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Rischio d’isolamento” “

Il 25 settembre referendum sul libero ingresso dei lavoratori dell’Ue a 25″ “

Domenica 25 settembre la Svizzera si esprimerà, in un referendum, sull’allargamento della libera circolazione delle persone anche ai nuovi dieci Paesi entrati nell’Unione europea il 1 maggio del 2004. Una seconda votazione è, poi, prevista il 27 novembre su due quesiti referendari: la salvaguardia degli alimenti prodotti con sostanze manipolate geneticamente e l’apertura domenicale dei negozi in alcune zone di passaggio, come per esempio le stazioni. Della situazione riferisce Luigi Maffezzoli , giornalista a Lugano.LE MERCI MA NON LE PERSONE. L’idraulico polacco – il cui spettro ha fatto cadere la Costituzione europea in Francia e Olanda – sarà fermato anche alla frontiera elvetica? Se lo domandano in molti in Svizzera alla vigilia del referendum di domenica 25 settembre che chiamerà i cittadini ad esprimersi sull’allargamento della libera circolazione delle persone anche ai nuovi dieci membri dell’Ue: Polonia, Ungheria, Slovacchia, Repubblica Ceca, Slovenia, Estonia, Lettonia, Lituania, Malta e Cipro. La Svizzera – come è noto – non fa parte della Ue. E i suoi cittadini, che già hanno bocciato questa eventualità un paio di volte, sembrano non abbiano alcuna intenzione di entrarci per un bel po’. Il governo elvetico si è visto quindi costretto, per non rischiare il completo isolamento economico nel cuore del vecchio continente, a negoziare e firmare con l’Unione europea stessa una serie di trattati bilaterali, esattamente come se l’interlocutore fosse la Cina o gli Stati Uniti. Alcuni di questi trattati prevedono la libera circolazione delle merci o il trasporto aereo, gli appalti pubblici o l’agricoltura. Accordi che nel 2004, con l’allargamento dell’Europa dei Quindici agli altri dieci Paesi dell’Est, sono entrati in vigore automaticamente. Non così però per la libera circolazione delle persone. PERMESSI LIMITATI. L’accordo su questo tema firmato con la “vecchia” Europa permette dal 2002 ai cittadini elvetici di vivere e lavorare più facilmente nei quindici primi Paesi della Ue. La stessa cosa vale per i cittadini di questi Paesi che vogliono stabilirsi in Svizzera, a condizione di avere un posto di lavoro o sufficienti mezzi di sostentamento. Con tutti i limiti del caso, però. L’apertura del mercato del lavoro svizzero per i cittadini dell’Unione pre-allargamento è sottoposto fino al 2007 al contingentamento, grazie ad un numero limitato di permessi. Un po’ quello che avviene oggi anche in casa Ue tra Italia e Slovenia, tanto per fare un esempio. Ora si tratta di decidere, da parte dei cittadini svizzeri, se estendere questo trattato di libera circolazione delle persone anche al famoso idraulico polacco, o al muratore ceco, alla bidella lituana o al gessatore slovacco. Con limiti e contingenti ancora più stretti di quelli applicati agli italiani o ai francesi: il numero di permessi sarà infatti concesso ai nuovi in modo graduale fino al 2011, mentre fino al 2014 vige una clausola di salvaguardia: se l’immigrazione diventa invasione dei lavoratori dell’Est, la Svizzera potrà nuovamente limitare i permessi, e il Parlamento rossocrociato potrà decidere nel 2009 se mantenere o no in vigore l’accordo.DUE ALTRI REFERENDUM ENTRO L’ANNO. Pure se blindato, questo oggetto sarà dunque sottoposto a referendum popolare il 25 settembre. Con una destra nazionalista e antieuropeista preoccupata dell’invasione, e paradossalmente alleata ad una sinistra radicale che teme a sua volta lo sfruttamento salariale di lavoratori immigrati disposti a vendersi per un tozzo di pane col conseguente abbassamento delle retribuzioni anche ai lavoratori svizzeri, con buona pace delle conquiste salariali degli anni passati. A spingere in favore dell’approvazione invece, oltre naturalmente ai partiti di governo, gli imprenditori, gli industriali e i politici legati al mondo dell’economia che hanno subito fiutato l’affare, sostenendo a spada tratta l’allargamento. Un po’ perché possono sfruttare manodopera specializzata in settori dove magari in Svizzera c’è carenza. Un po’ perché si vedono spalancare le frontiere di Paesi che fino a qualche anno fa vivevano dell’economia di Stato e oggi sono in pieno vorticoso sviluppo grazie alla liberalizzazione dei mercati. Il risultato, alla vigilia della votazione, non è scontato. La percentuale dei favorevoli è scesa nelle ultime settimane dal 49 al 42%, con un 36% di contrari e una vasta fascia di indecisi che rasenta il 20%. Per i cittadini svizzeri si prospetta un nuovo ricorso alle urne il 27 novembre su due temi: la salvaguardia degli alimenti prodotti con sostanze manipolate geneticamente e l’apertura domenicale dei negozi in zone di forte passaggio, come le stazioni. Un argomento, quest’ultimo, su cui i vescovi svizzeri si sono già pronunciati con un no.