TURCHIA

Costruire senza fretta” “

La Chiesa turca dopo l’avvio dei negoziati di adesione all’Ue” “

“Questo avvio dei negoziati è molto importante perché, spero, favorirà anche il riconoscimento giuridico della Chiesa”. Mons. Georges Marovitch , portavoce dei vescovi turchi accoglie con soddisfazione la notizia dell’avvio dei negoziati di adesione della Turchia all’Ue. Infatti, dice al Sir, “questo avvicinamento sarà una ricchezza per tutti”. Ed anche la Chiesa cattolica ne trarrà giovamento. “Abbiamo libertà di culto – spiega – ma non avendo personalità giuridica i beni acquisiti durante l’impero ottomano non sono riconosciuti dalla Repubblica, per cui lentamente stiamo perdendo i nostri beni immobili che servono al mantenimento della Chiesa. Se lo Stato turco accettasse di firmare un modus vivendi con la Santa Sede il problema sarebbe risolto”. Il momento così tanto atteso è giunto, ma il cammino che si prevede sarà lungo e non privo di ostacoli… “C’è grande soddisfazione per questo quadro negoziale che si apre. Cristiani, ebrei e musulmani insieme pensiamo che questa tappa di avvicinamento sarà una ricchezza reciproca. È chiaro che abbiamo davanti una strada lunga, non facile. Ci sono esami da superare. Ma quando si comincia una costruzione serve tempo e soprattutto che tutti portino i mattoni. In questa fase il nemico più grande è la fretta”. Quale sarà il cemento che terrà unita questa costruzione? “Bisogna avere misure comuni e quindi valori condivisi. Per usare un proverbio turco, “dobbiamo restare aggrappati alla corda che Dio ci ha dato”, se lasciamo questa fune si cade. In altre parole il cemento sono quei valori condivisi dai fedeli delle grandi religioni. Le leggi che hanno votato Paesi europei come Olanda, Francia, Belgio, Spagna dimostrano che la tradizione cristiana è stata dimenticata. La fede che l’Islam nutre per valori come la vita può essere una ricchezza per l’Europa. Anche nel cammino verso la pace non possiamo ignorare l’Islam. La Turchia, Paese ponte, può aiutare la pace e la riconciliazione tra le religioni. Nell’impero ottomano vivevano liberamente tante fedi. Da questa esperienza l’Europa potrà trarre giovamento”. Resta il rischio del fondamentalismo islamico… “In Turchia la stragrande maggioranza della popolazione è molto aperta. La scorsa settimana si è celebrato un simposio interreligioso ad Antiochia dove si è pregato insieme, ognuno nel suo specifico. Questo è il volto, aperto e tollerante, della Turchia”. (cfr. pagina 24 ndr). Quale vantaggio ricaverà l’Europa dall’eventuale ingresso della Turchia? “La Turchia è grande tre volte l’Italia e due volte la Francia. È un grande Paese pieno di ricchezze naturali, acqua soprattutto. Ricchezze che non sono ancora del tutto sfruttate. Già in passato, sotto l’impero ottomano, molti europei sono emigrati in Turchia per lavorare, i levantini. Allo stesso modo ci sono cinque milioni di lavoratori turchi in Europa. In questi ultimi anni nel Sud della Turchia si sono stabiliti oltre ventimila tedeschi. Hanno comprato case e impiantato industrie. Ed è solo l’inizio. La Turchia è grande e ricca”. Eppure una parte dell’opinione pubblica europea non è favorevole all’ingresso turco. Perché? “Perché non conoscono la Turchia. Dalla storia e dai libri a volte si possono trarre giudizi incompleti. Coloro che vivono e conoscono bene la realtà turca la pensano diversamente. Papa Giovanni XXIII è vissuto qui in Turchia per dieci anni ed amava questo Paese. Nei suoi scritti ha annotato che i turchi hanno il loro posto nella civiltà del mondo. Nel campo della civiltà i turchi hanno qualcosa da insegnarci. Eppoi l’Europa deve riconoscenza alla Turchia che per anni è stato il baluardo contro il regime comunista d’oltre cortina. Questa è storia”. Che dire allora della questione cipriota o degli armeni? Due questioni che pesano nell’ingresso nell’Ue. “Su Cipro sono stati usati due pesi e due misure. L’Europa, infatti, ha riconosciuto e permesso l’ingresso nell’Ue alla zona sud dell’isola, greca, prima che questa risolvesse il problema con la parte nord, turca, come prevede il regolamento europeo, in base al quale un Paese che ha gravi problemi con i suoi vicini non può fare ingresso nell’Unione. Sulla vicenda degli armeni, c’è stato un massacro e va riconosciuto. Ma bisogna anche andare a rileggere la storia per capire bene ciò che è accaduto. Prima del 1915 il popolo armeno era il più amato dai turchi. Ma voglio rispondere con le parole del patriarca armeno: bisogna dimenticare il passato e costruire il futuro. Dobbiamo costruire un monumento unico che ricordi i martiri e le vittime dei turchi e degli armeni”.