L’allargamento dell’Unione europea non porterà un massiccio flusso di migranti. Questo il risultato dello studio “Migration trend in an enlarged Europe” redatto da H. Krieger per l’agenzia dell’Ue, Fondazione europea per il miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro, sulla base dei dati raccolti dalla Commissione. Il timore di un massiccio arrivo di lavoratori provenienti dai nuovi Stati dell’Ue non è fondato sulla base di quattro elementi. Anzitutto la maggior parte dei migranti sono già entrati nell’Unione prima dell’allargamento. Comunque la situazione demografica di questi Stati presenta un basso tasso di natalità che porterà nei prossimi 30-40 anni ad una diminuzione della popolazione e quindi dell’emigrazione. Inoltre, le risorse allocate per lo sviluppo economico porteranno scambi e flussi di investimenti stranieri tali da determinare vantaggi alle economie di questi Paesi con un arricchimento della popolazione. Infine, i lavoratori hanno dimostrato una bassa risposta alle possibilità offerte dalla libera circolazione e solo il 2% dei disoccupati è interessato a migrare. Lo studio ricorda che le precedenti esperienze di allargamento (con l’ingresso di Grecia, Spagna e Portogallo) non hanno avuto alcuna conseguenza negativa. Dimostrano invece un trend opposto e positivo i dati sui giovani europei che si muovono con il programma di studio Erasmus: dal 1987 al 2004 il numero degli studenti che hanno aderito è passato da 3.244 a 1.226.146.