diritto europeo" "

Una tutela "comune"” “

Libertà e sicurezza dopo gli attentati di Londra e Madrid” “

L’Era è l’Accademia di Diritto europeo (http://www.era.int) nata nel 1992 a Treviri con lo scopo di fornire ad avvocati, giudici, giuristi e studiosi di diritto una formazione che garantisse sempre la corretta interpretazione ed applicazione del diritto europeo. Già dal 1990 la Commissione europea, su sollecitazione del Parlamento, si era impegnata a investire risorse in un centro per la preparazione di giuristi al passo gli sviluppi del processo di integrazione europea, ma la prima proposta di creazione di un’Accademia che soddisfasse questa esigenza venne da Peter Caesar, ministro della Giustizia del Land Renania-Palatinato e da due parlamentari europei, Horst Langes e Willi Rothley. L’Accademia ha aperto una biblioteca specializzata in diritto europeo che contiene pubblicazioni su tutti i settori del diritto comunitario, senza tuttavia trascurare la prospettiva nazionale. Dal 1999 la biblioteca è diventata un Centro di documentazione europeo e da allora riceve tutte le pubblicazioni dell’Ue in francese, inglese e tedesco. L’accademia organizza anche convegni, come quello a Treviri il 15 e 16 settembre sul tema “Europa: ostacolo o opportunità per l’economia?”. “Gli stati dell’Unione europea dovranno probabilmente accettare l’erosione di alcune libertà civili se i loro cittadini devono essere tutelati dalla criminalità organizzata e dal terrorismo”, ha dichiarato Charles Clarke, ministro degli Interni britannico e attuale presidente del Consiglio dei ministri di giustizia dell’Unione europea, in un discorso tenuto al Parlamento europeo il 7 settembre scorso. I recenti attentati terroristici hanno innescato un vivace dibattito in tutta Europa sulla questione se sia possibile compromettere i diritti e le libertà dell’individuo per il bene comune. Tuttavia, come hanno appreso i partecipanti al terzo Forum dei Giuristi europei tenutosi a Ginevra dal 7 al 9 settembre, il dibattito adombra una questione più complessa su chi tutela i diritti fondamentali degli europei e il modo in cui questi diritti siano protetti. Le libertà fondamentali sono spesso garantite dalle costituzioni nazionali. A livello continentale, la Convenzione europea sui diritti umani viene spesso invocata a difesa dei diritti dell’individuo contro il potere dello Stato. E l’Unione europea ha il proprio Statuto dei diritti fondamentali, anche se la fine della Costituzione europea significa che questo statuto non è ancora del tutto vincolante. Queste diverse stratificazioni offrono agli Europei un certo grado di tutela dei diritti umani che è negato alla maggior parte degli altri esseri umani nel resto del mondo. Ma esse possono anche essere fuorvianti. Quale tribunale ha l’autorità di decidere quali diritti possano essere fatti valere da un individuo? E che succede se emergono conflitti tra i diritti nazionali, europei e pan-europei? Luzius Wildhaber e Vassilios Skouris, a capo della Corte europea per i diritti umani di Strasburgo e della Corte di diustizia europea del Lussemburgo, hanno rassicurato il Forum dei Giuristi che non c’è motivo di attrito tra le loro istituzioni a questo riguardo. Non è, tuttavia, difficile immaginare che sorgeranno problemi quando un giorno la Corte del Lussemburgo – la corte suprema dell’Unione europea – si troverà a giudicare casi riguardanti i diritti fondamentali. Di qui ad allora, l’Ue avrà aderito alla Convenzione europea sui diritti umani, per cui, qualora una parte civile si opponga ad una sentenza, questa potrà sempre fare ricorso a Strasburgo – e i giudici del Lussemburgo dovranno abituarsi a demandare la causa ad un’autorità giudiziaria ancora più alta. Ma ci servono davvero tutte queste diverse fonti e stratificazioni di tutela dei diritti fondamentali? Finché l’Europa rimane un’entità politica complessa che rispetta sia la diversità che i valori comuni, la risposta è sì. Questa molteplicità consente alle diverse tradizioni culturali di dare rilevanza ai vari diritti e alle varie libertà rafforzando nello stesso tempo i valori comuni, come la libertà di coscienza e di religione, che sono più tutelati in Europa che nella maggior parte degli altri Paesi. La tutela dei diritti fondamentali deve quindi essere coordinata, pur mantenendo la propria molteplicità. Senza un coordinamento, le variazioni regionali e i conflitti tra diverse sfere d’autorità demoliranno gradualmente i diritti di tutti gli europei. D’altro canto, la condivisione della responsabilità dei diritti fondamentali tra tribunali diversi e diverse fonti legislative garantisce di non poter facilmente erodere questi diritti ottenuti a caro prezzo. Perché, come ha riconosciuto l’inglese Clarke al Parlamento europeo, oggi l’equilibrio tra libertà e sicurezza in Europa non può essere stabilito da un unico governo, ma richiede un dibattito che coinvolga tutti i soggetti responsabili del retaggio comune dei diritti fondamentali d’Europa.