PROTESTANTI" "
Dibattito sulla laicità e contributo all’Europa” “
La Federazione protestante di Francia ha celebrato nei giorni 21, 22 e 23 il centesimo anniversario della sua fondazione (25 ottobre 1905), avvenuta nello stesso anno in cui la Francia approvava la legge sulla separazione tra Stato e religione che avrebbe fortemente caratterizzato il sistema di laicità del Paese. Le celebrazioni si sono tenute nella ottobre nella “Maison du protestantisme” a Parigi alla presenza delle più alte autorità dello Stato e di oltre 600 invitati, molti dei quali provenienti da diversi Paesi europei. Due i momenti forti: venerdì 21 l’apertura ufficiale con un dibattito sulla laicità dello Stato e sabato 22 un colloquio internazionale su “Il ruolo del protestantesimo in Europa” che si è concluso con una dichiarazione finale sottoscritta dai diversi rappresentanti delle chieste protestanti del continente. CHIESE E LAICITÀ. Rispetto per la laicità dello Stato ma anche e soprattutto la rivendicazione di un diritto: quello di poter partecipare ai dibattiti politici e sociali dei Paesi europei soprattutto se queste discussioni rimandano al bene dell’umanità. Lo chiedono i rappresentanti delle Chiese protestanti in Europa nella “Dichiarazione di Parigi” pubblicata la termine del colloquio internazionale sul ruolo del protestantesimo in Europa. “Nel rispetto per l’indipendenza del potere politico nei confronti delle Chiese, rifiutiamo di vedere queste ultime accantonate nella sfera privata: vogliamo continuare ad avere i mezzi per interpellare e sollecitare i responsabili politici, sociali, economici dei nostri Paesi e delle istituzioni europee in merito alle questioni etiche prioritarie per l’umanità, alla giustizia, alla dignità, alla libertà di coscienza, alla prevenzione di ogni discriminazione”. Prendendo la parola in apertura delle celebrazioni, JEAN-ARNOLD de CLERMONT, presidente della Federazione protestante francese ha parlato della necessità di apportare nuovi “riadattamenti” alla legge del 1905 viste le “numerose derive nell’esercizio della laicità” che più volte la Federazione ha denunciato a nome della chiese membro. LE AUTORITÀ. Le autorità presenti hanno però ribadito la loro posizione: la legge del 1905 non si tocca. In un messaggio ai protestanti francesi, il presidente della Repubblica JACQUES CHIRAC, ha affermato di comprendere i problemi e le difficoltà che la Federazione protestante gli ha più volte espresso. “Queste questioni ha detto devono poter trovare una risposta senza però mettere in causa un testo che ha profondamente contribuito alla pace civile del nostro Paese”. Il primo Ministro DOMINIQUE DE VILLEPIN è stato ancora più duro. Alla legge del 1905 ha detto “sono profondamente attaccato”. Ed ha aggiunto: “Al di là delle difficoltà, dobbiamo riaffermare il rispetto del principio di laicità in tutti i servizi pubblici del Paese. Essi sono garanti dell’interesse generale e della uguaglianza dei cittadini nel territorio”. CRISTIANESIMO IN EUROPA. La Federazione protestante francese ha voluto dedicare il centenario di fondazione alla “causa europea”. A questo scopo ha organizzato un colloquio internazionale sul ruolo del protestantismo e del cristianesimo nel continente, invitando i rappresentanti delle Chiese protestanti d’Europa. Un dato è emerso: le Chiese cristiane in Europa si stanno confrontando con un forte processo di scristianizzazione della società, in tutti i suoi ambiti, dal lavoro, alla famiglia, alla educazione, alla vita politica. “Si tratta – ha detto il sociologo JEAN-PAUL WILLAIME di reinventare il cristianesimo in una modernità disincantata che ha rimesso in discussione la sua stessa antropologia e le istituzioni che essa stessa ha suscitato (la famiglia e l’educazione, per esempio)”. “In questo contesto ha proseguito il sociologo – i cristiani sono di fatto una minoranza anche se le loro Chiese possono ancora vantare di rappresentare, in alcuni Paesi, una parte importante della popolazione. È, in una parola, la fine del cristianesimo per eredità a favore di un cristianesimo per scelta. Una scelta che può permettere ad alcuni uomini e donne di porsi come soggetti autonomi e attori responsabili nei loro ambienti secolarizzati e pluralisti”. Inoltre i cristiani non possono “dimenticare che l’Europa è stata terra di guerre di religioni e di ferite tra le diverse confessioni cristiane. Ma è stata anche la terra che ha visto il superamento di questi conflitti”. Alle Chiese, l’Europa chiede di trovare una via possibile tra “differenza” e “coesistenza pacifica”,”in questo senso diciamo che l’ultramodernità segna la fine di un certo ecumenismo” e invita le Chiese “ad affermarsi nella loro specificità” ma nello stesso tempo a “giocare un ruolo di risorsa spirituale, etica, culturale e anche politica in senso ampio”.