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Assemblea dei vescovi europei: prossimo appuntamento a San Pietroburgo” “
Benedetto XVI, nel suo messaggio all’assemblea plenaria del Ccee (Roma, 29 settembre- 2 ottobre) ha esortato i Presidenti delle 34 Conferenze episcopali d’Europa “a non temere di affrontare le attuali sfide pastorali, ponendosi in ascolto dell’uomo nella concretezza delle sue condizioni di vita personale e sociale, pronti ad annunciare a tutti il Vangelo della speranza. Il Vangelo è la lampada affidata anche ai cristiani del terzo millennio”. E le sfide non mancano come sottolineano i sentimenti di “stupore e tristezza” dei vescovi di tutta Europa, davanti alla decisione del governo spagnolo di equiparare le unioni di persone del medesimo sesso alla famiglia fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna. “Questa non è una via ‘progressista, laica e moderna si legge nel comunicato finale dell’assemblea – ma un boomerang che ricadrà con esiti gravi soprattutto sulle nuove generazioni”. Le Conferenze episcopali europee esprimono, quindi, “solidarietà ai vescovi della Spagna nel loro impegno per la salvaguardia della famiglia e dei fondamentali valori umani e cristiani”. “L’esito del referendum italiano sulla fecondazione assistita del 12/13 giugno scorso aggiungono i presuli – ha mostrato che sulla vita le persone non vogliono ‘votare’. Ciò che è successo in Italia è guardato con molto interesse negli altri paesi europei e indica che una nuova e promettente via è già aperta”. Di seguito, alcune riflessioni emerse dal comunicato finale. Alla plenaria del Ccee, hanno partecipato i presidenti delle attuali 34 Conferenze episcopali del continente ed alcuni vescovi delegati per speciali ambiti pastorali. Come invitato ha anche partecipato mons. Tomash Peta, presidente della recente Conferenza episcopale del Kazakistan. La plenaria si è conclusa con la partecipazione alla messa di apertura del Sinodo dei vescovi nella Basilica di San Pietro, il 2 ottobre. All’unanimità i presidenti delle Conferenze episcopali d’Europa hanno accolto l’invito di mons. Joseph Werth, presidente dei vescovi cattolici della Federazione russa, di svolgere a San Pietroburgo dal 5 all’8 ottobre 2006 la loro prossima assemblea plenaria. “In cammino” per l’unità dei cristiani. I membri della plenaria del Ccee esprimono un “chiaro sostegno” al processo della Terza assemblea ecumenica europea, che inizierà a Roma nel gennaio 2006 e culminerà a Sibiu (Romania), nel settembre 2007. “L’Europa scrivono nel comunicato finale – è l’unico continente che ha la possibilità di creare uno spazio dove le diverse confessioni cristiane si possono incontrare e donarsi una testimonianza reciproca. È l’ora di rimetterci umilmente in cammino per superare chiusure e staticità. L’Europa ha bisogno dell’unità tra i cristiani”. Tra i segnali incoraggianti citano la Gmg di Colonia (agosto 2005), che “ha mostrato l’affacciarsi di una nuova generazione che si rimette in ricerca di spiritualità, di senso e di Dio”. Ripensare la “costruzione europea”. Non mancano, nel documento, accenti politici, con particolare riguardo ai nuovi “assetti” in atto nel nostro continente. “La pausa di riflessione imposta al processo di unificazione europea dal no della Francia e dei Paesi Bassi al trattato costituzionale e dal mancato accordo sul bilancio comunitario 2007/2013 ammonisce il Ccee – deve divenire un’occasione propizia per ripensare la costruzione europea dalle sue ispirazioni originarie e per comunicare ai giovani il senso e l’idea di questo progetto”. Il processo di unificazione europea, infatti, “vive un momento di incertezza soprattutto a causa del no della Francia e dei Paesi Bassi al trattato costituzionale. Più che di un rifiuto all’Unione Europea, le due votazioni negative esprimono il ritorno di timori ancestrali: la perdita di identità e autonomia nazionale di fronte ad una legislazione sempre più sovranazionale, l’aumento della disoccupazione giovanile ed il mancato riconoscimento di alcuni titoli di studio”. Il nunzio apostolico presso le Istituzioni europee, mons. André Dupuy, il vice-presidente e il segretario generale della Comece (commissione degli episcopati dei paesi appartenenti all’Unione Europea), mons. Adrian Van Luyn e mons. Noël Treanor, hanno presentato le problematiche e i progetti di attualità legate all’Unione europea: il dibattito sul trattato costituzionale; l’allargamento dell’Unione europea; le problematiche etiche; l’ingresso della Turchia nell’Ue; l’incontro con i vescovi Usa; il rinnovamento della strategia di Lisbona; il dialogo regolare tra Chiese e istituzioni. I vescovi hanno constatato la “crescente importanza della dimensione europea anche per le singole Conferenze episcopali”, giudicando “importante” che ogni Conferenza si “attrezzi” a livello nazionale e che a livello europeo si approfondisca la collaborazione tra Ccee e Comece. I 40 anni del Concilio. Alla luce del Concilio Vaticano II, i vescovi europei si sono interrogati su “come interpretare i cambiamenti storici-culturali avvenuti in questi decenni e sui sentieri da intraprendere nel prossimo futuro, nel campo della evangelizzazione, del ruolo della Chiesa nella odierna società europea, del dialogo ecumenico, dell’incontro tra religioni e culture e dell’unificazione europea”. Il presidente del Ccee, mons. Amédée Grab, ha citato le parole di Paolo VI, pronunciate alla cerimonia di chiusura del Concilio Vaticano II (7 dicembre 1965): “Date merito al Concilio di questo almeno, voi umanisti moderni, rinunciatari alla trascendenza delle cose supreme, e riconoscerete il nostro nuovo umanesimo: anche noi, noi più di tutti, siamo i cultori dell’uomo”. Nel Concilio “tradizione e rinnovamento si sono abbracciati”, ha detto mons. Agostino Marchetto, segretario del Pontificio Consiglio della Pastorale per i migranti e gli itineranti: “È erroneo pensare al Concilio come a un mutamento traumatico o una discontinuità. La via per realizzare questo abbraccio è quella del dialogo e del raggiungimento del consenso, perché solo nel dialogo è possibile realizzare l’unione della verità con la carità, dell’intelligenza con l’amore”. Il card. Camillo Ruini, presidente della Cei, ha sostenuto che l’obiettivo del Concilio stava nel “rendere la Chiesa del XX secolo sempre più idonea ad annunziare il Vangelo all’umanità del XX secolo”. I grandi eventi storici successi nei 40 anni che ci separano dal Concilio (il ’68, l”89, lo sviluppo scientifico, il terrorismo…), ha aggiunto, ripropongono l’urgenza della questione dell’uomo e del “ruolo pubblico del cristianesimo, per garantire, nell’attuale società libera e democratica, i fondamenti morali della convivenza”. Il card. Walter Kasper, presidente del Pontificio Consiglio per l’unità dei cristiani, ha affrontato il tema del Concilio e del dialogo: “A livello ecumenico ha precisato – non si tratta di accordarci diplomaticamente su un minimo o di cedere a posizioni relativiste, ma di realizzare un vero arricchimento, donandoci reciprocamente. Per questo l’ecumenismo spirituale appare oggi come la strada maestra per proseguire nel cammino di unità dei cristiani”. Evangelizzazione e fede. “L’eredità cristiana che l’Europa ha ricevuto dal passato e che ha segnato in profondità l’identità di questo vecchio continente impegna noi Vescovi a non rassegnarci ai deserti spirituali e alle difficoltà che la crescente secolarizzazione crea, ma ad affrontare le sfide odierne col coraggio che nasce in un Vescovo dalla fede e dal senso di responsabilità”, ha affermato il card. Giovanni Battista Re, prefetto della Congregazione dei Vescovi. “Negli ultimi decenni affermano i vescovi europei – è cresciuta in Europa la coscienza che il compito dell’evangelizzazione riguarda anche l’Europa stessa. Lo sviluppo della modernità ha portato con sé la crisi della cristianità con il diffondersi della secolarizzazione. Nell’est europeo, il frutto degenerato di questo fenomeno è stato l’ateismo di stato: le conseguenze sono ancora pesanti, specie in paesi come la Cechia o la parte est della Germania. Nell’occidente la cultura segnata dal secolarismo, negli ultimi decenni, ha scombussolato anche paesi con profonda tradizione cattolica e missionaria come Belgio, Paesi Bassi, Irlanda, Francia, Spagna”. Di qui l’urgenza del “ri-annuncio” della “buona notizia” e di una nuova inculturazione del cristianesimo. Catechesi, scuola e università, media. “Il futuro del mondo dipende dall’educazione”, ricordano i vescovi europei, secondo i quali “la catechesi e la formazione nella scuola e nell’università sono vie privilegiate ed efficaci d’educazione alla vita e alla fede non solo delle nuove generazioni, ma anche degli stessi adulti, che sempre hanno bisogno di autoformarsi ad una vita di fede e di impegno morale e civile coerente con i valori che vogliono trasmettere ai giovani”. In questo senso i vescovi europei hanno ribadito la loro disponibilità a contribuire all’attuale processo di riforma del sistema universitario europeo sancito dall’accordo di Bologna, anche intensificando la rete europea tra le università, i docenti e gli studenti. All’indomani dell’Assemblea plenaria della Commissione Episcopale per i Media (Varsavia, 15-18 settembre 2005), mons. Peter Henrici, presidente della commissione, ha ribadito la necessità che le Chiese europee “elaborino piani pastorali per le comunicazioni sociali; promuovano una osservazione critica, continua e fondata della scena mediatica; formino operatori mediatici competenti e rivolgano l’attenzione ai grandi mezzi pubblici, cercando di essere presenti in essi ed insistendo sulla salvaguardia del servizio pubblico”. Migrazioni e vocazioni. Mons. Louis Pelatre, vescovo cattolico di Istanbul, ha ribadito che “i migranti costituiscono una parte integrante della storia dell’Europa, rappresentando un aspetto importante della sua realtà attuale. Nessuno stato europeo è stato esente dal verificarsi del fenomeno dei flussi migratori. La Chiesa è chiamata a rivolgere un’attenzione particolare ai giovani, agli anziani, alle donne, alle famiglie, ai cattolici di rito orientale. È urgente una miglior coordinazione europea tra le molteplici forse ecclesiali che lavorano nel campo delle migrazioni”. A chiedere una pastorale vocazionale “di ampio respiro” è stato mons. Alois Kothgasser, presidente dell’European Vocations Service: “I protagonisti della pastorale vocazionale ha detto – devono essere incoraggiati alla collaborazione ed alla condivisione delle risorse, piuttosto che ad una concezione concorrenziale del proprio lavoro”. Al discernimento delle vocazioni” verrà dedicata una sessione speciale della plenaria Ccee.