EUROPA" "

Una missione storica” “

Mario Monti, economista, già commissario europeo” “

“Sono convinto che l’allargamento sia una missione storica dell’Europa”. Mario Monti , economista di fama internazionale, presidente dell’Università Bocconi di Milano, è stato per due mandati commissario europeo, prima incaricato di mercato unico, servizi finanziari e politica fiscale (1995-99), poi responsabile della concorrenza (1999-2004). Attualmente è presidente di due think-tank continentali con sede a Bruxelles: il Bruegel (Brussels European and global economic laboratory) e l’Ecas (European citizen action service). La sua visione dell’Europa di domani appare per certi aspetti in controtendenza; moneta unica e confini più ampi sono passaggi riusciti, necessari per una maggiore integrazione. “I paesi di nuova adesione hanno portato slancio e dinamismo all’Ue”, spiega a Gianni Borsa, che lo ha intervistato per il Sir e Il Segno , mensile della Diocesi di Milano. Dopo tanti passi avanti, l’Ue sembra oggi attraversare una fase di stallo. Sulla Costituzione è stata decretata una “pausa di riflessione”; si sta cercando, finora senza successo, un accordo sulle Prospettive finanziarie; crescono i dubbi sul cosiddetto modello sociale europeo. Come superare l’ impasse ? “Direi anzitutto che questo momento di difficoltà è avvertito più dentro che fuori l’Europa. Emergono d’altro canto, all’interno dell’Ue, due fenomeni. Il primo: chi è parte integrante della comunità tende a vederne più i limiti che le conquiste. E poi imperversa un vero e proprio cinismo da parte di molti politici dei vari paesi, che cercano di scaricare sull’Europa le insufficienze della loro azione di governo”. I problemi concreti però non mancano. “Sulle Prospettive finanziarie è bene che siano venute a galla le contraddizioni. È una crisi che si supererà, credo nel giro di alcuni mesi, e che al contempo costringerà i 25 a riflettere sulle politiche comunitarie, sulle risorse da investire, quindi sulle sue priorità, togliendo gli occhi dallo specchio retrovisore”. Si riferisce agli esorbitanti finanziamenti destinati all’agricoltura? “Certamente. La questione del Trattato costituzionale, invece, è più complessa e il passo falso in questa direzione è grave. In tal caso lo sbocco della crisi andrà per le lunghe”. I detrattori dell’integrazione puntano in questa fase su diversi “peccati originali” dell’Unione: primo fra tutti il “deficit democratico”. “La convinzione che mi sono fatto è che la politica è in crisi in Europa più che a livello di Unione europea. La crescente disaffezione degli elettori verso le urne, il voto popolare che sempre più spesso boccia i governi in carica, credo vadano letti in questa linea. Così è stato anche per i referendum sulla Costituzione, svoltisi in Francia e in Olanda: non credo che i cittadini si siano espressi prevalentemente sul contenuto della Carta, quanto piuttosto sull’azione dei loro governi oppure sul paventato ‘pericolo Turchia’ e quanto essa può rappresentare. Insisto nel dire che i governi scaricano le loro responsabilità all’esterno: ora su Bruxelles, ora sulla concorrenza cinese o indiana… E, a ben guardare, non è neppure vero che le istituzioni Ue siano poco democratiche. Condivido piuttosto l’idea che questa Unione per avvicinarsi ai cittadini deve conseguire risultati concreti”. Cosa intende dire? “Essa deve rispondere ai grandi obiettivi originari, perseguiti nel corso della sua storia (la pace in primis) ed è chiamata a risolvere le angosce quotidiane dei cittadini: il lavoro, la sicurezza, la salute. Per questo è necessario che ‘dimagrisca’ nelle sue competenze”. Con l’allargamento non c’è il rischio di annacquare l’identità e le radici dell’Europa? “Distinguerei. Le identità nazionali, che vanno preservate e valorizzate, sono ben compatibili, e complementari, con un’identità europea. Per quanto riguarda le radici dico che sarebbe stato corretto riconoscerle nella Costituzione, ma considero più importante il contenuto che la forma. E credo che l’Ue, con i suoi Trattati e le sue politiche, abbia affermato nei fatti alcuni valori fondamentali. Per molti paesi europei l’impulso a riconoscere e promuovere la centralità della persona, la solidarietà tra le generazioni, la parità tra uomo e donna, la tutela delle libertà e dei diritti sociali, la difesa dell’ambiente è venuto proprio dall’Unione europea”.