attentato a londra" "

L’Europa in silenzio” “

Ad una settimana dalla tragedia mentre si identificano i terroristi” “

Anche i leader cristiani e musulmani britannici hanno chiesto in un messaggio congiunto alle loro rispettive comunità di fede di tutta l’Inghilterra di riunirsi pubblicamente insieme per osservare due minuti di silenzio, giovedì 14 luglio, a mezzogiorno, esattamente una settimana dopo gli attacchi terroristici di Londra in cui hanno perso la vita 50 persone. L’iniziativa è stata promossa dall’organismo ecumenico “Churches together in Britain and Ireland” (che riunisce le più importanti chiese cristiane britanniche, cattolica, anglicana, protestante, ortodossa, pentecostali) e il Muslim Council of Britain. All’iniziativa hanno aderito i leader religiosi di Londra, le moschee, le chiese, i templi e i Gurdwara (luoghi di culto dei Sikh) anche di altre città inglesi. L’intento delle manifestazioni è stato “esprimere la più profonda solidarietà a coloro che hanno sofferto e alle loro famiglie” e ripetere che “nessun giusto fine può essere raggiunto con un uso così crudele ed indiscriminato del terrore”. “Non diamo giudizi affrettati”. “Sarebbe assolutamente sbagliato e inappropriato presumere oggi che quelle sezioni delle nostra società a cui appartenevano gli attentatori di Londra, siano esse stesse simpatizzanti dei terroristi o infamarle per azioni che hanno compiuto pochi e gente altamente criminale”. È l’accorato appello lanciato da mons. Arthur Roche, vescovo della diocesi di Leeds, la città inglese del West Yorkshire dove secondo le prime rivelazioni di Scotland Yard viveva uno dei quattro attentatori di Londra. Shahzad Tanweer, un ragazzo di 22 anni, nato e cresciuto a Leeds, figlio di un commerciante. Mons. Roche ha portato anche la sua solidarietà alla comunità islamica di Leeds. “Vivo proprio al centro dell’area dove tutta la polizia sta svolgendo le sue attività di investigazione – racconta – e ieri ero veramente sconcertato. I giovani che hanno perpetrato questi crimini sono persone irrazionali, che vivono nel buio. Il fatto che ci siano persone che nelle nostre comunità hanno chiaramente tramato per scopi terroristi, certo crea delle grandi difficoltà: quello che posso dire oggi alle persone è che bisogna fare attenzione, essere ragionevoli, non arrivare a conclusioni affrettate, non dare giudizi sommari sui nostri vicini di casa”. Il vescovo spiega l’appello lanciato alla città a favore delle comunità islamiche. “Non si possono fare su di loro delle esemplificazioni né possiamo gettare su di loro la vergogna per il fatto che questi terroristi erano stati reclutati nella loro comunità. Penso che gli inglesi saranno all’altezza della situazione e che ci saranno da parte della società risposte in questo senso. Questa mattina andrò per le strade di Leeds e visiterò la comunità islamica: voglio portare a loro la solidarietà della comunità cristiana ma voglio anche condividere il loro senso di sofferenza e pena in questo momento. Perché qui, nella nostra diocesi vive una grande comunità islamica, presente nella città di Bradford, a Leeds e a Dewsbury dove abbiamo il secondo centro teologico per l’Islam dopo quello di Teheran. È un’area molto importante”. GIOVANI MUSULMANI D’ITALIA:”UNA GRANDISSIMA TRISTEZZA”. ” È una grandissima tristezza perché non è possibile che un ragazzo di 22 anni possa compiere un simile atto. Ma deve essere chiaro e per questo ringraziamo Dio che non tutte le seconde generazioni sono così. È un grandissimo problema che noi come Giovani musulmani d’Italia stiamo cercando di affrontare”. A parlare è Osama al Saghir, presidente della Gmi, la sezione giovanile dell’Unione delle comunità islamiche in Italia (Ucoii). “Non riesco a capire – aggiunge – cosa può aver spinto un giovane verso simili derive. Penso di essere nella stessa situazione degli italiani di fronte a queste notizie. Sicuramente il ragazzo di Leeds non rappresenta la maggioranza e neanche la minoranza dei musulmani ma solo un caso particolare. Evidentemente non ha saputo trovare una sua identità”. Per Osama il problema va affrontato su un piano culturale di “vera integrazione”. “È vero che gli attentatori di Londra erano degli inglesi – spiega – ma lo erano solamente sulla carta. Credo che ciò di cui veramente abbiamo bisogno sia una vera integrazione sociale che deve essere accompagnata da una cultura e da un forte senso di cittadinanza e di appartenenza totale alla società europea”. Sul rischio di un reclutamento di giovani da parte di terroristi Osama afferma che “questo tipo di terrorismo è quasi impossibile da bloccare solo con misure di sicurezza e leggi speciali. Occorre attivare un processo culturale. Noi siamo pronti a collaborare”.