GIOVANNI PAOLO II " "

Mi è sempre vicino ” “

Benedetto XVI parla del suo predecessore in un’intervista alla Tv polacca” “

Il 16 ottobre del 1978, il card. Karol Wojtyla diventò Papa e da quel giorno Giovanni Paolo II, per oltre 26 anni, ha guidato la Chiesa. Tra i suoi più stretti collaboratori c’era anche il card. Joseph Ratzinger che Giovanni Paolo II chiamò dalla diocesi di Monaco di cui era vescovo, per guidare la Congregazione della dottrina della fede. Incarico che il card. Ratzinger ha portato avanti per più di 20 anni, prima di essere eletto Papa. Domenica 16 ottobre, esattamente 27 anni dopo l’elezione al soglio pontificio di Papa Wojtyla, è andata in onda nella televisione pubblica polacca la prima intervista di Benedetto XVI rilasciata, in lingua italiana, a padre Andrzej Majewski, responsabile dei programmi cattolici dell’emittente. Ne riportiamo alcuni stralci (testo integrale su old.agensir.it). L’intervista si è conclusa con l’annuncio, “se Dio vuole”, di un viaggio del Santo Padre in Polonia. L’INIZIO DI UN’AMICIZIA. “L’incontro personale la prima volta si è realizzato per il conclave del 1978. Dall’inizio ho sentito una grande simpatia e, grazie a Dio, immeritatamente, il cardinale di quel tempo mi ha donato fin dall’inizio la sua amicizia. Sono grato per questa fiducia che mi ha donato, senza i miei meriti. Soprattutto vedendolo pregare, ho visto e non solo capito, ho visto che era un uomo di Dio. Questa era l’impressione fondamentale: un uomo che vive con Dio, anzi in Dio. Mi ha poi impressionato la cordialità, senza pregiudizi, con la quale si è incontrato con me… Senza grandi parole, era così nata un’amicizia che veniva proprio dal cuore e, subito dopo la sua elezione, il Papa mi ha chiamato diverse volte a Roma per colloqui e alla fine mi ha nominato prefetto della Congregazione per la dottrina della fede”. IL PAPA E IL MONDO. “Mi sembra che il Santo Padre, con i suoi discorsi, la sua persona, la sua presenza, la sua capacità di convincere, ha creato una nuova sensibilità per i valori morali, per l’importanza della religione nel mondo. Questo ha fatto sì che si creasse una nuova apertura, una nuova sensibilità per i problemi della religione, per la necessità della dimensione religiosa nell’uomo e soprattutto è cresciuta – in modo inimmaginabile – l’importanza del vescovo di Roma… Nessun altro al mondo, a livello mondiale può parlare così nel nome della cristianità e dar voce e forza nell’attualità del mondo alla realtà cristiana. Ma anche per la non cristianità e per le altre religioni, era lui il portavoce dei grandi valori dell’umanità”. IL PAPA E I GIOVANI. “Ha saputo entusiasmare la gioventù per Cristo. Questa è una cosa nuova, se pensiamo alla gioventù del 1968 e degli anni Settanta. Che la gioventù si sia entusiasmata per Cristo e per la Chiesa e anche per valori difficili, poteva ottenerlo soltanto una personalità con quel carisma; soltanto Lui poteva in tal modo riuscire a mobilitare la gioventù del mondo per la causa di Dio e per l’amore di Cristo”. GLI ULTIMI DUE INCONTRI. “Gli ultimi due incontri li ho avuti, un primo, al Policlinico “Gemelli”, intorno al 5-6 febbraio; e, un secondo, il giorno prima della sua morte, nella sua stanza. Nel primo incontro il Papa soffriva visibilmente, ma era pienamente lucido e molto presente… Il secondo incontro è stato il giorno prima della morte: era ovviamente più sofferente, visibilmente, circondato da medici e amici. Era ancora molto lucido, mi ha dato la sua benedizione. Non poteva più parlare molto. Per me questa sua pazienza nel soffrire è stato un grande insegnamento, soprattutto riuscire a vedere e a sentire come fosse nella mani di Dio e come si abbandonasse alla volontà di Dio. Nonostante i dolori visibili, era sereno, perché era nelle mani dell’Amore Divino”. L’EREDITÀ. “Ci ha lasciato – 14 Encicliche, tante Lettere Pastorali e tanti altri – e tutto questo rappresenta un patrimonio ricchissimo che non è ancora sufficientemente assimilato nella Chiesa. Io considero proprio una mia missione essenziale e personale di non emanare tanti nuovi documenti, ma di fare in modo che questi documenti siano assimilati, perché sono un tesoro ricchissimo, sono l’autentica interpretazione del Vaticano II”. IL FUTURO. “Il Papa mi è sempre vicino attraverso i suoi testi: io lo sento e lo vedo parlare, e posso stare in dialogo continuo col Santo Padre, perché con queste parole parla sempre con me, conosco anche l’origine di molti testi, ricordo i dialoghi che abbiamo avuto su uno o sull’altro testo. Posso continuare il dialogo con il Santo Padre. Naturalmente questa vicinanza attraverso le parole è una vicinanza non solo con i testi, ma con la persona, dietro i testi sento il Papa stesso. Un uomo che va dal Signore, non si allontana… C’è così un dialogo permanente e anche un essere vicini, in un nuovo modo, ma in modo molto profondo”.