cultura e storia" "

Il percorso continua” “

Le ragioni per cui l’Europa può superare gli ostacoli del momento” “” “

Si può scomodare persino Mark Twain per spiegare il nuovo impasse in cui è caduta l’Unione europea, dopo i falliti referenda in Francia e Paesi Bassi e lo stallo del Consiglio Ue di metà giugno. Cultura e storia, aiutando a chiarire origini e obiettivi dell’integrazione, possono indicare vie d’uscita percorribili per superare gli ostacoli del momento presente. Volgendo lo sguardo al passato… Il presidente della Commissione, José Manuel Durao Barroso, ricordando, lo scorso 4 giugno, il cinquantesimo della Conferenza di Messina (1-2 giugno 1955) che rilanciò la “costruzione europea” dopo il fallimento della Ced (Comunità europea di difesa), si è affidato al “padre” di Tom Sawyer per spiegare le ricorrenti crisi sulla via dell’integrazione: “La storia non si ripete, ma fa spesso rima”, osservava lo scrittore. Occorre comprendere – è questo l’insegnamento – gli errori del passato, senza scoraggiarsi di fronte alle ricorrenti difficoltà. Barroso ha sottolineato che “lo choc causato dal no francese alla Ced mezzo secolo fa è comparabile con quello di oggi alla Costituzione”. Eppure, “allora i politici non rinunciarono ai loro ideali europeisti”. Al contrario, “si rafforzò la convinzione che occorresse una reazione forte e rapida” con l’obiettivo di “realizzare un’Europa pacificata e prospera”. La “crisi della sedia vuota”. Da allora, e a cadenze pressoché regolari ogni dieci anni, la storia comunitaria è costellata di brusche frenate e di impensabili passi in avanti che hanno molto da insegnare all’Unione di oggi. Nel luglio 1965 ecco infatti un nuovo stop. Dinanzi ad alcune proposte della Commissione, presieduta dal tedesco Walther Hallstein, tendenti a creare “risorse proprie” di bilancio della Cee e a rafforzare i poteri del Parlamento di Strasburgo, la Francia di Charles De Gaulle (“eurotiepida”) abbandona tutti i tavoli di trattative e le riunioni mediante le quali viene decisa e guidata la politica comune. È la “crisi della sedia vuota”, che verrà superata alcuni mesi dopo mediante un accordo diplomatico sul voto a maggioranza, noto come “compromesso di Lussemburgo”. E le analogie con l’oggi non mancano… Novità alla metà degli anni ’70. Alla metà del decennio successivo, in piena recessione economica mondiale, la Cee deve affrontare nuovi ostacoli. La Gran Bretagna guidata da Harold Wilson, entrata nella Comunità da due anni, intende subito “rinegoziare” la sua presenza nella Cee: il solo modo per proseguire la stretta collaborazione tra Londra e le altre capitali è quella della trattativa politica e di un voto popolare che suggelli la volontà britannica nel senso dell’integrazione. Così nel giugno 1975, il 67% degli inglesi si esprime per rimanere nella “casa comune”. La Commissione può ora adottare un documento sull'”unione europea”, seguito da un ambizioso rapporto redatto dal premier belga Leo Tindemans: un testo privo di efficacia, ma che fa intravedere le linee di una più approfondita integrazione politica. La sfida di Jacques Delors. Il 1985 è, forse più di altri, un anno di svolta per la storia comunitaria. Appena entrata in carica, la Commissione presieduta dal francese Jacques Delors constata la necessità di porre mano ai Trattati Cee, per adeguarli alle esigenze che emergono da una Comunità più vasta (passata dai 6 Stati fondatori agli attuali 10 e in procinto di accoglierne altri due), che ha ampliato le sue competenze politiche. Nel giugno 1985 vede la luce il Libro bianco sul completamento del mercato interno, seguito dal Consiglio europeo di Milano del 28-29 giugno. In questo incontro al vertice – che ha tra i protagonisti personaggi del calibro di Helmut Kohl (Germania), Margaret Thatcher (Regno Unito) e François Mitterrand (Francia) – si decide la convocazione di una Conferenza intergovernativa che si occupi di unione economica e monetaria, di politica estera e di sicurezza comune. Seguirà, nel 1986, l’Atto unico, prima sostanziale riforma delle fondamenta comunitarie. Decennio di grandi novità. Un anno positivo in chiave europeista è invece il ’95. Il 1° gennaio Austria, Finlandia e Svezia entrano a far parte dell’Ue (che ha sostituito la Cee con il Trattato di Maastricht del 1992), che conta ora 15 “soci”. Dopo la caduta del muro di Berlino, diversi paesi avanzano domanda di adesione: si prepara una nuova Conferenza intergovernativa per l’apertura dei confini verso Est, mentre il Consiglio europeo di Madrid vara definitivamente il processo per l’adozione della moneta unica. Questa altalena storica conduce fino a oggi: la presidenza inglese di turno del Consiglio Ue, inaugurata il 1° luglio, deve chiarire se il 2005 sarà ricordato come un anno di fallimenti oppure di rilanci del processo comunitario.