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La Turchia è un Paese a stragrande maggioranza islamica e il 29 giugno non è festa. Tuttavia la Chiesa cattolica turca si ritroverà nei vari luoghi di culto per pregare per il Santo Padre, nel giorno in cui la chiesa di Roma festeggia i suoi Patroni, gli apostoli Pietro e Paolo. E come parte della Chiesa universale, anche quella turca si unirà alla raccolta dell’obolo di San Pietro. Ma c’è un’altra tradizione che dona a questa solennità un respiro ecumenico: la visita della delegazione del patriarcato ecumenico a Roma che ricambia quella della Santa Sede, il 30 novembre, festa di S.Andrea, patrono del patriarcato ecumenico. Nel “rapporto fraterno” tra gli apostoli Pietro e Andrea “la Chiesa di Roma e la Chiesa di Costantinopoli si sentono tra loro in modo speciale sorelle”. Lo ha ricordato bene Benedetto XVI, nel corso dell’udienza di mercoledì 14 giugno incentrata sulla figura di Andrea, “il primo degli Apostoli ad essere chiamato a seguire Gesù”. E proprio su questa base, ha detto il Papa “la liturgia della Chiesa bizantina lo onora con l’appellativo di Protóklitos, primo chiamato”. Parole che preannunciano la storica visita in Turchia del Pontefice il prossimo novembre (28-30) durante la quale i rapporti tra le due Chiese potranno rinsaldarsi ulteriormente. Sembra, ma la notizia attende conferma ufficiale, che nel corso del suo viaggio nel Paese della Mezzaluna, la Chiesa di Roma e il Patriarcato di Costantinopoli firmeranno una dichiarazione comune sull’unità dei cristiani. Un gesto che andrebbe ad aggiungersi a quelli storici di Paolo VI, che nel 1964, restituì le reliquie di sant’Andrea al Vescovo metropolita ortodosso della città di Patrasso (Grecia), dove secondo la tradizione l’Apostolo fu crocifisso, e l’abbraccio dello stesso Pontefice con il Patriarca Athenagoras I (7 dicembre 1965) che tolsero dalla memoria le sentenze di scomunica dell’anno 1054. Un altro “passo concreto” nel dialogo ecumenico è stato fatto recentemente ed è la riattivazione, dopo una pausa di cinque anni, della “Commissione mista internazionale per il Dialogo teologico tra la Chiesa cattolica e la Chiesa ortodossa nel suo insieme”, decisa nel settembre 2005, con la convocazione del “Comitato Misto di Coordinamento” della Commissione”. E altri passi avanti potranno essere fatti sull’onda della visita di Benedetto XVI utili a rinsaldare l’impegno comune delle Chiese nel campo della difesa della vita e della famiglia. In questi ambiti dall’Europa non arrivano segnali positivi. Non basta avere radici cristiane. Belgio, Olanda, Spagna, tanto per citare qualche Paese di tradizione cattolica, hanno adottato leggi che mirano ad indebolire istituti come il matrimonio e la famiglia. Per non parlare della recente approvazione da parte del Parlamento europeo del finanziamento della ricerca sulle cellule staminali embrionali. Un dialogo dal quale non può restare fuori la dimensione interreligiosa e dunque l’Islam.Un eventuale futuro ingresso della Turchia in Europa potrebbe dare ulteriore peso all’azione delle Chiese in questi ambiti. Il rispetto della famiglia, della vita sono ricchezze morali che questo Paese potrà portare in dote al Vecchio Continente. Papa Giovanni XXIII, nei suoi dieci anni di permanenza in Turchia, lo aveva ben compreso e nel suo “Giornale dell’anima” scrisse di amare i turchi e di essere convinto del loro posto nella civiltà.