TRATTA" "
Emmaus: le Istituzioni intervengano contro la mercificazione delle persone” “
Un appello ai governanti europei perché ratifichino le Convenzioni e i protocolli internazionali che garantiscono i diritti umani delle vittime della tratta. E la richiesta di istituire una struttura dell’Unione europea incaricata di raccogliere dati sui casi anti-tratta – cioè le vittime reinserite con successo in società – in tutto il territorio europeo e di creare organizzazioni europee per il reinserimento e i ricongiungimenti familiari, soprattutto dei bambini. Sono le proposte emerse a conclusione delle Giornate europee di lotta contro il traffico di esseri umani, che si sono svolte nei giorni scorsi a Firenze, per iniziativa di Emmaus internazionale ed Emmaus Europa. Nel vecchio continente, infatti, è in aumento il numero di persone trafficate: soprattutto donne dai Paesi dell’Est a scopo di sfruttamento sessuale (circa 200-300.000 ogni anno, secondo quanto emerso al convegno), uomini inviati nei Paesi occidentali per sfruttamento lavorativo e bambini trafficati per adozioni illegali o accattonaggio. Ma il traffico di esseri umani è la drammatica punta dell’iceberg di una situazione sociale sempre più difficile anche in Europa, come testimoniano l’ ABBÉ PIERRE , il 93enne fondatore di Emmaus e RENZO FIOR , presidente di Emmaus internazionale. Li abbiamo intervistati. Abbè Pierre, perché Emmaus, da anni impegnata con i poveri e i senza tetto, si occupa oggi delle vittime della tratta e di migrazioni? “Nella Francia del Nord migliaia di persone spesso sono sulla costa nel tentativo di entrare in Gran Bretagna. Nelle nostre comunità li accogliamo con cibo e alloggio. Partendo da questa esperienza ci si è resi conto che esiste il grave problema dello sfruttamento di persone. Questo è dovuto anche al fatto che nei Paesi europei la disoccupazione è diventata un fenomeno grave. In più la mancanza di alloggi e i prezzi assurdi degli affitti aggravano le condizioni di vita di tanta gente. Lo sfruttamento aumenta perché c’è una mancanza di opportunità. Se potessimo offrire delle alternative serie come la casa e il lavoro nei Paesi di provenienza le persone cambierebbero di sicuro, perché nessuno sceglie di vivere in una situazione del genere. Le migrazioni fanno vedere la povertà diffusa ovunque. Nella misura in cui cambia la situazione sociale i fenomeni più drammatici si attenuano da soli”. Qual è allora il compito dell’Europa sociale? “Proprio perché l’Europa è in costruzione deve cercare di collocarsi in un nuovo modo sullo scenario mondiale. C’è stato un periodo in cui l’Europa era all’avanguardia in tutte le iniziative, c’era il benessere. Ora questo tempo è finito e dobbiamo abituarci ad una nuova situazione. L’Europa deve ritrovare il suo posto giusto nel mondo, per cercare di contrastare anche questi gravi problemi interni”. Fior, nessun Paese europeo ha ratificato la Convenzione internazionale sulla protezione dei diritti dei lavoratori migranti… “I Paesi europei non sono disposti a ratificare la Convenzione perché significherebbe riconoscere al migrante il suo status di persona con diritti, ossia non considerarlo più un estraneo, un clandestino. Ma se riuscissimo a dare un’accoglienza semplice e vera, potremmo riuscire ad eliminare anche tutti quei fenomeni di microcriminalità spiegabili dalla necessità di vivere. Perché la maggioranza delle persone che arrivano da noi non vengono con l’intento di delinquere. Se sono disperate e non riescono a trovare lavoro è ovvio che il primo ‘sì’ è a chi permette di guadagnare in fretta. Poi si entra in un circolo talmente vizioso che rimane difficile uscirne”. Cosa chiedete all’Europa, in quanto portavoce degli sfruttati e dei poveri? “L’Europa dovrebbe riconoscere che queste persone sono delle vittime, quindi che sia riconosciuto il bisogno di accompagnamento e inserimento lavorativo, al di là del fatto che siano disponibili o meno a denunciare gli sfruttatori. Questo infatti può mettere le persone in difficoltà perché le loro famiglie vengono ricattate. Come esiste l’asilo politico per chi fugge da guerre e persecuzioni lo stesso dovrebbe accadere anche per le vittime della tratta. Chiediamo inoltre all’Europa di cambiare quell’indirizzo più o meno neo-liberale, privatistico, che è nella Costituzione europea, per affermare in maniera molto più chiara un atteggiamento di accoglienza, solidarietà e partecipazione delle Istituzioni europee nella vita delle persone. Non siamo assolutamente d’accordo con questa visione che riduce tutto a merce. È anti-umano e anti-cristiano e porta alla distruzione e alla contrapposizione, perché nell’idea di merce è insita la concorrenza, che può essere anche leale ma che nella maggior parte dei casi è sleale. Questo è l’aspetto più negativo della società di oggi che si riflette nella Costituzione europea e nell’atteggiamento politico dell’Europa”.