Pellegrini delle diocesi italiane di Udine e Gorizia, di quelle slovene di Lubiana, Maribor e Capodistria e di quelle austriache di Klagenfurt e Graz sono andati in pellegrinaggio con i loro vescovi e sacerdoti, il 3 settembre al santuario mariano di Monte Santo, Sveta Gora, appena al di là del confine italo-sloveno, alle spalle di Gorizia e Nova Gorica. Insieme hanno pregato (in friulano e latino, oltre che in italiano, sloveno e tedesco), per invocare nuove relazioni tra i popoli. Il Monte Santo è al centro di una vasta area che fu devastata dai combattimenti nella prima guerra mondiale (anche il santuario fu distrutto) e fu teatro di aspri scontri anche in occasione del secondo conflitto mondiale. “Su questo colle dove 90 anni fa i nostri fratelli si combatterono e morirono ha detto mons. Dino De Antoni, arcivescovo di Gorizia vogliamo chiedere a Dio Padre di rimettere i debiti di allora e di adesso e di darci la forza di perdonarci a vicenda”. “Nel corso dei secoli ha sottolineato l’arcivescovo Alojzij Uran (Lubiana) interessi politici e nazionali, in questo punto d’incontro di tre etnie e di quattro lingue, hanno provocato tensioni e addirittura conflitti bellici. La conseguenza è stata una tremenda divisione esteriore e nel cuore della gente, oltre alla tragica fine di migliaia di vite. Insieme con la gente ha sofferto anche la Chiesa”. “Siamo ancora diversi ha aggiunto mons. Uran – forse ancora di più che in passato, ma vorremmo che questa diversità possa significare ricchezza tra di noi”. L’arcivescovo di Udine, mons. Pietro Brollo, ha sottolineato come “la storia di oggi ci richiami ad essere tessitori di rapporti sempre più profondamente fraterni tra la nostra gente e tra i nostri popoli nella costruzione di un’Europa che possa veramente dirsi unita”. Mons. Alois Schwarz, vescovo di Klagenfurt, in Carinzia, ha raccomandato la partecipazione al banchetto eucaristico domenicale.