prima pagina" "

La parola assente ” “” “

Ho letto una fiaba di Hans C. Andersen nei giorni in cui dalle urne referendarie della Francia e dall’Olanda usciva il “no” all’Europa; l’ho riletta pensando a Terry Schiavo e al referendum italiano sulla legge 40. La si può ripensare ascoltando le notizie sul Darfur o sulle vicende del Medio Oriente… La fiaba racconta di due bimbi, Kay e Gerda vittime della Regina delle Nevi che rinchiuse in un castello il piccolo Kay dopo averlo ferito, privato della vista e derubato della memoria. Il bambino sarebbe stato libero solo se avesse composto la parola “eternità” con dei cubetti di ghiaccio. Impresa praticamente impossibile in quelle condizioni. Le lacrime di Gerda riuscirono però a liberare Kay dal maleficio e insieme i due bambini scrissero la parola e riebbero la libertà. Come cambierebbero le cose se reimparassimo a scrivere la parola “eternità”?! Invece sembra che l’uomo contemporaneo sia prigioniero di un incantesimo che gli raggela gli occhi e il cuore, rendendolo cieco, incapace di riconoscere i volti, di uscire dai propri piccoli giochi che non portano a nulla. E forse anche chi – i credenti – dovrebbe aver scelto l’eternità e la libertà come misura della propria vita, di fatto poi vive imprigionato in se stesso a rischio di non essere più credibile quando propone nel contesto pubblico i propri ideali, modelli, posizioni. Così è stata persa la battaglia che voleva inserire la menzione a Dio e/o alle radici cristiane nel Trattato costituzionale; così falliscono gli inviti e i richiami alla pace nei momenti in cui tensioni e inimicizie trovano la loro soluzione nelle armi, così anche i richiami alla solidarietà, a stili di vita che rifiutano il consumismo e l’aggressione alle risorse naturali di fatto restano spesso retorica senza concrete e incisive scelte economiche e politiche su scala globale… In questi anni a venire L’Europa si troverà impegnata ad elaborare un nuovo modello di democrazia. Il “no” francese ed olandese al Trattato sono voce di un disagio e sono un richiamo ad approfondire la riflessione sull’Europa, sul suo significato e obiettivi, sul suo ruolo nell’ordine mondiale. Sarebbe un errore rialzare le barriere come risposta al timore (anche se di solito chi ha paura si barrica nella diffidenza, nell’aggressività e si chiude su se stesso). Ma è anche un errore perpetrare la retorica sui valori, sull’unità del nostro continente, sui vantaggi del vivere insieme, a meno che non si sappia fondare tutto ciò in modo credibile, a meno che non si riesca a dimostrare politicamente ed economicamente che le lacrime del mio amico, il suo interesse per me, possono avere un potere taumaturgico sulle mie chiusure e cecità. L’uomo moderno ha acquistato tante piccole libertà – di muoversi, di pensare, di scegliere, di comprare ciò che vuole, di trovare piccoli appagamenti quotidiani dei suoi desideri, di cambiare i propri amori e persino di fabbricarsi i figli su misura – ma non conosce e non sa vivere libertà più grandi: di accettare il diverso, di confrontarsi con la difficoltà, di affrontare la sofferenza e la morte, di cercare felicità più profonde e intaccabili. Forse perché non misura più il valore delle cose e del proprio essere con l’eternità.