ECUMENISMO

La tunica e la rete” “

L’Instrumentum laboris del prossimo Sinodo dei vescovi (Roma, 2-23 ottobre 2005)” “

Non bisogna dimenticare che “l’Eucaristia rappresenta la meta ultima dell’impegno ecumenico, rivolto alla ricerca dell’unità della fede. In quanto meta dell’unità, è ben chiaro che la celebrazione non può essere lo strumento dell’unificazione. Finché non sia raggiunta l’unità della fede essa non può essere anticipata. Soltanto alla luce dell’unità, che l’Eucaristia presuppone e conferma, si può comprendere il senso della intercomunione”. È il “cuore” del messaggio che emerge dai paragrafi dedicati all’ecumenismo (nn. 85-87) dell’Instrumentum Laboris “Eucaristia: fonte e culmine della missione delle Chiesa” del Sinodo dei vescovi. Il testo – che farà da base ai lavori della XI Assemblea generale ordinaria – è stato presentato in Vaticano giovedì 7 luglio. L’invito è quello di “evitare due rischi opposti: le chiusure pregiudiziali e il relativismo. Trovare la giusta misura è condizione essenziale per mantenere una sana apertura e nello stesso tempo preservare la verità e la propria identità cattolica”. EuCARISTIA E UNITà. “Nella preghiera eucaristica, la Chiesa supplica Dio Onnipotente di concederle pure il dono dell’unità”. “Purtroppo, lungo la storia, il cristianesimo ha conosciuto dolorose divisioni in varie Chiese e comunità ecclesiali. Di fronte a tale peccato, che è sorgente di scandalo per il mondo, bisogna pregare ed operare affinché sia ricomposta l’unica tunica senza cuciture di Gesù e sia mantenuta integra la rete dei pescatori di uomini”. “L’ecumenismo è certamente un dono dello Spirito Santo ed una via inevitabile per la Chiesa”. CON LE CHIESE ORIENTALI. “In tale urgente e irrinunciabile opera, particolari rapporti esistono con quelle Chiese Orientali alle quali, pur in assenza di una piena comunione, la Chiesa cattolica riconosce la validità del sacramento dell’Eucaristia. Dunque, a certe condizioni, è permessa la comunione dei cattolici nelle menzionate Chiese, così come si accolgono i membri di esse all’Altare del Signore nella Chiesa cattolica, quando loro mancano di un sacerdote validamente ordinato”. NEGLI INCONTRI ECUMENICI. “Gli incontri ecumenici sono un’occasione privilegiata per far conoscere meglio la dottrina della Chiesa sull’Eucaristia e l’unità dei cristiani. Pur accettando con dolore le divisioni, che impediscono la comune partecipazione alla mensa del Signore, la Chiesa non smette di incoraggiare la preghiera perché ritornino i giorni della piena unità dei credenti in Cristo. Tuttavia, in alcune risposte ai Lineamenta si accenna al fatto che in tali incontri qualche volta manca la chiarezza nell’esporre la dottrina sull’Eucaristia da parte dei cattolici. Inoltre, mentre in certi casi si esclude deliberatamente questo sacramento durante le rispettive celebrazioni, in altri lo si include e si invitano tutti, senza alcuna distinzione, a ricevere la Comunione. Ci si lamenta anche di certi problemi sorti nei luoghi dove alcune comunità ecclesiali nate dalla Riforma fanno proselitismo tra gli immigrati, specialmente di lingua spagnola, rivolgendo inviti nei quali il loro servizio religioso viene chiamato non di rado ‘Messa’”. INTERCOMUNIONE: ESISTONO NORME PRECISE. “La divisione tra i cristiani è motivo di grande sofferenza. Lavorare per ristabilire la comunione con i fratelli separati, che non hanno la medesima comprensione di fede nella presenza di Cristo nell’Eucaristia, è una urgenza imprescindibile. A questo riguardo esistono norme canoniche precise, nonché un chiaro insegnamento del Magistero della Chiesa, che stimola a continuare nella ricerca dell’unità, pur rendendo sempre espliciti i motivi che impediscono la piena comunione e regolano la comunicazione in sacris“. ERRORI DA EVITARE. “Eppure, come accennano alcune risposte ai Lineamenta, vi sono casi di malinteso egualitarismo, che hanno portato a qualche errore. Infatti, molti pretendono di comunicare in sacris senza una comunione più alta a livello dottrinale ed ecclesiale. Tale attitudine sorprende in quanto sarebbe errato non appartenere alla comunità ecclesiale e voler ricevere la comunione eucaristica, che è invece segno dell’appartenenza; non accettare i Pastori e la dottrina e voler prendere parte ai sacramenti da essi celebrati. Questo modo di pensare deriva forse da una mancanza di chiarezza circa la differenza che c’è tra l’unità della Chiesa e l’unità del genere umano: la prima è segno e strumento della seconda che deve essere raggiunta”. QUALCHE POSSIBILITA’. “… In alcuni casi chi presiede la celebrazione eucaristica in una chiesa cattolica, quando vi partecipano persone non cattoliche, a volte le invita ad avvicinarsi all’altare per ricevere una benedizione e non la Comunione. È un modo simile alla distribuzione dell’ antidoron nel rito bizantino. In queste occasioni la dottrina cattolica circa la Comunione viene presentata senza compromessi ed osservata. Inoltre, in varie Nazioni gli incontri ecumenici si volgono nel contesto di celebrazioni della Parola, evitando ogni malinteso circa il sacramento dell’Eucaristia. Comunque, se i non cattolici o non cristiani dovessero partecipare alla Santa Messa, sarebbe assai utile fornirli di un libretto con spiegazioni essenziali della celebrazione affinché possano seguirne lo svolgimento”.