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Con il drappo bianco ” “

Il "simbolo della lotta contro la povertà nel mondo" ” “ha circondato l’emiciclo di Strasburgo ” “” “

Europa proiettata sulla scena mondiale in occasione del G8, ospitato nella cittadina scozzese di Gleneagles. Il padrone di casa, l’inglese Tony Blair , è anche il presidente di turno dell’Unione europea e negli ultimi mesi si è prodigato per dar voce a livello planetario ai problema degli approvvigionamenti idrici e della miseria africana. Accanto a lui, il presidente della Commissione Barroso e il presidente del Parlamento Borrell, per sottolineare il pieno coinvolgimento dell’Unione su questi fronti. Ue, cooperazione e “coscienza sporca”. In un vertice che ha posto all’ordine del giorno la povertà e l’inquinamento globali, l’Ue ha portato messaggi positivi: essa è infatti il primo organismo al mondo per quanto riguarda il sostegno alla cooperazione e agli aiuti umanitari, così come va rilevato l’impegno dei 25 a favore dell’approvazione e applicazione del Protocollo di Kyoto. La coscienza europea è invece tutt’altro che trasparente in merito al commercio internazionale e alla protezione della propria agricoltura: in questi casi le politiche comuni creano situazioni protezionistiche sfavorevoli alle produzioni dei paesi poveri. Peraltro al summit dei “grandi” della Terra l’Unione non è arrivata coesa: molte questioni interne agitano da tempo gli animi dei leader europei, a cominciare da Blair e dal presidente francese Jacques Chirac, che nelle scorse settimane hanno litigato su tutto (Costituzione, Prospettive finanziarie, futuro dell’Ue e persino sulla candidatura delle rispettive capitali a sede delle Olimpiadi 2012). Hanno invece portato a Gleneagles messaggi unitari José Manuel Barroso (“L’Europa può e deve fare di più per l’Africa”; “I leader europei si sono impegnati ad accrescere l’aiuto allo sviluppo di 20 miliardi di euro l’anno fino al 2010”) e Josep Borrell. Il presidente del Parlamento ha fatto circondare l’emiciclo di Strasburgo, che ha ospitato dal 4 al 7 luglio la seduta plenaria, con un drappo bianco, “simbolo della lotta contro la povertà nel mondo”. Essa, ha spiegato Borrell in apertura di sessione, “rappresenta l’obiettivo prioritario della politica di sviluppo dell’Unione”. L’Europa ha stanziato “per quest’anno 46 miliardi di euro a favore dello sviluppo. Tuttavia questo importo corrisponde al prezzo pagato da ogni cittadino europeo per una tazza di caffè a settimana”. L’Unione “si è però impegnata a portare a 66 miliardi di euro l’aiuto allo sviluppo entro cinque anni”. Al bando le aziende che sfruttano i minori. Per confermare questa “vocazione terzomondiale”, l’Europarlamento (in una sessione che si è occupata anche di euro, fondi regionali, Iraq e brevetti informatici), ha approvato una relazione, stesa dal deputato greco Manolis Mavrommatis, che mira a “combattere la miseria, ad accrescere l’impegno nella lotta contro il lavoro e le peggiori forme di sfruttamento infantile nei Paesi in via di sviluppo” e al “miglioramento dell’accesso all’istruzione”. Il deputato ha spiegato “che nel mondo lavorano 352 milioni di bambini”, in situazioni che influiscono pesantemente sulla salute e l’educazione, con danni “per lo sviluppo fisico, mentale, spirituale, morale o sociale”. La relazione “invita tutti gli Stati a procedere quanto prima alla ratifica e all’applicazione della Convenzione Onu sui diritti dell’infanzia” e a ratificare “le convenzioni 138 e 182 dell’Organizzazione internazionale del lavoro, in quanto qualsiasi altro atteggiamento sarebbe contrario alla Carta dei diritti fondamentali”. Nel testo si auspica “l’introduzione di un regime comunitario volto ad etichettare i prodotti con la dicitura ‘senza ricorso al lavoro minorile’, conforme alle norme internazionali dell’Organizzazione mondiale del commercio”. Soprattutto il Parlamento raccomanda alla Commissione “di indagare e identificare le società che utilizzano manodopera infantile e che tale elenco venga messo a disposizione degli importatori dell’Unione europea”. Microcredito e sostegno all’istruzione. Sul piano politico, invece, l’Ue dovrà, secondo il testo parlamentare, far valere il proprio ruolo di “principale donatore di assistenza allo sviluppo” verso Unesco, Unicef e Banca mondiale, “affinché siano delineate politiche per la tutela dei bambini, nonché a sostenere le misure richieste dall’Unicef per eliminare il lavoro infantile”. Il Parlamento affronta inoltre la più vasta questione delle violazioni dei diritti del bambino, e in particolare “il diritto alla salute, all’istruzione e all’alimentazione nonché alla protezione contro la violenza, lo sfruttamento e il maltrattamento”. All’Ue si chiede di designare un “inviato speciale” che si occupi dei bambini vittime di guerre, migrazioni, fame, siccità, disastri naturali o Aids. Medesima preoccupazione viene espressa “per le bambine e i bambini che sono oggetto di traffico di esseri umani”. Tra gli strumenti da sostenere nei Paesi poveri, il Parlamento Ue segnala il microcredito per accrescere il reddito delle famiglie e il sostegno all’istruzione primaria e secondaria.