PARLAMENTO EUROPEO" "

Ue: uscire dall’impasse ” “

La Turchia rimane in attesa. Osservatori da Bulgaria e Romania ” “

Il mancato riconoscimento della sovranità cipriota, il problema della difesa dei diritti umani e delle minoranze, il silenzio “imbarazzante” sul genocidio armeno, le incerte tutele per le libertà fondamentali, fra cui quella religiosa, alcune riforme rimaste in sospeso: diversi “capi di imputazione” sono stati rivolti alla Turchia nel corso del dibattito di mercoledì 28 settembre al Parlamento europeo. L’Assemblea ha discusso con i rappresentanti del Consiglio Ue e della Commissione a proposito dell’avvio delle trattative di adesione, per poi giungere all’approvazione di un documento interlocutorio. Per lunedì 3 ottobre è atteso il via libera ai negoziati da parte del Consiglio dei ministri degli esteri dei 25 che si riuniranno a Lussemburgo. TURCHIA, BENESTARE CON RISERVA. “Una rapida normalizzazione dei rapporti fra la Turchia e tutti gli altri Stati membri dell’Ue – che includa il riconoscimento della Repubblica di Cipro – è un elemento indispensabile del processo di adesione”, si legge nel testo approvato dall’aula a Strasburgo. Allo stesso tempo, la Turchia deve “soddisfare pienamente” il criterio della “stabilità delle istituzioni a garanzia della democrazia, dello Stato di diritto, dei diritti dell’uomo e del rispetto e della protezione delle minoranze”. Il Parlamento, dopo una discussione piuttosto tesa fra i gruppi politici, ha approvato una risoluzione (356 favorevoli, 181 contrari, 125 astenuti) che di fatto mostra la disponibilità all’avvio dei negoziati con Ankara, specificando però che si tratterà “di un processo di lunga durata, il quale per sua natura è un processo aperto e non si traduce ‘a priori’ e ipso facto nell’adesione”. Poco prima l’Emiciclo aveva deciso di rinviare il voto sul protocollo che estenderebbe ai nuovi Stati membri l’unione doganale con la Turchia. DIBATTITO SUL FUTURO DELL’UE. Ma la Turchia non è stato l’unico tema che ha impegnato l’Assemblea. A un anno dal suo discorso d’investitura, il presidente del Parlamento, lo spagnolo JOSEP BORRELL, ha tracciato un bilancio dei primi dodici mesi di legislatura, affermando: “Questo è un momento difficile per l’Ue, che si trova in una fase di stallo. La nostra istituzione parlamentare deve contribuire a superare l’ impasse, con interventi su tutti i temi cruciali per il cammino dell’integrazione”. Secondo Borrell, l’Europa “necessita di una Costituzione” così come di una rapida “decisione sulle prospettive finanziarie per il periodo 2007-2013”. Borrell intendeva anche rispondere alle recenti dichiarazioni del presidente della Commissione, il portoghese JOSÉ MANUEL DURAO BARROSO, secondo il quale “non avremo la Costituzione per almeno due o tre anni” e quindi “occorre concentrarsi sui problemi socio-economici” e su “una semplificazione della normativa Ue”. LE POSIZIONI DEI GRUPPI POLITICI. Sullo stesso argomento intervengono diversi esponenti politici europei. HANS-GERT POETTERING, tedesco, capogruppo dei Popolari (Ppe) all’Europarlamento, spiega: “Negli anni ’80 e ’90 l’Ue è cresciuta e si è rafforzata assieme alla democrazia in Europa. Io resto ottimista sul futuro dell’integrazione. L’Unione è l’orizzonte entro il quale affrontare le sfide poste dalla globalizzazione. Non dobbiamo però rinunciare a riflettere sui valori che ci uniscono, sull’identità comune e a farci carico dei problemi sopraggiunti”, fra cui i nuovi allargamenti. Il Trattato costituzionale resta un punto fermo e sbaglia chi sostiene che esso sia superato”. Il leader del gruppo socialista (Pse), MARTIN SCHULZ, tedesco, esprime dal canto suo critiche decise verso Barroso: “Il presidente della Commissione preferisce affermare alla stampa che è inutile concentrarsi sulla Costituzione. Ma perché non avvia un serio dibattito interistituzionale?”. L’inglese GRAHAM WATSON, capogruppo dei Liberaldemocratici (Alde), sostiene che “l’impasse dell’Unione si supera con un ampio confronto fra le istituzioni e coinvolgendo i cittadini europei”. Il capogruppo dei Verdi, il francese DANIEL COHN-BENDIT, puntualizza: “Barroso dice che la Costituzione è morta, che dobbiamo pensare ad eliminare un po’ di direttive. Allora venga qui in Parlamento a discuterne”. “OSSERVATORI” ROMENI E BULGARI. All’inizio della sessione (che si è occupata anche del recente vertice Onu, dello status dei rifugiati, della concorrenza economica cinese ai prodotti Ue, del “caro petrolio”, dei trasporti ferroviari e delle vittime della strada), l’Europarlamento aveva accolto 35 “deputati osservatori” provenienti dalla Romania e 18 dalla Bulgaria, che siederanno nell’Assemblea in rappresentanza dei rispettivi Paesi fino al momento dell’adesione ufficiale, prevista per il 1° gennaio 2007. “Vorrei che il mio Paese dimostrasse di essere maturo per un ingresso a pieno titolo nell’Unione europea”, spiega STANMIR YANKOV ILCHEV, uno dei delegati della Bulgaria. “Abbiamo ancora molta strada da fare – aggiunge -. Penso al consolidamento del mercato interno, alle dogane, all’agricoltura, alla giustizia… A Strasburgo spero di accumulare un’esperienza che si riveli poi utile per la mia nazione”.