di partecipazione dei cittadini europei. Approvazione di due dichiarazioni: la prima riguarda la famiglia e l’andamento demografico. La seconda l’etica e la ricerca scientifica. Ma anche una riflessione sul 40° anniversario del Concilio Vaticano II che ha aperto orizzonti nuovi al ruolo della Chiesa nel mondo, fino a chiedersi: “Tu, Chiesa in Europa, cosa hai da proporre all’Europa oggi”. Sono gli argomenti che la Comece (Commissione degli episcopati della Comunità europea) affronterà alla “Riunione plenaria – autunno 2005” che si terrà a Bruxelles dal 16 al 18 novembre. Tema principale: “Uscire dalla crisi attraverso la solidarietà – Un messaggio per te, Chiesa in Europa”. Nel corso dell’incontro si parlerà, tra l’altro, della terza Assemblea ecumenica di Sibiu, del progetto “Università d’estate”, dell’agenzia per i diritti fondamentali dell’Ue. Ne parliamo con mons. NOËL TREANOR , segretario generale della Comece. Cosa ha da proporre di specifico la Chiesa all’Europa oggi? “Ci sembra che almeno ai livelli di macropolitica, l’Unione europea si trovi in un momento di difficoltà, anche forse in un momento in cui i responsabili politici hanno difficoltà a capire come orientare il progetto e le scelte politiche per il futuro. Crediamo che la chiave per avanzare in Europa oggi sia la solidarietà. Una solidarietà chiamata però ad esprimersi a due livelli. Il progetto europeo nacque perché i Paesi nemici hanno scelto la via della collaborazione e della solidarietà nel campo del carbone e dell’acciaio. Negli ultimi tempi, questa solidarietà è stata vissuta a livello finanziario in campo sociale, nel campo dei fondi strutturali, dell’agricoltura e dello sviluppo delle infrastrutture di tutti i Paesi membri. Ciò che noi, come cittadini, non abbiamo apprezzato abbastanza è il fatto che la solidarietà può anche diventare un metodo politico come equilibrio nella nuova Europa tra i poteri e come principio di uguaglianza tra tutti i Paesi, grandi e piccoli”. L’Unione risente di una certa disaffezione pubblica. Cosa ne pensa? “L’Unione europea ha sicuramente risentito dello choc del doppio ‘no’ di Francia e Olanda. La Commissione europea ha pubblicato un piano per una ‘Strategia di comunicazione in vista dell’allargamento’. Vorremmo esaminare questa proposta per valutarne la portata e i contenuti. Ma soprattutto per verificare come le Chiese locali possono promuovere la partecipazione dei fedeli e delle organizzazione cattoliche in questo dibattito. Per il piano della Commissione europea, i primi agenti di questa strategia sono gli Stati membri. Ma noi abbiamo verificato che lo Stato da solo non è capace di convincere i cittadini. Occorre che anche i cittadini si mobilitino ed attivino un senso di responsabilità e di cittadinanza nazionale ed europea. Si tratta quindi di capire quali sono i progetti dell’Ue e come la Chiesa locale può giocare un ruolo”. I vescovi delegati approveranno anche due dichiarazioni. Di cosa si tratta? “La prima riguarda i cambiamenti demografici e la necessità di sostenere la famiglia e la vita familiare. In questa dichiarazione si fanno alcune osservazioni sulla attuale situazione demografica dell’Europa, prendendo spunto dalla recente pubblicazione di un libro verde da parte della Commissione europea, che aveva chiesto di leggere attentamente il testo e di inviare risposte. La Comece ha risposto a nome delle Conferenze episcopali e in questa dichiarazione verranno sottolineati alcuni punti. L’altra dichiarazione riguarda l’etica e la politica di ricerca scientifica dell’Unione europea, in particolare il co-finanziamento di progetti di ricerca che toccano l’embrione umano e l’utilizzo delle cellule staminali”. Ci può dire qualcosa di più su questo punto? “Il senso di questa dichiarazione è dire che la Chiesa non è contro ma sostiene la ricerca scientifica. Ma dice anche che la ricerca deve rispettare l’inviolabilità della vita umana soprattutto nel campo degli embrioni e delle cellule staminali. Si afferma che in questo campo ci sono limiti e che non è eticamente responsabile fare tutto ciò che tecnicamente e scientificamente è possibile. Nella dichiarazione si afferma poi che non si può relativizzare o marginalizzare la dimensione etica in un campo che riguarda l’origine stessa della vita umana. Tenendo conto che in alcuni Paesi membri dell’Ue, la ricerca che distrugge gli embrioni è proibita, e sulla base del principio della sussidiarietà e della precauzione, chiediamo all’Ue di non co-finanziare questi progetti specifici di ricerca e questi tipi di esperimenti”.