“Il cuore dei bambini è sacro”. È uno dei preoccupati moniti lanciati da mons. JEAN-CHARLES DESCUBES, arcivescovo di Rouen e presidente del Consiglio episcopale per la famiglia a commento di uno studio pubblicato in Francia sulla protezione dei minori su Internet. L’indagine rivela che su 10 milioni di genitori che hanno almeno un bambino di età compresa tra i 6 e i 15 anni, l’85% ritiene che la navigazione su Internet possa essere pericolosa. Il 71% proibisce così l’accesso ai minori sul web ma le famiglie sono consapevoli che non è così che si risolve alla radice il problema. “Internet commenta mons. Descubes è uno strumento utile” perché favorisce l’incontro con persone nuove, la condivisione di passioni, lo scambio di idee. “Non possiamo però, allo stesso tempo, ignorare alcune disfunzioni” e denunciare “frodi e abusi finanziari”. “Una popolazione ne è particolarmente esposta: i bambini e gli adolescenti”. “Le raccomandazioni dei genitori prosegue l’arcivescovo non sono sufficienti a proteggere i bambini e gli adolescenti. Le loro condizioni di vita e lavoro non permette di essere a loro fianco sempre”. È dunque indispensabile che i “responsabili pubblici prendano la decisione di rendere sistematico il controllo sui siti di accesso”. Sulla questione era intervenuto anche il premier Dominique de Villepin alla Conferenza della famiglia il 22 settembre scorso. Il primo ministro ha commentato un rapporto secondo il quale il 90% dei giovani naviga in casa sul pc di famiglia. Più della metà di loro utilizza le chat sebbene gli argomenti trattati non sono adatti ai bambini. La preoccupazione evidenziata dal rapporto è che i minori possano involontariamente confrontarsi con contenuti scioccanti, a volte traumatizzanti, addirittura possono vedersi proporre un incontro fisico tramite chat. Da qui è stata presa la decisione di creare un gruppo di lavoro di professionisti con il compito di sviluppare una sorta di “marchio di garanzia” da applicare a tutti i fornitori di servizi telematici. L’iniziativa dovrebbe sollecitare i fornitori a dotarsi degli strumenti di protezione necessari come informazione al pubblico, filtri sui minori e rapporti di cooperazione con la polizia.