polonia e germania" "

Uniti per il bene dell’Europa” “

Dichiarazione comune dei vescovi tedeschi e polacchi a 40 anni dallo storico scambio di lettere tra i due episcopati” “

“Ai tedeschi e ai polacchi non è lecito mai più indirizzare la propria forza spirituale e materiale gli uni contro gli altri. Il loro dovere è invece l’impegno per il bene comune di tutti i popoli dell’unificantesi Europa e il rafforzamento della sua identità cristiana”: lo ribadiscono con forza i vescovi polacchi e tedeschi, in una dichiarazione comune, resa nota il 21 settembre, in occasione del 40° Anniversario dello scambio di lettere tra i due episcopati nel 1965. La nota è firmata dall’arcivescovo Józef Michalik, e presidente della Conferenza Conferenza episcopale polacca e dal card. Karl Lehmann, vescovo di Magonza e presidente della Conferenza episcopale tedesca. L’evento di 40 anni fa è considerato molto importante, in quanto le parole dei vescovi di allora “Perdoniamo e chiediamo il perdono” ebbero un forte influsso sul corso della storia e sulla pacificazione tra i due Paesi dopo la seconda guerra mondiale. RICORDIAMO QUELL’ATTO CORAGGIOSO… “Ricordiamo quell’atto coraggioso – scrivono oggi i vescovi polacchi e tedeschi – non solo per rapportarci ad esso con rispetto. Lo ricordiamo anche perché così come un tempo i nostri predecessori, anche noi oggi ci sentiamo responsabili per quel processo di intesa, di riconciliazione e d’amicizia tedesco-polacca”. Le due Conferenze episcopali si dicono infatti “preoccupate” del fatto “che il ricordo dei momenti cupi della nostra storia comune genera non solo spirito di riconciliazione, ma conduce anche a squarciare le piaghe non ancora cicatrizzate e restaura uno spirito di regolamento dei torti subiti”. In particolare, precisano, “alcuni rappresentanti del mondo della politica e della vita pubblica sconsideratamente lacerano di continuo le piaghe ancor dolorose del passato delle nostre nazioni. Altri palesemente o addirittura spietatamente cercano di sfruttarle per fini personali e politici”. L’anniversario dello scambio delle lettere offre perciò “l’occasione di opporci con tutta forza a questo contegno così irresponsabile nei nostri rapporti reciproci”. DALLA VERITA’ AL PERDONO. “Il dono della riconciliazione può diventare anche nostro solo allorché riconosciamo sinceramente tutta la verità, ci pentiamo delle colpe e otteniamo il perdono”, ricordano i vescovi polacchi e tedeschi nel messaggio comune. “Da tale atteggiamento – continuano – nasce la prontezza a guardare alla propria storia e al presente non solo con i propri occhi, ma anche con gli occhi dell’altro”. E come quarant’anni fa i vescovi, “coscienti dell’onere del terribile fardello dei crimini di guerra, dell’illegalità e del dolore, furono in grado di abbattere i muri che ci dividevano ancora nel periodo della guerra fredda e dare nuovamente una visione dell’Europa in via verso l’unità piena” e “diedero testimonianza al fatto che i fondamenti cristiani non possono rimanere a lungo dominati dall’ingiustizia e dalla sopraffazione”, anche oggi Polonia e Germania, che partecipano insieme al processo di integrazione europea, devono dare “una testimonianza eloquente che l’ultima parola non appartiene alla guerra, all’odio e alla violenza”. MAI PIU’ GLI UNI CONTRO GLI ALTRI. “Affermiamo con forza: ai tedeschi e ai polacchi non è lecito mai più indirizzare la propria forza spirituale e materiale gli uni contro gli altri – sottolineano -. Il loro dovere è invece l’impegno per il bene comune di tutti i popoli dell’unificantesi Europa e il rafforzamento della sua identità cristiana. Questo compito lo si riuscirà ad eseguire solo quando i tedeschi e i polacchi comprenderanno che nella loro storia comune c’è anche molto bene che li unisce”. Un esempio eclatante è l’avere oggi un Papa tedesco dopo un Papa polacco. “Questi legami dovrebbero essere oggetto di una particolare sollecitudine della pastorale giovanile”, suggeriscono i vescovi, magari avviando “forme di collaborazione” i tra giovani dei due Paesi. LE SFIDE COMUNI. Tra le sfide comuni i vescovi ricordano “la difesa della vita, del matrimonio, della famiglia”, nel “campo della bioetica, che spesso è corrotto e minacciato dagli interessi egoistici degli ambienti di studio e delle sfere della vita economica”. “Per il bene delle future generazioni – concludono – dobbiamo insieme formare in spirito cristiano il volto del nostro continente, come ambiente di vita che rispetta e assicura l’inalienabile dignità e la vera libertà dell’uomo. Con la nostra sollecitudine per l’aspetto dell’Europa desideriamo portare il nostro contributo nel costruire la pace nel mondo. Si collega a questo anche l’impegno autentico dell’Europa a favore dei futuri contatti con i Paesi dell’Est e del Sud”.