serbia e bulgaria" "

Terre di frontiera” “

XXVII settimana europea di studi della Fondazione Paolo VI” “

Sospese per secoli fra Bisanzio, l’Occidente e Mosca. Popoli che hanno conosciuto la missione evangelizzatrice dei santi Cirillo e Metodio, ma anche il giogo turco e, in anni recenti, i regimi comunisti. Il prossimo rendez-vous con la storia sarà con l’Ue… La XXVII Settimana europea di studi promossa dalla Fondazione Ambrosiana Paolo VI e dall’Università Cattolica di Milano è dedicata alla “Storia religiosa di Serbia e Bulgaria”. L’incontro che vedrà riuniti docenti e studiosi da tutto il continente, si terrà fra il 30 agosto e il 3 settembre. Da Cirillo e Metodio al dominio turco. Sante Graciotti, dell’Accademia dei Lincei di Roma, coordinatore scientifico dell’iniziativa, anticipa al Sir i temi che saranno affrontati durante il seminario. “Le attuali Serbia e Bulgaria si sono formate come nazioni all’interno del Commonwealth bizantino; la loro prima evangelizzazione avviene ad opera di missionari bizantini attorno al secolo VIII; ma la loro storia religiosa ed ecclesiastica esce alla luce con la comparsa dei Santi Cirillo e Metodio, nel secolo IX, provenienti dalla Macedonia bizantino-slava, la cui opera di evangelizzazione degli slavi, nella lingua locale, avrebbe dato importanti frutti nelle loro terre di origine”. Con la nascita attorno all’anno Mille di un primo impero bulgaro, poi riassorbito da Bisanzio, “comincia – chiarisce Graciotti – una staffetta politica e culturale tra Bulgaria e Serbia che vede la creazione di due imperi splendidi di vita politica, religiosa, letteraria e artistica, il cui influsso si diffonderà anche nel Balcano non slavo e nel resto della Slavia orientale, pure dopo la loro caduta sotto la dominazione turca alla fine del Trecento”. Il potere dei turchi segna per i due Paesi “un grado di sviluppo diverso e una crescente arretratezza, da cui la Serbia comincia ad uscire all’inizio del Settecento e la Bulgaria nella seconda metà dell’Ottocento”. Storici e studiosi da tutta Europa. Lo studioso intravede per Sofia e Belgrado “il compito di trovare una collocazione congeniale tra Costantinopoli, Mosca e le potenze occidentali, nello stesso tempo in cui essi devono affrontare il problema dei modelli culturali, sempre più secolarizzati, che vengono dall’Occidente”. Fra l’altro la Settimana affronterà “temi importanti per il cattolicesimo occidentale: i rapporti della Santa Sede con le due Chiese ortodosse di Serbia e Bulgaria, l’esistenza nei due Paesi di comunità e gerarchie cattoliche di rito romano e di rito greco, il dialogo interconfessionale”. Un rilievo particolare “sarà riservato alla storia della santità; quella dei monasteri dell’Athos, di Serbia e Kossovo, di Bulgaria e Macedonia; quella dei prìncipi e dei vescovi santi, quella dei martiri della fede”. Tra i relatori, principalmente storici: Aksinia Džurova (Università di Sofia), Gerhard Podskalsky (Hochschule Sankt Georgen, Francoforte), Tanja Subotin (Belgrado), Vasil Todorov Gyuzelev (Sofia), Christian Hannick (Würzburg), Darko Tanaskovic (ambasciatore di Serbia e Montenegro presso la Santa Sede), Kyrill Pavlikianov (Sofia), William R. Veder (Chicago).quel discorso del card. montini. Il direttore della Fondazione, Luciano Vaccaro, spiega che la settimana di studi (per informazioni: e-mail fapgazzada@tin.it) rientra in un progetto, nato alla fine degli anni Settanta, che intendeva “delineare un quadro complessivo della storia religiosa del nostro continente, attraverso l’approfondimento della storia delle singole nazioni e delle caratteristiche particolari dei diversi popoli”. L’idea prendeva avvio da una sollecitazione dell’allora arcivescovo di Milano, Giovanni Battista Montini, futuro Paolo VI, che nel 1958 pronunciò un discorso rimasto famoso e che oggi, in una delicata fase di stallo dell’Ue, conferma tutta la sua attualità: “Questa unione che sta delineandosi e che oscilla, a stagione a stagione, fra una conclusione che sembra felice e una delusione che sembra mortale – diceva Montini a proposito della neonata Cee -, è una unione fragile e precaria”; “ma il giorno che una circolazione di pensiero, di sangue e di amicizia, di una cultura comune, fonderà i diversi popoli che compongono questa Europa ancora così mal compaginata, una unità spirituale sarà fatta. Abbiamo bisogno che un’anima unica componga l’Europa, perché davvero la sua unità sia forte, sia coerente, sia cosciente e sia benefica”. Vent’anni dopo, nel 1979, prese avvio l’esperienza delle settimane di studio, sotto la guida di un convinto europeista , Henri Brugmans. “L’itinerario – aggiunge Vaccaro – è proseguito con momenti di studio su Germania, Francia e altre nazioni, alternando a Paesi e popoli dell’Est (area balcanica, Russia, Polonia, Paesi Baltici, Ungheria), quelli dell’Ovest, come Portogallo, Spagna, Inghilterra, popoli nordici, Austria, fino a Grecia e Irlanda”.