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Vescovi europei e statunitensi a confronto su sicurezza globale e governance” “
“Come devono agire le nazioni e le istituzioni sovranazionali per promuovere la sicurezza in un’epoca di terrore, proliferazione nucleare e conflitti regionali diffusi in ogni continente? Come possono le chiese introdurre nel dibattito politico e culturale elementi di valutazione che pongano al primo posto gli obiettivi della pace e della solidarietà internazionale?”. I vescovi europei della Comece (Commissione degli episcopati della Comunità europea) e quelli americani della Usccb (Conferenza episcopale degli Stati Uniti) si sono dati appuntamento a Bruxelles da mercoledì 21 a venerdì 23 settembre per affrontare le tematiche più urgenti della vita internazionale, i problemi legati allo sviluppo dei Paesi poveri, la sfide della mondializzazione. I lavori si sono aperti mercoledì con una tavola rotonda sulle questioni legate al terrorismo, alle guerre e alla promozione della pace. “NEL MONDO CRESCONO PAURE E INCERTEZZA”. I vescovi europei e statunitensi hanno discusso fra l’altro di “sicurezza globale e governance“, del ruolo del diritto e delle istituzioni internazionali, di libertà religiosa, di rapporto tra islam e cristianesimo. Un’attenzione costante è stata riservata al possibile ruolo delle chiese e dei credenti nell’attuale scenario socio-politico. Nell’introdurre il meeting, mons. JOSEPH HOMEYER, tedesco, presidente della Comece, ha affermato: “Ci sono molte paure che attraversano il mondo di oggi. L’orizzonte non appare sereno e le incertezze sono avvertite non solo dai cittadini, ma anche da politici di elevata responsabilità. Neppure le chiese ne sono esenti”. “In tale quadro ha avvertito il vescovo crescono le responsabilità delle Chiese, chiamate a favorire il dialogo e a sostenere la pace e la speranza nel mondo di oggi”. Sessioni specifiche dell’incontro sono state riservate ai Balcani, alle migrazioni e alle questioni demografiche, alla situazione in Terra santa e alla realtà africana. Tra gli scopi dichiarati del rendez-vous era stata inscritta “la ricerca di potenziali aree di cooperazione fra le comunità cristiane europee e americane”. I VESCOVI USA E IL “PARADOSSO AMERICANO”. Nel corso della tavola rotonda di mercoledì, introdotta da mons. DIARMUID MARTIN, arcivescovo di Dublino (“Il ventesimo secolo ha dimostrato quanto siano vicini gli interessi e intrecciate le storie di Europa e Stati Uniti”), mons. JOHN RICARD, presidente della Conferenza episcopale americana, ha spiegato come negli Usa si percepisca questa “difficile fase di contrasti crescenti”: “Dopo gli attentati dell’11 settembre e le guerre che ne sono seguite, assistiamo a un paradosso. Nel nostro Paese si respira un forte senso di vulnerabilità, proprio nel momento in cui gli Stati Uniti sono rimasti l’unica superpotenza, sovraesposti sul piano politico e militare”. Ricard ha ricordato come la chiesa cattolica Usa abbia più volte fatto sentire la propria voce, “contraria alla guerra preventiva e all’unilateralismo politico”, pur concordando sul fatto che “ogni Paese ha il dovere di tutelare i propri cittadini e la loro sicurezza”. “È tempo di promuovere la pace ha aggiunto Ricard -, la quale non è solo assenza di guerra, ma anche tutela dei diritti umani e impegno per la giustizia, così da contribuire a rimuovere le cause profonde dei contrasti internazionali”. Mons. Ricard ha quindi spiegato l’obiettivo della “sicurezza cooperativa”, la quale “esige di superare le vie unilaterali: il dovere di difendere il bene comune e la pace devono trovare strade alternative a quella della violenza e semmai il ricorso alle armi, che da sé non è sufficiente a risolvere i problemi, deve costituire un’ultima ratio”. Ricard ha quindi citato Paolo VI “che ci ammoniva al dovere di costruire la pace perseguendo la giustizia. Non c’è altra via se non quella di combattere la fame, la povertà, accanto al rafforzamento degli organismi sovranazionali, a partire dall’Onu”. ETICA DELLA PACE; RUOLO DELLE NAZIONI UNITE. Altro interlocutore del dibattito è stato mons. GIUSEPPE MERISI, rappresentante della Conferenza episcopale italiana presso la Comece. Il vescovo si è dapprima soffermato sulle posizioni del magistero del Papa e del Catechismo della chiesa cattolica sull'”etica della pace”. Merisi ha osservato che “la prima considerazione che emerge dal cammino della Chiesa riguarda la progressiva convinzione che la guerra è sempre un male”. Il relatore ha poi affrontato i particolari aspetti della “ingerenza umanitaria” e del ruolo di “polizia internazionale” (“che richiedono un’autorità sovranazionale effettiva e norme giuridiche condivise”), soffermandosi sul ruolo primario delle Nazioni unite quali promotrici di pace, senza peraltro negarne i limiti e la difficile fase politica. Infine ha ricordato, citando Giovanni Paolo II e il card. Carlo Maria Martini, che “l’impegno contro il terrorismo deve esprimersi anche sul piano politico e pedagogico, rimuovendo le cause che stanno all’origine di situazioni di ingiustizia”, mentre “per superare l’idolo dell’odio e della violenza è molto importante imparare a guardare al dolore dell’altro”.