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Le prospettive del Paese in vista dell’ingresso nell’Ue” “
I manoscritti slavi e bizantini per lei non hanno segreti. Storica dell’arte, professoressa dell’Università di Sofia, Aksinia Durova è una studiosa delle vicende legate all’antica evangelizzazione del suo Paese e alle espressioni artistiche a carattere religioso. Ma ama anche alzare lo sguardo dai libri e partecipare alla vita civile e culturale della Bulgaria. In famiglia ha sempre respirato “aria politica”: suo padre, il generale Dobri Durov, ha ricoperto la carica di ministro della Difesa per 28 anni, per poi diventare uno dei “traghettatori” dello Stato alla democrazia dopo la caduta del comunismo. La professoressa, cristiana ortodossa, analizza per il Sir le prospettive future e il cammino della nazione balcanica verso Bruxelles. Ormai è certo: il 1° gennaio 2007, il suo Paese entrerà nell’Unione europea. La popolazione è favorevole a questa novità? Quali attese riponete nell’Ue? “Non è semplice rispondere con un ‘sì’ o un ‘no’. La classe politica, gli intellettuali, sono favorevoli all’ingresso nell’Unione, per il quale ci siamo preparati per anni. Ma tra la gente comune, che aspetta da tanto tempo, l’attesa è diventata fin troppo lunga e si respira aria di sfiducia. Credo che lo Stato e chi è impegnato nel campo della cultura e dell’informazione abbiano il compito di spiegare quali vantaggi ci attendono, così da convincere il popolo che aspettare non è stato inutile”. Si sente europea? “Certamente! Il mio lavoro e i miei studi mi hanno consentito di svolgere numerosi viaggi e permanenze all’estero. Ho coltivato rapporti di lavoro con colleghi in altri Paesi. Per me l’Europa è sempre stata una prospettiva e una realtà. Non però una semplice comunità economica, ma come una realtà, articolata, ricca di storia, di cultura, di tradizioni, di fedi religiose. Queste diversità che convivono costituiscono la ricchezza del continente”. I vostri giovani quale visione hanno dell’Europa comunitaria? “Io sto molto tra i giovani, in università. Vedo in loro una mentalità aperta, molte speranze, voglia di fare, di cambiare le cose. Però mi pare che abbiano timore di mettere in gioco la propria identità nel confronto con le altre nazioni. Vede, in Bulgaria dopo l’89 tutti volevano partire, andare altrove. Oggi non è più così. Emerge la convinzione che sia importante far crescere il proprio paese e realizzarsi a casa propria, trovando lavoro e costruendo una vita dignitosa. Questo è un messaggio molto positivo per il domani”. La Bulgaria è pronta al “grande passo”, all’ingresso ufficiale nell’Ue? “Per raggiungere questa meta abbiamo fatto molta strada, ma credo che ne abbiamo ancora da percorrere. Penso all’ambito giuridico, alla situazione economica… Dopo le elezioni di giugno, il mio Paese ha avuto un nuovo governo. Si è perso tempo per dar vita alla compagine ministeriale, ma ora l’esecutivo è al lavoro. Ebbene, occorre rimboccarsi le maniche e completare le riforme. Sono convinta che il nostro futuro europeo sia proprio nelle nostre mani”. Gli ultimi quindici anni hanno rappresentato una grande trasformazione per la Bulgaria. Quali gli elementi positivi e i problemi legati al passato? “Nel nostro Paese il sistema comunista non è stato duro come in altri Stati vicini o in Unione sovietica. Sono stata vice rettore dell’Università di Sofia tra il 1986 e il 1989: ogni anno duemilacinquecento tra docenti e studenti, andavano all’estero per motivi di studio e di formazione. Questi scambi erano importanti, una ‘finestra aperta’ per noi. Anche la religione ortodossa ha contribuito a mantenere salda l’identità nazionale. Insomma, noi bulgari eravamo per certi versi un’eccezione. Così nell’89 il passaggio graduale alla democrazia non è stato traumatico. Anche se non eravamo pronti a gestire la libertà, a realizzare la democrazia. Poi la transizione economica, con gravi difficoltà materiali. Oggi, forse, questa fase sta per concludersi e potrebbe aprirsi per la Bulgaria una nuova era di sviluppo. Anche con l’aiuto dell’Europa”. Ha parlato di religione, di cultura, di identità. Ritiene che questi elementi possano costituire un ruolo essenziale nel futuro della Bulgaria? “Direi proprio di sì. Ogni nazione ha bisogno di solide fondamenta culturali e spirituali. Le chiese e le comunità religiose hanno una parte importante nella vita di un popolo. Così come importanti a questo fine possono essere i contributi degli studiosi, degli scrittori, dei pittori, delle università. Anche il dialogo ecumenico è importante. Per tutto questo mi sento di guardare con fiducia al futuro della Bulgaria”.