Con un pellegrinaggio alla tomba di San Bonifacio, “l’apostolo dei tedeschi”, il 3 ottobre la Chiesa cattolica tedesca ha ricordato a Fulda il sessantesimo anniversario della fine della Seconda guerra mondiale e le sue conseguenze, in particolare la deportazione, l’espulsione e la fuga dei cittadini tedeschi da altri Paesi europei. Nel giorno scelto per festeggiare la riunificazione tedesca, al pellegrinaggio erano attesi circa 2.000 pellegrini. Il programma ha visto un intervento del presidente del Consiglio cattolico tedesco per i rifugiati, Norbert Matern e una celebrazione solenne presieduta dal vescovo di Fulda, mons. Heinz Josef Algermissen e concelebrata dal vescovo ausiliario mons. Gerhard Pieschl (Limburg). Il pellegrinaggio è stato organizzato congiuntamente dall’ufficio per la pastorale dei deportati e degli esuli della conferenza episcopale tedesca, nonché dalla Conferenza dei visitatori (incaricati della pastorale per i deportati e gli esuli tedeschi che vivono nell’area di competenza della Conferenza episcopale tedesca). “Dal grande dolore arrecato dai tedeschi agli altri e a sé stessi durante l’ultimo secolo”, hanno affermato gli organizzatori, scaturisce un messaggio comune per gli uomini di oggi: mettere in guardia da ciò che l’uomo può fare al proprio prossimo, dal dolore che si prova ad essere strappati dalla propria Patria, dal proprio passato e ad essere abbandonati al proprio futuro di disperazione, da quanto orrore può essere prodotto dalla mano dell’uomo. E l’esortazione ad impedire con tutte le proprie forze che tutto ciò si ripeta in futuro. “La forza riconciliante della fede cristiana può guarire le ferite del passato e consentire un futuro dignitoso”. “In questo spirito, i deportati e gli esuli tedeschi proseguono il cammino di riconciliazione e comprensione tra i popoli europei. Con il pellegrinaggio, intendono esprimere il loro legame cristiano a S. Bonifacio, il loro inserimento nelle loro nuove diocesi e parrocchie, nonché la loro integrazione sociale in Germania”.