Le vicende in Iraq e Iran sono commentate con attenzione dalla stampa tedesca. Karl Grobe per la Frankfurter Rundschau (26/10) si occupa dell’approvazione della costituzione irachena e scrive: “ La costituzione è stata approvata in Iraq. Tuttavia, la maggioranza dei due terzi non dovrebbe causare un giubilo troppo affrettato. L’Iraq ha ora l’occasione forse l’ultima, per adesso – per ottenere uno sviluppo pacifico e l’autonomia. Ma non ha alcuna certezza. I dettagli lo dimostrano ampiamente. […] Il venti per cento dei contrari alla costituzione, ottenuto a Baghdad, dove vive un quinto della popolazione irachena e in cui fino a pochi anni fa la differenza etno-religiosa tra sunniti, sciiti e altri non aveva alcuna importanza, fa riflettere. […] Ciononostante, vi è la possibilità di partecipare tutti alla costruzione e di isolare i terroristi. Non vi sono però garanzie di successo“. Sulle esternazioni del presidente iraniano Ahmadinejad contro Israele, che a suo dire andrebbe cancellato dalla carta geografica, così commenta la Frankfurter Allgemeine Zeitung (27/10): “ Il fatto che Ahmadinejad non ottenga alcuna fiducia con una tale aggressività e furia, è chiaro: non in Occidente, ovviamente non in Israele, che non è stato in grado di rendersi conto dell’ascesa dell’Iran a potenza nucleare, e nemmeno tra i Paesi vicini arabi. Probabilmente, Ahmadinejad pensa veramente ciò che dice. Se le ambizioni nucleari dell’Iran finiscono per essere accettate e un uomo simile mantiene il potere nelle sue mani, nessuno può sorprendersi se Teheran dovesse perseguire una politica estera ancora più aggressiva. Ma la questione è se il presidente parla per l’intera leadership iraniana oppure solo per la sezione ‘rivoluzione islamica’”. L’avversario politico Rafsanjani deve stare attento. Riuscirà a contenere Ahmadinejad e la sua furia?“. “ Una messa ancora da celebrare” è il titolo dell’editoriale di Michel Kubrer su La Croix (24/10), a commento del Sinodo dei vescovi sull’Eucarestia concluso pochi giorni fa. “ Numerosi fattori scrive Kubrer si sono congiunti per provocare delle attese insperate sul sinodo. L’elezione di Benedetto XVI… Una riforma del funzionamento del Sinodo stesso che questa assemblea ha testato con successo. Infine una libertà di parola alla quale i padri sinodali non ci avevano certo abituato in passato“. Secondo Kubrer, quindi, “ da tutto ciò a vedere questa assemblea aprire all’accesso alla comunione dei divorziati risposati e ai cristiani di altre confessioni, permettere l’ordinazione agli uomini sposati o generalizzare le ‘messe inculturate’, ci sarebbero comunque dei passi piuttosto ampi che i padri sinodali non hanno giudicato di voler fare”. Secondo Kruber “ resta la possibilità di sperare che Benedetto XVI sia più audace di loro (salvo sul celibato che ha lui stesso riaffermato ieri) nell’esortazione che presenterà a partire dalle proposizioni finali“. “ Il nemico all’interno” è il titolo del servizio di Time (31/10) che prende in considerazione il fenomeno dei giovani musulmani “ senza radici e caparbi” che “ stanno aumentando considerevolmente la loro adesione all’estremismo religioso“. Nel servizio di Bill Powell si sottolinea che “ benché il numero preciso degli europei jihadisti sia impossibile da determinare, l’antiterrorismo continentale stima che i gruppi radicali siano in costante crescita. Una stima francese del 2004 calcolava che circa 150 delle 1600 moschee e luoghi di preghiera fossero sotto il controllo di elementi estremisti“. Stesso discorso per l’Olanda dove, “ a fronte di un milione di musulmani presenti, l’intelligence locale parla di una ventina di gruppi estremistici che risultano operanti“. La questione secondo l’autore “ è cosa succederà ora tra le comunità musulmane in Europa per fermare la tendenza che sembra inarrestabile verso l’odio e la violenza. La minoranza arrabbiata non sembra in alcun modo disponibile a cambiare atteggiamento“. In Spagna si commenta la vittoria di Lech Kaezynski alla presidenza della Polonia. Secondo El Paìs del 25/10 i suoi “punti di vista sull’omosessualità o la pena di morte non sono il migliore augurio per l’Unione europea”. “La Commissione ha votato ieri affinché l’ex sindaco di Varsavia mantenga il suo impegno inequivocabile con l’allargamento europeo – si legge nell’editoriale -. Però Bruxelles, a partire da oggi, incontrerà presumibilmente in Polonia, membro recente del club, un negoziatore più duro e dedito ad interessi concreti piuttosto che interessato a concetti transnazionali”. ———————————————————————————————————– Sir Europa (Italiano) N.ro assoluto : 1426 N.ro relativo : 75 Data pubblicazione : 28/10/2005