PAESI BALTICI (2)" "

Sciolta ma non sradicata ” “

Estonia: i monasteri ortodossi e cattolici in "una Chiesa che vuole esistere" ” “

“Il rapporto tra monasteri cattolici e ortodossi è una dimensione importante del movimento ecumenico in generale che va intensificata sempre più per promuovere una spiritualità nella ricerca della piena comunione, nutrita dalla lectio divina, dalla preghiera ininterrotta e dall’ascesi cristiana”. È un passaggio del saluto che il card. WALTER KASPER, presidente del Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani, ha inviato ai partecipanti al convegno internazionale “Il monachesimo ortodosso in Finlandia e nei Paesi baltici” che si è svolto nei giorni scorsi presso l’abbazia di San Nilo a Grottaferrata (Roma). L’incontro, promosso dal monastero esarchico di Santa Maria di Grottaferrata, cattolico di tradizione bizantina, e dal Patriarcato ecumenico di Costantinopoli, ha inteso costituire, come ha ricordato intervenendo al convegno mons. BRIAN FARRELL, segretario del suddetto dicastero vaticano, “un’occasione per una migliore conoscenza tra cattolici e ortodossi in vista della ricomposizione della piena unità dei cristiani”. L’impegno ecumenico, ha proseguito mons. Farrell, “è una chiamata di Dio per rendere la Chiesa di nuovo splendente come era quella di Cristo”. Due le sessioni del convegno, dedicate, rispettivamente, alla Chiesa ortodossa della Finlandia (cfr. Sir 66/2005) e a quella dell’Estonia. CHIESA “MILITANTE”. “Sciolta ma non sradicata; soppressa ma non cancellata”: così STEPHANOS, metropolita di Tallin e di tutta l’Estonia, ha descritto la Chiesa ortodossa nel Paese, una sorta di “chiesa militante” che, nonostante le avversità e le persecuzioni subite come “colonia” germanica tra il 1227 e il 1918, e soprattutto come “colonia” sovietica a partire dal 1944, ha saputo resistere mantenendo intatta la propria identità. Oggi la Chiesa ortodossa in Estonia conta il 19,4% dei circa 1.350mila abitanti del Paese, riuniti in tre diocesi di 25/30 parrocchie ciascuna. Una piccola Chiesa che si sente “vicina” al Patriarcato ecumenico di Costantinopoli, ma che deve ancora risolvere “la questione della propria autonomia, abolita nel 1945 con la forza, in modo unilaterale e senza rispettare il diritto canonico dal Patriarcato di Mosca”, oltre a quella del “rientro in possesso dei propri beni confiscati dallo Stato”, ha spiegato Stephanos, che ha definito “un calvario senza fine”, quello della Chiesa estone “sotto il regime sovietico”. Un periodo segnato dall’esilio del metropolita Alessandro, “seguito da quello di 23 preti e circa 8mila fedeli, l’assassinio di due vescovi e la successiva deportazione in Siberia di altre decine di sacerdoti dei quali non si è saputo più nulla”. “Ho visto la nostra Chiesa abbandonata da tutti: mi auguro – ha concluso – che l’ingresso dell’Estonia nell’Unione europea ci possa essere di aiuto. Vogliamo esistere; continueremo a pregare per il patriarca di Mosca e ad essere pazienti, ma la questione non risolta resterà come una spina nel fianco di tutta l’ortodossia”. Anche mons. ATHENAGORAS, vescovo di Sinope e rappresentante del Patriarcato ecumenico di Costantinopoli, ha espresso l’auspicio che “la Chiesa ortodossa risolva la questione della sua riunificazione interna ponendo fine alla cosiddetta ‘diaspora’ ortodossa”. DI “MONACHESIMO MUTILATO” perché “cresciuto tra le mille difficoltà della Chiesa ortodossa estone che gli hanno impedito uno sviluppo rigoglioso”, ha parlato l’archimandrita GREGORIOS PAPATHOMAS. Un monachesimo che ha origini in qualche modo “cattoliche” poiché è stato “importato” dalle comunità benedettine e cistercensi, insediatesi nel Paese prima del XVI secolo quando, “con la riforma protestante, il massiccio arrivo dei luterani ne ha segnato l’inizio della crisi”. “Rinato in tempi relativamente recenti”, oggi conta sul territorio due monasteri, entrambi di fondazione e lingua russa: Pühtitsa (Kuremac) e Petsery (Peciory), visitati da un gran numero di pellegrini. Il primo, ha spiegato Papathomas, “fondato 200 anni fa nel Nord-Est del Paese, lungo la frontiera con la Russia, conta oggi 120 monache ed è il luogo nel quale il patriarca di Mosca Alessio II, estone di origine e già metropolita dell’Estonia, ha espresso il desiderio di essere seppellito”. Petsery, nel Sud del Paese, è un famoso centro di arte monastica. “Gli 80 monaci presenti – ha reso noto Papathomas -, la cui principale attività consiste nella pittura su tessuto degli episodi della Bibbia, hanno contribuito con il loro lavoro alla creazione di una sorta di ‘catechismo pratico’”. Attualmente “la Carta statutaria della Chiesa in Estonia prevede la fondazione di altri monasteri sul territorio” ha proseguito l’archimandrita, rendendo noto insieme al metropolita Stephanos i principali obiettivi che si pone oggi la Chiesa: “Garantire ai preti un adeguato livello di formazione, e a questo fine abbiamo creato nuovi seminari; collaborare con la classe politica pur mantenendo sfere e competenze ben distinte; promuovere ulteriormente la responsabilità e la consapevolezza del laicato” che in Estonia, hanno precisato, “coopera alla vita ecclesiale in modo molto più attivo rispetto ad altre Chiese ortodosse”. “È urgente – ha concluso Stephanos – preparare pedagogicamente il nostro popolo a comprendere il significato e il valore di questa corresponsabilità”.