inghilterra e galles" "
Un ricerca nelle diocesi sulla fede in casa e sul dialogo con la Chiesa” “
Un progetto dal titolo “Listening 2004: my Family. My Church” (“Ascolto 2004: La mia famiglia. La mia Chiesa”). È durato un anno ed ha coinvolto tutte le diocesi di Inghilterra e Galles. Conversazioni, questionari, addirittura linee telefoniche dedicate per salvaguardare l’anonimato. Oltre 15 mila le famiglie contattate. Lo scopo: sondare in profondità come le famiglie guardano oggi a se stesse, al loro rapporto con la fede e la parrocchia ma soprattutto capire come vengono percepiti dai diretti interessati gli insegnamenti della Chiesa riguardo a tutti gli aspetti della vita familiare. Ne è uscito un volume di quattro capitoli. UNA CHIESA IN ASCOLTO. Dal rapporto della Chiesa inglese, emerge che la famiglia vive oggi “sotto una forte pressione”: scarsa condivisione dei valori cristiani nella società, difficoltà economiche, mancanza di tempo, sovraccarico di impegni. Si registra anche molta solitudine e riguardo agli insegnamenti della Chiesa, specie su divorzio e secondi matrimoni, molte famiglie chiedono “una maggiore generosità e accoglienza da parte della Chiesa”. Altri invece “più informazione e chiarezza”. Dall’indagine i vescovi hanno tratto una serie di sfide per il futuro: non ultimo l’invito a tutte le parrocchie ad essere “amiche delle famiglie” in tutte le stagioni e le situazioni della vita (sposati, vedovi, giovani single, divorziati, separati, coppie con e senza figli) offrendo loro comprensione e supporto, “aiuto in caso di bisogno” e luoghi di “amicizia e condivisione” in caso di solitudine. LA FAMIGLIA IN UN MONDO CHE CAMBIA. Una gran parte delle risposte hanno sottolineato la difficoltà delle famiglie cristiane a vivere in un mondo in cui i valori del cristianesimo non sono condivisi. In molti hanno evidenziato anche la difficoltà delle famiglie a “sopravvivere economicamente e ad arrivare alla fine del mese”. “Non c’è dubbio commentano gli estensori del Rapporto che questo problema ha un serio impatto sulla stabilità e sulla qualità dei rapporti”. A tutto questo, si aggiunge una totale mancanza di tempo per la coppia, in famiglie che sempre di più si disegnano “centrate sui figli”. Molte le storie di divorzi e seconde nozze tanto da dedicare al fenomeno un intero paragrafo del Rapporto. La famiglia è inoltre al centro di una vasta rete di comunicazione fatta di Internet, e-mail, cellulare, radio e Tv ma “paradossalmente più si qualificano i mezzi di comunicazione e più all’interno delle mure domestiche si potenzia la mancanza di comunicazione faccia a faccia tra i membri di una famiglia”. Non mancano nel Rapporto le ombre più oscure della vita familiare, quelle della violenza, della droga, dell’alcool e del disagio mentale che sono potute emergere soprattutto laddove è stato garantito all’interlocutore l’anonimato. LA FUGA DEI GIOVANI. Le famiglie intervistate hanno detto che la fede è “estremamente importante perché aiuta ad affrontare le difficoltà della vita a casa e nel mondo”. È così anche per i valori del cristianesimo. Il problema quasi unanime sta nel trasmettere tutto questo patrimonio alle giovani generazioni che “sembrano essere diventate impermeabili alla fede e alle proposte della Chiesa”. Il Rapporto li chiama la “Lost generation”. Molti genitori e nonni hanno lamentato la difficoltà a rispondere a domande su preghiera, Messa, pratiche religiose, questioni morali. I PRECETTI. L’insegnamento della Chiesa sulle questioni morali viene spesso percepito come “improprio” e questo accade soprattutto quando si parla di divorzio e sessualità. La sfida più grande sottolineata dal Rapporto è quella di far capire pienamente la “ricchezza” della visione cattolica e cristiana sulla famiglia “senza sminuirla in nessun modo” ma senza farla percepire come un “ideale irrealizzabile”. Le questioni legate alla sessualità e affrontate nel Rapporto coprono una vasta gamma di situazioni: matrimonio, convivenza, single e omosessualità. Alcuni lamentano una “scarsa comprensione” da parte della Chiesa. Altri raccontano di fratelli e figli che sono omosessuali. Altri ancora ritengono che “il celibato dei preti sia diventato irrealistico e non necessario”. E infine la contraccezione e il divieto dell’uso del preservativo che viene vissuto con “difficoltà dai genitori qualora il condom debba essere usato per prevenire malattie”. L’esclusione dei divorziati dall’Eucaristia è un’altra grande difficoltà sottolineata dalle famiglie perché viene percepita come “una mancanza di perdono e di misericordia da parte della Chiesa di Cristo”. Interpellati da queste risposte, i vescovi intendono mettere in atto “una migliore comunicazione per una più profonda comprensione dell’insegnamento della Chiesa nel campo del matrimonio e della vita familiare, a partire soprattutto dalla esperienza reale della famiglia”.