TESTIMONI" "

Per l’Europa” “

ROBERT SCHUMAN: attualità del suo testamento politico ” “

Robert Schuman sbarca nell’est Europa, comincia a far proseliti nei paesi di nuova adesione e in quelli ancora sulla porta dell’Ue. I suoi scritti contribuiscono a far crescere la “sensibilità europea” e il suo libro intitolato “Pour l’Europe”, dato alle stampe nell’anno della morte, il 1963, è ora tradotto, oltre che in tedesco e inglese, in polacco, russo, croato, bulgaro, serbo, slovacco, macedone, lituano, estone, romeno, sloveno e albanese. Un politico verso gli altari. La Fondazione intitolata a Schuman ha sede a Parigi, con una succursale a Bruxelles. L’attività è intensa e comprende conferenze, convegni, pubblicazioni, pronunciamenti sui temi più “scottanti” dell’attualità continentale. Sempre in Francia è sorto l’Institut Saint Benoît Patron de l’Europe, con sede a Scy-Chazelles, “buen retiro” del politico lorenese (che era nato in Lussemburgo nel 1886 e parlava perfettamente sia francese che tedesco), il quale si occupa della sua causa di beatificazione. Nella primavera 2004, infatti, mons. Pierre Raffin, vescovo di Metz, ha chiuso la fase diocesana del processo di beatificazione, aperto nel 1990. Ascoltati duecento testimoni, analizzati tutti gli scritti pubblici e privati del personaggio politico, ripercorse le tappe biografiche, i risultati dell’inchiesta (50.000 pagine) sono stati trasferiti a Roma, presso la Congregazione per la Causa dei Santi. E in tutta Europa sono sorte in questi anni associazioni, gruppi, iniziative che ne portano il nome. A Varsavia, ad esempio, in primavera si svolge una grande marcia che, rifacendosi al messaggio europeista di Schuman, porta nelle strade della città migliaia di persone. Costruttore della “casa comune”. La figura di questo “uomo di frontiera” è affascinante. Dopo aver indossato la divisa dell’esercito tedesco nella prima guerra mondiale, decide di assumere la cittadinanza francese. Sceglie il celibato e dedica tempo ed energie ai poveri. Si impegna nella vita politica, prima come consigliere comunale a Metz, poi come deputato della Mosella. Nella seconda guerra mondiale è internato in Germania. Tornato in Francia è tra i fondatori del partito cristiano democratico francese, il Mouvement Républicain Populaire. Eletto nuovamente all’Assemblea nazionale, ricopre – nella difficile fase della ricostruzione economica e della “guerra fredda” – l’incarico di ministro delle Finanze, mentre negli anni 1947-48 diviene presidente del Consiglio. Fra il 1948 e il ’53 vive una lunga esperienza di titolare del Quay d’Orsay: come responsabile del dicastero degli Esteri, conduce la Francia ad aderire al piano Marshall e al Consiglio d’Europa e dà un deciso contributo alla riconciliazione con la Germania. Il 9 maggio 1950 presenta la famosa “Dichiarazione”, elaborata con il decisivo contributo di Jean Monnet, che porterà all’istituzione della Comunità europea del carbone e dell’acciaio. Le fondamenta della “casa comune” sono gettate. La data del 9 maggio è talmente importante che, oggi, è il giorno della “Festa d’Europa”, normata addirittura nel Trattato costituzionale Ue. “Ambasciatore” della causa europea. Negli anni ’50 Schuman stringe rapporti di stima con gli altri “padri” dell’Europa comunitaria, primi fra tutti il tedesco Konrad Adenauer e l’italiano Alcide De Gasperi. Lasciati gli incarichi ministeriali, Robert Schuman diventa “ambasciatore” della causa europeista e gira la Francia e l’Europa occidentale tenendo conferenze, scrivendo articoli, incontrando politici, intellettuali e semplici cittadini. Nel 1958 è eletto presidente dell’Assemblea di Strasburgo, ruolo che ricopre per un biennio. Nel 1962, al termine del mandato parlamentare, da tempo indebolito nel fisico, si ritira a Scy-Chazelles, dove pone ordine fra i ricordi e si dedica alla scrittura del volume “Pour l’Europe che contiene il suo testamento politico. Si spegne il 4 settembre 1963. Solidarietà, laicità della politica. “Per Schuman – ha recentemente osservato Ulrich Lappenküper, studioso dell’uomo politico francese – l’unificazione dell’Europa non era un obbligo derivante da motivi esterni, per esempio la dipendenza dagli aiuti del piano Marshall americano o i pericoli della guerra fredda: essa era nata piuttosto dalla necessità interna di un ordine interdipendente di Stati. Dopo due guerre devastanti, il vecchio mondo doveva riconoscere che c’era un bene comune al di sopra degli interessi nazionali: la solidarietà. Essa si poteva raggiungere solo se gli Stati democratici dell’Europa avessero superato l’ostilità dei loro confini”. Secondo il ministro francese, “profondamente credente, l’Europa pacificata doveva essere costruita sui valori di base democratici e cristiani. ‘La democrazia sarà cristiana o non sarà’, confermò nel suo ‘testamento’ di politica estera”, il già citato “Pour l’Europe”. Eppure, secondo Lappenküper, egli “sapeva distinguere molto bene tra un ‘regno di Dio’ e un regno del ‘Kaiser’ e sapeva separare le responsabilità delle due forze”.