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Chi troppo vuole, nulla stringe. La vita è sempre più lunga, le solidarietà quindi sempre più importanti. All’altro capo della catena, anche la formazione diventa col tempo sempre più esigente. La vita professionale certamente inizia sempre più tardi. E la natalità fluttua verso il basso. Tuttavia, ci si rifiuta di prolungare la durata del lavoro, o, più precisamente, di chiudere la parentesi di una politica cieca… Ci sono certe “evidenze” che oggi non è possibile rimettere in gioco, ma che mettono in gioco l’avvenire. Ci sono anche dei “valori” che entrano in corto circuito pur senza avere la stessa importanza: una società del consumo e del benessere, sicurezza sociale per tutti, accesso a cure sanitarie di qualità per tutti, una competitività mantenuta a livello mondiale, una pensione serena… Noi, in Europa, non ci rendiamo conto della fortuna che abbiamo, non valutiamo fino a che punto possiamo essere fieri delle nostre conquiste sociali. Ma, per mantenerle, esiste tuttavia un prezzo di solidarietà da pagare per le generazioni future. Perché sono loro ad essere in gioco. Una politica a breve termine ha qualcosa di suicida… Una leggenda araba racconta che un pastore ebbe un giorno la fortuna di poter sposare una principessa. Ella pose delle condizioni. Ma il nostro giovane pretendente qualche giorno dopo ebbe l’occasione di sposare la regina stessa. Ahimè, per questo dovette rinunciare al suo matrimonio principesco. Cosa che fece senza troppa esitazione. Ma si accorse che la regina non era che un miraggio… Colui che volle sempre di più finì per perdere ciò che aveva già… Il vero problema forse è questo. Ma, attenzione, non bisogna che siano sempre gli stessi a pagare. Una politica finalizzata alla carriera deve andare di pari passo con altre politiche, anche se dolorose per alcuni, non gli stessi, chiaramente. Non dimentichiamo neppure che il lavoro non è uguale per tutti: alcuni lavori sono più duri di altri e più logoranti. In alcuni casi, le condizioni lavorative sono anche peggiorate. Il prepensionamento non funziona nello stesso modo per tutti. Non è possibile, anche in Europa, in una società sempre più contrassegnata dalla disuguaglianza, fare lo stesso discorso per tutti, ed è probabilmente da questo che derivano le attuali incomprensioni.