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Conviene tenere in mente il vecchio adagio, ‘la mano che fa dondolare la culla è la mano che governa il mondo’, quando si riflette sul processo della costruzione europea. Indipendentemente dalla radicale novità della partecipazione delle donne al mercato dell’occupazione negli ultimi 50 anni, le donne restano le principali responsabili della cura e dell’educazione della società. Non ci meraviglieremmo che qualcuno pensasse che i Padri Fondatori avessero immaginato una comunità essenzialmente concentrata sull’economia. In realtà essi avevano immaginato una comunità basata sui principi della pace, ma comunque costruita sull’integrazione economica transfrontaliera: un mezzo pragmatico per un fine idealistico. L’integrazione economica avrebbe dovuto essere il primo passo concreto verso un’effettiva solidarietà tra i popoli europei. I cittadini dell’Unione Europea, in particolare le donne, hanno bisogno di apprezzare il lato umano della costruzione europea per diventarne protagonisti. L’Unione Europea ha svolto un notevole servizio a favore delle proprie cittadine. In effetti fu nel Trattato di Roma del 1957 che fu gelosamente custodito per la prima volta il principio di una remunerazione uguale per un lavoro uguale, sia per gli uomini che per la donne. Da allora, l’Unione Europea è sempre stata in prima linea nel sostegno dei diritti di uguaglianza per le donne, non solo nel settore dell’impiego ma ben oltre. Tuttavia, le donne restano i soggetti meno attratti dal progetto europeo. Forse gli attori politici, che sono prevalentemente uomini, parlano una lingua che non entra in risonanza con la percezione femminile di ciò che dovrebbe essere una vera comunità. Dato il malessere che attualmente permea l’Unione Europea, il periodo di riflessione autoimposto e l’iniziativa Plan D per il coinvolgimento dei cittadini europei, forse vale la pena approfondire strategie differenziate per donne e uomini che sfruttino le conoscenze, gli interessi e soprattutto il supporto al progetto da parte delle donne europee. L’Unione Europea si trova di fronte ad un cambiamento demografico senza precedenti, con un tasso di natalità medio dell’Unione Europea pari a 1,48 per donna un livello che è insufficiente a reintegrare la popolazione totale di oggi e un aumento dell’aspettativa di vita. Entrambi i fattori concorrono a creare problemi in termini di risorse finanziarie e strutturali. L’apprezzamento del ruolo rivestito dalle donne nella risposta a queste sfide è di importanza vitale. Il sostegno alla famiglia come colonna portante del nostro modello sociale europeo deve poggiare su basi solide. Nel far ciò, si vedrà chiaramente che gran parte del lavoro in cui sono coinvolte le donne è apprezzato, facendo magari aumentare il senso di identità delle donne europee se si vedrà che l’Unione Europea condivide i loro interessi ed agisce in base ad essi. L’accesso alle reti delle donne di tutta l’Unione Europea potrebbe essere una fortuita opportunità di interagire con le donne, che non solo cullano i bambini e continuano a guadagnarsi da vivere lavorando, ma si prodigano anche per il bene comune sia all’interno dell’Unione Europea che al di là dei suoi confini.